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8 luglio 2012

Il futuro del fumetto è Pixar: perché e cosa sta cambiando

Il futuro del fumetto è Pixar
Il futuro del fumetto è Pixar

Il futuro del fumetto è Pixar

Si racconta che il futuro del fumetto sia nella Pixar: ma perché e cosa significa?

La Pixar sta all’animazione come la Apple al telefonino: sono il meglio che c’è sul mercato. Sono inarrivabili nelle tecniche di realizzazione, nella qualità della sceneggiatura, nella precisione “scenografica”, insomma un po’ in tutto 

Segue la Dreamworks.

Fatturano fantastiliardi, producono moltissimi film che vincono praticamente tutto quello che esiste nel campo dell’animazione, e a ragione: sono bellissimi.

Chi non ha pianto o voluto farlo- vi siete trattenuti solo perché di fianco c’era un imperturbabile bambino di  7 anni- durante i primi dieci minuti diUp? Chi non ha insistito per farsi prestare il figlio di un amico e rivedere Ratatouille  per la dodicesima volta?

I prodotti Pixar, dico solo Pixar per intenderci, hanno il sapore dei vecchi cartoon Disney ma sono incredibilmente più evoluti tecnicamente, o meglio dire tecnologicamente.

La differenza è che non possiamo più intuire il disegno, lo studio e il bozzetto che hanno dato vita a Wall-e. La sua genesi è talmente fitta di passaggi che quasi non si riesce a immaginare che quel piccolo robottino sia stato uno schizzo di bic nel salotto di un geniale americano in bermuda.

Il futuro del fumetto è Pixar: ma cosa significa e cosa sta succedendo? Ecco le novità

Abbiamo perso le tracce di quel tratto a matita che c’era nei vecchi cartoni, quelli che come spettri tornano sottoforma di cori allegrotti in nostalgici fine serata, e si chiamano l’uno con l’altro continuamente tanto che a volte è davvero rischioso addentrarsi in questo territorio: il pericolo  è quello di uscirne dopo tre ore stremati, nauseati e sgolati.

Con questo non penso che si stesse meglio quando si stava peggio, o che “non si fanno più i bei cartoni di un tempo”. Assolutamente. Mi sono accorta però di una tendenza, forse solo mia ma non credo, cioè quella di ritrovare anche quel sapore di grafite dove si vede una mano in trasparenza, e che ci immerge in un mondo straniante perché deliberatamente inverosimile, abitato da personaggi che a volte si muovono rigidi come burattini.

Un mondo dove esiste ancora l’errore, uno sbaglio da mano umana, un’ imprecisione che non solo accettiamo ma che addirittura fingiamo di non vedere per quel meccanismo meraviglioso che è la sospensione d’incredulità. Credo sia anche questo il motivo che mi spinge verso l’angolo dei fumetti, dove dò sempre uno sguardo allegraphic novels, non le compro mai perché costano davvero troppo ma il più delle volte le leggo direttamente e interamente sugli sgabellini firmati Feltrinelli.

I cambiamenti della che segano ill futuro del fumetto

Quest’eco dell’infanzia è pandemico, per esempio nell’Internazionale ormai esiste la rubrica fissa di graphic journalism e Gipi è una piccola star underground, mentre in Europa tra Satrapi, Dautremer e Lizard sono sempre di più gli artisti disegnatori.

In Italia segnalo Manuel Fior, e per dare un senso alla categorizzazione di questo post in “Film invisibili” consiglio il cartoon Chico Y Rita- Arrugas l’ho già caldeggiato qui!- l’ultimo lavoro di Fernando Trueba e Javier Mariscal. Una storia d’amore e musica tra Cuba e New York negli anni dell’apartheid americano e della rivoluzione del Che e Fidel.

Bellissima la colonna sonora, a sorpresa c’è anche Estrella Morente, e il gusto di un film pieno zeppo di “errori”.

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