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28 giugno 2012

Lavoro per i diversamente abili: ugualmente importante

Disabilità e lavoro possono sembrare due parole inconciliabili tra loro, invece sono una sintesi perfetta di efficienza, coraggio e voglia di vivere che troppo spesso  faticano a concretizzarsi nonostante leggi apposite.

In Italia il 66% delle persone con disabilità è disoccupata (disabili.com), pur con una legge che riservi loro circa 100mila posti di lavoro.
Il dato fornitoci indica che le aziende, causa anche un cattivo retaggio culturale, preferiscano pagare multe, piuttosto che assumere lavoratori che oltre ad avere un’ottima preparazione godano di vantaggi fiscali riconosciuti dallo Stato.

A conferma di ciò vi sono anche le parole del presidente dell’A.N.I.D.A. (Associazione Nazionale Italiana Diversamente Abili) Giuseppe Sannino che raggiunto telefonicamente ha spiegato come paradossalmente in un periodo di crisi del mercato del lavoro il diversamente abile se collocato nel posto giusto rappresenti un’importante risorsa sia per l’azienda, in quanto può usufruire di importanti sgravi fiscali, sia per lo stato che eviterebbe così di versare a quest’ultimo ormai inserito nel mondo del lavoro l’assegno sociale; purtroppo pur essendoci fondi regionali e nazionali, ha continuato a spiegare Giuseppe Sannino, manca la volontà politica di attuare progetti che permettano al disabile di andare oltre semplici forme di assistenzialismo a scapito di un vero e proprio inserimento sia sociale che lavorativo.

L’inserimento e l’integrazione dei diversamente abili o categorie protette sono tutelati dalla Legge 68/1999 e riguarda gli invalidi civili, gli invalidi del lavoro, i non vedenti, i sordomuti, gli invalidi di guerra, gli invalidi civili di guerra, gli invalidi per servizio; senza considerare che in mancanza di una normativa specifica ricevono tutela anche gli orfani ed i coniugi superstiti dei soggetti caduti per guerra, servizio o lavoro e dei profughi italiani rimpatriati (art. 18), nonché i soggetti individuati dalla Legge 23 novembre 1998, n. 407 (vittime del terrorismo e della criminalità organizzata).
Le aziende sono poi tenute ad assumere i lavoratori di tali categorie nella misura del 7% dei lavoratori occupati se assumono più di 50 dipendenti, 2 lavoratori da 36 a 50 dipendenti e 1 lavoratore da 15 a 35 dipendenti.

L’attuale riforma del mercato del lavoro prevede l’innalzamento della quota su cui calcolare il numero di posti riservati a lavoratori disabili, considerando tutti i lavoratori assunti con vincolo di subordinazione a fronte però di maggiore controlli riguardanti la sicurezza e le frodi.

Alcuni siti utili dove poter trovare sia informazioni di carattere generale che lavorativo sono disabiliabili, categorieprotette.it, jobdisabili o lavoroperdisabili.it.

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