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27 luglio 2012

Il trionfante

Ho avuto già occasione di scrivere in passato che stiamo vivendo un periodo storico interessante, anche se decisamente complesso, e sotto diversi punti di vista.Uno di questi riguarda certamente le considerazioni che attualmente i mass-media sembrano volerci proporre circa gli scopi per cui varrebbe la fatica di vivere.

Non mi sto riferendo a particolari format televisivi o ai banali programmi di intrattenimento serale (anche se questi ultimi manifestano altrettanti spunti di riflessione generale…), ma alla parte, secondo me più significativa, della programmazione televisiva contemporanea: gli spot pubblicitari.

In effetti, per essere sincero, accendo raramente la televisione e solo per vedere poche cose e fra queste la pubblicità, nella speranza che di settimana in settimana vi sia qualcosa di nuovo e per rendermi conto dei cambiamenti che avvengono e in quale direzione ci spingono gli esperti della comunicazione occulta.

Detto questo, mi sembra di notare che in tutti i canali televisivi, compresi quelli della TV digitale, emerga un dato inequivocabile e cioè che esiste in questo mondo Occidentale uno scopo comune, quasi oggettivo, cui dobbiamo mirare con tenacia: la conquista del successo, secondo tempi che non siano troppo lunghi, e l’affermazione della propria identità attraverso l’ostentazione del denaro.

Il denaro ed il successo sono gli elementi fondanti la nostra contemporanea vita occidentale, e penso purtroppo che lo siano anche per quella parte di Oriente che ha rinunciato a proporsi come il luogo di antica e rigeneratrice saggezza di vita.

E non solo questi due “fatti” della vita quotidiana sono tra loro indissolubilmente legati, ma per poterli raggiungere, almeno così come mi sembra di intuire, devono essere tra loro in un rapporto di reciproca veicolazione, ossia l’uno prepara all’altro e viceversa. In sostanza, chi ha successo ha anche denaro e tutti coloro che hanno denaro sono persone di successo.

Non voglio entrare in questa sede nel tema del successo, ossia ragionare su quello che possiamo intendere per successo, singolarmente e secondo prospettive anche diverse, perché non è questa la questione che vorrei porre.

Quello che qui mi interessa è invece richiamare la vostra attenzione sul risultato che tale associazione produce nelle nostre menti, e sui comportamenti che da tale risultato derivano, perché è proprio nelle nostre azioni quotidiane che si manifestano con maggiore forza i condizionamenti subliminali della pubblicità.

Ho la sensazione che il comportamento manifestato dalle persone “arrivate a questo tipo di successo” sia quello delle persone trionfanti, ossia quelle che dimostrano in loro il trionfo di uno stile di vita preciso, trionfo che non è da confondersi con quello che Bert Hellinger ritiene essere il successo.

Quest’ultimo possiede una dimensione sociale evidente, perché sono gli altri che attribuiscono una serie di meriti ad una persona che, proprio per questo, giunge al successo. Sono gli altri che riconoscono in lui oppure in lei una serie di qualità esistenziali tali da rendere la persona un punto di riferimento generale, un cosiddetto modello da imitare.

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Il trionfatore ha invece fatto terra bruciata attorno a sé, proprio perché per poter affermare la propria assoluta individualità crede di non aver bisogno di nessuno e che tutti, tranne lui, possono essere sostituiti oppure comprati. In questa situazione, coloro che sottostanno al trionfatore sono privi di volontà esistenziale, incapaci persino di reagire di fronte a manifestazioni di prepotenza, perché sono talmente annichiliti dalla personalità trionfante che non riescono più a trovare valide motivazioni per ribellarsi.

Ma il trionfatore, la figura che oggi rappresenta meglio gli individui che stanno dietro questa premeditata ed organizzata Terza Guerra Mondiale, quella economica che stiamo tutti vivendo, è quasi sempre solo, oppure si ritrova alla fine ad esserlo. Non potrebbe essere altrimenti, visto che la sua dinamica esistenziale è quella di sottomettere gli altri in nome del successo e del denaro!

E se, a forza di riprodurre questo atteggiamento, i soccombenti non riuscissero più ad essere tali, ossia si trovassero nelle condizioni di sentirsi degli zombi (quello che praticamente la crisi finanziaria intende produrre nelle nostre menti), senza volontà ma con un forte e crescente sentimento di aggressività, come potrebbero sopravvivere i trionfatori? Non potrebbero più trionfare su nessuno e dovrebbero cercare di ritornare ad essere uomini di successo, ossia uomini che mettono al servizio degli altri il proprio talento.

Bene, allora sta a noi togliere la spina a questi signori, ritrovando, nella semplice e normalissima vita quotidiana, i motivi per cui valga la pena faticare, scegliere e decidere circa il proprio destino, oltre il binomio successo-denaro.

Sarebbe sufficiente cominciare a dire (dunque a dimostrare facendo…) che vi sono alcune cose che non potranno mai essere ricompensate con il denaro, azioni e professioni che, pur pagate, non avranno mai un reale prezzo quantificabile, anche se retribuito in parte.

Vogliamo forse credere che sia possibile realizzare il binomio successo-denaro in un genitore, quando un giorno dovesse presentarci il conto del proprio impegno educativo?

Pensiamoci allora, e cominciamo a trattare la nostra vita e la nostra mente con la serietà che entrambe si meritano.

Alessandro Bertirotti

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