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3 giugno 2012

La “semantica della dignità”: seminario di bioetica all’UniNa

“La semantica della dignità tra etica, bioetica e cittadinanza”: ecco l’incontro che si terrà il 4 e 5 giugno, a cura del Seminario Permanente di Etica Bioetica e Cittadinanza, presso l’Aula Convegni dell’Università Federico II (Palazzo degli uffici in via G. C. Cortese 29).

L’incontro si articolerà in due giornate, ciascuna delle quali composta da due sessioni con inizio fissato, rispettivamente, alle ore 9.30 e alle ore 15.00. A presiedere i lavori, Francesco Salvatore, presidente del CEINGE, Biotecnologie avanzate.

La prolusione spetterà alla professoressa  Emilia D’Antuono, del Dipartimento di Sociologia “Gino Germani” (Napoli, Federico II), responsabile scientifica dell’incontro.

Seguiranno i saluti del rettore dell’Università Federico II, Massimo Marrelli. Interverranno inoltre Mario Rusciano, presidente del Polo delle Scienze Umane e Sociali, Luciano Mayol, presidente del Polo delle Scienze e delle Tecnologie per la Vita, Lorenzo Chieffi, direttore del Centro Interuniversitario per la Ricerca Bioetica, Gianfranco Pecchinenda, preside della Facoltà di Sociologia, Gennaro Piccialli, preside della Facoltà di Scienze Biotecnologiche, Lucio De Giovanni, preside della Facoltà di Giurisprudenza.

L’incontro si concentrerà in particolare sul concetto di dignità umana e sui suoi legami con l’etica, la bioetica e i diritti civili.

Il problema ha animato il dibattito critico di grandi filosofi come Hans Jonas (Tecnica, medicina ed etica. Prassi del principio responsabilità, a cura di P. Becchi, Einaudi: Torino 1997) e Ernst-Wolfgang Böckenförde (Dignità umana e bioetica, a cura di P. Becchi, Morcelliana: Brescia 2009).

Ed era molto sentito già nella Germania del Grundgesetz (Legge Fondamentale, 1949:) “La dignità dell’uomo è intangibile. È dovere di ogni potere statale rispettarla e proteggerla“.

La Legge Fondamentale tedesca riconosce alla dignità umana la forza vincolante propria di un principio normativo. E nel cammino per l’affermazione di questo principio due tappe sono d’importanza capitale.

Nel 1989, la Conferenza generale dell’Unesco chiede di “studiare i modi per mettere in opera una consultazione permanente circa lo scambio di informazioni e i dati dell’esperienza a proposito dell’incidenza etica della scienza e della tecnologia contemporanea allo scopo di fare dell’Unesco un centro mondiale di informazione e documentazione su queste questioni, nel momento in cui progressi decisivi sono realizzati nelle scienze della vita e in particolare nell’ambito delle applicazioni mediche“.
Perciò il Comitato internazionale di bioetica (Cib) elabora una Dichiarazione in linea con i valori che animano l’operato dell’Unesco:
– la storia umana è stata sempre accompagnata da progressi scientifici che hanno orientato l’evoluzione delle civilizzazioni nel mondo;
– la scoperta del genoma umano s’iscrive nel corso della storia, costituendo un progresso per la conoscenza della specie umana;
– l’accelerazione dei cambiamenti indotti dall’applicazione della genetica suscita inquietudini e reazioni di rigetto (come nell’opinione pubblica è realmente, benché in parte, accaduto);
– la riflessione bioetica deve potersi dispiegare partendo dall’unica considerazione dei rischi che potrebbero attentare ai diritti dell’uomo.

Vengono quindi ribaditi i principi della ricerca bioetica: la valorizzazione della scienza e della ricerca scientifica, la libertà della ricerca come diritto fondamentale per il progresso dell’umanità (anche se la preminenza della sicurezza della salute umana e ambientale può apportare delle restrizioni a tale libertà); la protezione della persona umana, sotto il profilo dell’identità, della vita familiare, della volontarietà nelle decisioni nei confronti della diagnosi e della terapia (consenso informato), della solidarietà fra gli uomini; la salvaguardia della specie umana, nell’interesse delle generazioni future; l’educazione, la formazione e l’informazione al pubblico.

Si licenzia così un testo che promuove un equilibrio fra rispetto dei diritti e libertà fondamentali, da una parte, e libertà di ricerca dall’altra.
Nel frattempo si completa la compilazione della Convenzione sui diritti dell’uomo e la biomedicina, sottoposta alla firma dei Paesi europei a partire dal 7 aprile 1997, ad Oviedo.
La Convenzione espone la necessità di garantire protezione a ogni essere umano e integrità a ogni persona;  richiama il primato dell’uomo rispetto alla società e alla scienza, e il valore del “consenso” in ogni atto medico; afferma il divieto di commercializzazione del corpo umano, la tutela della vita privata per quanto concerne i dati sanitari, e il divieto di manipolazione genetica non terapeutica per la persona interessata; proclama il divieto di produrre embrioni umani a scopo di ricerca.

Molte questioni restano però ancora oggi irrisolte, come quelle legate all’assistenza nella fase terminale della vita. E incertezze restano nel dibattito sulla tutela della vita prenatale.

Non ultimo, nel novero delle questioni di bioetica è entrato anche il protocollo sul divieto di clonazione dell’essere umano, divenuto di scottante attualità in seguito all’esperimento di clonazione condotto sulla pecora Dolly.

 

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