• Google+
  • Commenta
30 giugno 2012

Quando si uccide per errore

Un bimbo di tre anni, è rimasto ucciso nei giorni scorsi nel napoletano : un colpo di pistola accidentalmente esploso dal suo papà, un uomo di 37enne incensurato, mentre stava maneggiando la propria pistola, legalmente detenuta, a quanto pare per uso sportivo.

Omicidio colposo, sembrerebbe da questa semplice ricostruzione dei fatti.

L’art. 589 del Codice Penale punisce con la reclusione da sei mesi a cinque anni chiunque cagiona per colpa la morte di una persona.

L’elemento caratterizzane di questa tipologia omicidiaria è la condotta dell’agente, che come testualmente richiede la norma in esame, deve ispirarsi alla colpa, così come definita dall’art. 43 c.p.

La colpa si manifesta non solo nell’inosservanza di obblighi imposti da leggi, regolamenti, ordini o discipline, ma anche in un comportamento negligente (senza accortezza), imprudente (senza cautela) o imperito (inettitudine o scarsa preparazione).
Invece, il fondamento della responsabilità per colpa per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline consiste nel fatto che dette sono finalizzate ad evitare eventi pregiudizievoli la cui variazione, per modifica della situazione che essa previene o per le esigenze che compone non comporta un mutamento della fattispecie incriminatrice, neanche sotto il profilo soggettivo, perché non mutano i criteri di imputazione soggettiva della colpa: è la regola storica che ha esaurito il suo compito al momento del fatto.

Altro elemento fondamentale è la prevedibilità dell’evento consistente, per la Suprema Corte “in un giudizio ripetuto nel tempo, che si fonda sulla costanza dell’esperienza, la quale mostri che ad una certa condotta, azione od omissione, segue sempre, e non eccezionalmente, un determinato evento di danno o di pericolo, di guisa che il fatto eccezionale non può essere il contenuto della prevedibilità” (Cass. sent. n. 2147/1997) .
Alla luce di tale parametro la colpa non può essere esclusa dall’esistenza di prassi pericolose, più o meno consolidate, nello svolgimento del tipo di attività da cui l’evento di danno è scaturito.

Ora appare evidente che il padre del bambino era ben consapevole che anche il solo maneggiare un’arma in casa, alla presenza del proprio bambino, avrebbe comportato ex se un pericolo palese. Esclusa, naturalmente, la volontarietà del fatto, non può non ravvisarsi nella sua condotta estrema negligenza ed imprudenza.

Una conseguenza tragica che lo punirà per tutta la vita a prescindere dai processi e dalle pene che gli verranno inflitte.

Google+
© Riproduzione Riservata