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30 giugno 2012

L’alcool diventa immorale all’Università di Londra

Se l’alcool è immorale allora lo vietiamo nelle università! L’interdizione diventa realtà alla London Metropolitan University, all’interno della quale non sarà più possibile vendere e consumare alcoolici, dopo la proposta lanciata da Malcolm Gillies qualche settimana fa a un convegno sulla didattica a Manchester.

Per il momento il divieto riguarda solo alcune aree dell’istituto, ma l’annunciato intento di Gilles, vice-cancelliere della rinomata università londinese, è quello di ripulire l’intero campus dall’alcool. La motivazione di quest’ondata di proibizionismo risiede nel fatto che un quinto degli studenti della London Metropolitan University è di religione islamica.

«È un’esperienza immorale per un’alta percentuale dei nostri studenti», ha commentato Gilles, come riportato sul sito della BBC News, e ha continuato sostenendo che «dobbiamo ripensare il modo in cui soddisfare questo nuovo equilibrio del ventunesimo secolo».

Come ci si sarebbe aspettati, in tanti hanno reagito a questa presa di posizione, ma paradossalmente tra le varie voci contrarie che fanno eco alla notizia, troviamo anche quella di Murad Farooq, segretario generale del Consiglio Musulmano Britannico. Secondo il segretario, infatti, dalle migliaia di musulmani che frequentano l’università non era mai stata avanzata la richiesta di un divieto di alcoolici nei campus.

La decisione fa discutere per vari motivi: è abbastanza dubbia l’utilità di ‘purificare’ i banconi dei bar interni all’istituto quando, a meno di duecento metri da questi, si trovano altri sei pub dai quali i fiumi di birra possono scorrere copiosamente. Nonostante questo paradosso, il The Rocket Complex, uno dei due bar dell’università, a giorni smetterà di servire bevande alcoliche.

Alla notizia della de-alcolizzazione dell’istituto esultano le associazioni cattoliche e quelle che combattono l’abuso di alcool: «Ogni azione volta a limitare il consumo di alcol è da noi ben accetta», hanno detto Emily Robinson, di Campaign at Alcohol Concern, e Chris Sorek, di Drinkaware – come riferito da Il fatto quotidiano.

In effetti, se la motivazione di fondo del divieto fosse stata quella di combattere l’alcolismo tra i giovani, l’iniziativa sarebbe stata di gran lunga più lodevole. Peccato però che le dichiarazioni di Gilles hanno scatenato una guerra di proteste su tutti i fronti. In prima fila sulla linea dell’opposizione è anche il Daily Mail, che dalle pagine del suo giornale online lancia un profondo interrogativo: «Qual è il confine fra moralità e immoralità?»

Dall’altro lato si fanno sentire anche gli studenti musulmani, che in una lettera aperta al vice cancelliere, fanno sapere che «i recenti commenti in materia di alcool nei locali universitari, basati su motivi religiosi, sono un attacco ai valori della comunità musulmana e non». La lettera, pubblicata sul sito dell’Università e firmata dalla LMU – Islamic Society & Society musulmana sciita – continua sostenendo che una tale decisione, presa senza consultare gli studenti, provoca un effetto contrario a quello sperato.

Il divieto, fondato su un terreno religioso, rischia infatti di essere interpretato dagli studenti inglesi come un’aggressione da parte dei musulmani al loro stile di vita. Le osservazioni antidemocratiche di Gilles rischiano inoltre di creare delle tensioni interne al campus e fomentare l’odio verso le minoranze religiose.

Secondo la LMU, gli studenti musulmani sono stati utilizzati come capro espiatorio per giustificare l’imminente chiusura dei bar interni al campus, gestiti dall’università, perché poco redditizi. Un problema di business quindi, e non religioso, all’interno del quale il ‘fattore moralità’ c’entra veramente ben poco. L’ipotesi in questione viene anche confermata da un’affermazione riportata su Islamo Phobia Today: il dibattito ha avuto inizio proprio dopo la decisione di chiudere The Hub, l’altro bar del campus, anch’esso gestito dall’università.

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