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6 luglio 2012

Himheros: sesso è civiltà!

Presentazione a Milano, nella sede dello IED, da parte degli allievi di design della prestigiosa scuola, del progetto Himheros. Il progetto riguarda la presentazione di modelli e disegni di oggetti di un futuro marketing ancora da scoprire, che si riesce ad intuire dal titolo del progetto stesso: la parola eros la fa da padrone. Non pensate però subito alla conclusione più ovvia e banalmente scontata.

Non si tratta affatto di una nuova linea di oggettistica da sexy shop da quattro soldi o più, e neanche di logistica per lupanari, nè tantomeno di aggeggi stimolatori per persone sole, anziane, o semplicemente inchiavicate (mi si passi il francesismo) obesamente davanti ad un social network a cercare l’anima gemella tra un’affacciata su you porn e l’altra.

C’è un nuovo concetto di sesso dietro ognuno di questi oggetti, talmente importante da non risultare neanche necessaria la descrizione di uno di essi a caso, e suoi eventuali utilizzi possibili. Parlo con i ragazzi che hanno realizzato il progetto, e mi dicono che sono partiti innanzitutto da un presupposto già di per se difficile per affrontare certi argomenti: erano undici perfetti sconosciuti che si sono ritrovati per realizzare questo progetto, a parlare da un giorno all’altro di sesso.

Parlano tra loro di quelle che sono state le loro personali esperienze nel settore, si confrontano anche nella multiculturità di queste esperienze in quanto all’interno del team realizzatore ci sono ragazzi e ragazze di qualunque nazione di questo mondo, ognuno di loro si impegna a portare un’immagine o un oggetto che gli ricordi il sesso in sè e per sè, e già qui i primi problemi: tutti portano (tranne gli indiani che portano mobili e lampade!) foto di tette e culi al vento.

Questo è il primo momento di crescita, il primo punto di accordo: i ragazzi si rendono conto di essere cresciuti in una realtà dove il sesso è proprio quell’affacciata su you porn di cui si parlava poc’anzi. Ma in essa smettono di riconoscersi, smattono di riconoscersi anche in quel sesso trasmesso dai media, in quelle pubblicità dove l’elemento sessuale è continuamente presente, dove il mettere un bel paio di tette in primo piano in una pubblicità per promuovere un qualunque prodotto, come mi fa notare uno di loro, è solo un modo per i pubblicitari di risolversi il problema di creare attenzione.

In verità in questa immersione di corpi sensuali completamente e continuamente in esposizione non si parla mai di sesso, di quello vero. Per loro il vero sesso è quello che si verifica nello scambio, nel contatto, materiale, fisico con l’altra persona. Proprio quello che non succede adesso secondo questi ragazzi.

Per loro adesso il sesso è diventata una sovrastruttura che serve come mezzo per altro, e non come una cosa stupenda, meravigliosa e così genuina da essere, nella sua assolutezza, fine a se stessa. Importante cornice a tutto questo la creazione da parte dei ragazzi di un nuovo dizionario del sesso: impossibile per loro parlare di sesso come rapporto autentico di contatto tra persone se si rimane nelle categorie di rapporti personali ereditate dalla vacchia generazione.

Prima si era amici, fidanzati, sposati, vedovi, amanti, cornuti. Adesso si flirta, si è trombamici, si parla di botta e via, concetti che con i vecchi termini dei rapporti umani non sono spiegabili, in pratica manca al vecchio modo di concepire i rapporti tra persone il lessico per spiegare i nuovi.

Tutto ciò però avrà un aspetto più che concreto: il progetto prevede come fine la realizzazione di oggetti appunto, creare un marchio, e un’attività economica attraverso la vendita di tali oggetti.

A questo punto mi sorge il dubbio provocatorio: come conciliare queste belle parole sul nuovo concetto di sesso fine a se stesso con la vendita di oggettistica per il sesso? Mi rispondono i ragazzi: “Non potremo mai vendere questi oggetti se la mentalità sul sesso rimane quella attuale, il nostro progetto è a lungo raggio, prevede innanzitutto la trasmissione di un messaggio, quello di ritornare al contatto reale nel sesso, solo così i nostri oggetti potranno uscire da questa provocazione, perchè non avranno più un fine commerciale ma un fine civile, in quanto non sono oggetti che ti fanno “fare sesso” ma oggetti che ti portano ad un più autentico concetto di esso”

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