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4 luglio 2012

L’aspirina, il farmaco che combatte l’epatite B e C e previene il tumore al fegato

Farmaco tra i più diffusi e utilizzati, una scoperta della medicina pari forse a quella della penicillina, l’aspirina ha oggi anche una nuova proprietà benefica per l’organismo umano, combatte il tumore al fegato.

Da un recente studio condotto dall’IRCCS, Ospedale San Raffaele di Milano, in collaborazione con lo Scripps Research Institute di La Jolla in California, si è scoperto che il passepartout della nostra salute fisica, assunto in bassi dosaggi, previene l’insorgenza del tumore al fegato nei pazienti affetti da epatite virale cronica (circa 600mila nel mondo, quasi il 10% della popolazione).

L’equipe di scienziati che ha lavorato al progetto, sperimentato sui topi per il momento ma che non tarderà a essere sperimentato sull’uomo visto “l’anzianità” del medicinale, ha evidenziato come farmaci antiplasminici, quali aspirina e clopidogrel, riducono le possibilità di contrarre la malattia.

La ricerca è stata pubblicata su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) una delle più importanti riviste scientifiche internazionali ed è stata finanziata dall’Airc, Ministero della Salute, European Research Council, Giovanni Armenise – Harvard Foundation e National Institute of Health degli Stati Uniti.

Normalmente il sistema immunitario reagisce all’attacco dei virus dell’epatite B o C combattendo l’infezione ma allo stesso tempo causando danni al fegato. I virus non attaccano l’organismo direttamente, sono le cellule immunitarie che normalmente circolano nel sangue a causare il danno. I linfociti citotossici infatti hanno il compito di uccidere le cellule infettate dal virus, che però, in caso di epatite cronica virale, non è per niente un lavoro semplice. L’attacco al virus, da parte delle difese immunitarie,  non è in grado di eliminarlo in realtà e la conseguenza è un continuo presentarsi di blande malattie epatiche che nel corso degli anni portano alla comparsa di serie complicanze, come il tumore al fegato (carcinoma epatocellulare).

Di conseguenza, dopo aver scoperto che le piastrine partecipano attivamente al processo di danneggiamento del fegato, i ricercatori del San Raffaele hanno sperimentato l’effetto dei farmaci antipiastrinici dimostrando come la somministrazione orale di aspirina riduce nel fegato le concentrazioni di linfociti e la conseguente apparizione della patologia epatica, nonché il tumore.

A oggi i pazienti che ancora muoiono di carcinoma al fegato son più di un milione nel mondo, la terapia è basata su farmaci antivirali ai quali non tutti i malati reagiscono e ciò rende fondamentale mandare avanti la ricerca studiando nuove strategie .

 

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