• Google+
  • Commenta
25 luglio 2012

Le mani della ‘ndrangheta sulla Salerno-Reggio Calabria: estorsione aggravata

La Polizia di Stato ha eseguito in queste ore cinque ordinanze di custodia cautelare per altrettanti affiliati delle cosche calabresi operanti nella Locride accusati, tra i molteplici reati contestati, di estorsione aggravata relativamente ad alcuni lavori della Statale 106 Jonica.

Ancora una volta sono le illecite relazioni tra imprenditori e ‘ndranghetisti a dettar legge sui cantieri in perenne stasi della Salerno-Reggio Calabria.

L’estorsione è di certo la forma delittuale tipica dell’associazionismo mafioso posto che attraverso la sua attuazione meglio si realizza il potere intimidatorio e violento della criminalità organizzata.

Ai sensi dell’art. 629 commette il predetto reato ed è punito con la reclusione da cinque a dieci anni (e con la multa da euro 516 a euro 2.065) chiunque, mediante violenza o minaccia, costringendo taluno a fare o ad omettere qualche cosa, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno.

Attraverso detta disposizione il legislatore ha inteso fornire una duplice tutela giuridica: da una parte l’interesse pubblico della inviolabilità del patrimonio dall’altra la libertà personale; trattasi di un reato che si commette innanzi tutto con minaccia che pone il destinatario in una situazione di coartazione nella libera determinazione della volontà, in quanto si trova innanzi alla scelta di adempiere a quanto richiesto se non intende subire il male minacciato.

Secondo la Suprema Corte non è richiesto che la coartazione si realizzi soltanto delineando un male irreparabile alle persone o alle cose “essendo sufficiente la prospettazione di un male che in relazione alle circostanze che l’accompagnano sia tale da far sorgere nella vittima il timore di un concreto pregiudizio” (Cass. Sent. n. 15971/1990). Inoltre, la minaccia può essere diretta o indiretta configurandosi ogni volta che, relativamente alla personalità sopraffattrice dell’agente, alle circostanze ambientali, all’ingiustizia della pretesa, alla particolare situazione della vittima, quest’ultima debba doverne subire la volontà per evitare che si verifichi un più grave pericolo.

La violenza, sussistente in via cumulativa o alternativa con la minaccia, può estrinsecarsi sia in un atto fisico che in una sopraffazione di tipo morale o psicologico; ai fini della consumazione del reato di estorsione, non è necessario che il profitto sia stato materialmente realizzato, essendo sufficiente la mera disponibilità del bene acquisito attraverso la violenza o la minaccia.

La Cassazione, altresì, richiede per la configurabilità del profitto quale “ingiusto” che esso si fondi “su una pretesa non tutelata dall’ordinamento giuridico né in via diretta — quando, cioè, si riconosce al suo titolare il potere di farla valere in giudizio — né in via indiretta — quando, pur negandosi il potere di agire, si accordi il diritto di ritenere quanto spontaneamente sia stato adempiuto” (Cass. Sent. n.2460/1991)

Sotto il profilo psicologico è richiesta la volontà e la consapevolezza di usare violenza o minaccia al fine di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto;devono necessariamente considerarsi le concrete circostanze in cui l’azione è stata attuata, vale a dire quell’insieme di modalità di esecuzione dalle quale può desumersi l’approccio intellettivo e volitivo dell’agente.

L’estorsione contestata ai mafiosi nell’affaire della Salerno-Reggio Calabria è “aggravata” giacché si è realizzata con violenza o minaccia posta in essere da persona che fa parte di un’associazione di stampo mafioso o comunque nelle condizioni contemplate dall’art. 416bis c.p., il quale, com’è noto, disciplina e sanzione detto fenomeno criminale; in tal caso si assiste ad un aggravio di pena: della reclusione da sei a venti anni e della multa da euro 1.032 a euro 3.098.

L’ennesima notizia di indagini e arresti intorno ai lavori della Statale Jonica 106 mette in luce come da troppo tempo questa grande opera sia diventata esclusivamente il pretesto per ruberie, affari illeciti e deprecabili connivenze tra mondo imprenditoriale e mafia venendo meno la ratio originaria di collegare due città del Mezzogiorno, Taranto e Reggio Calabria, con innegabili vantaggi in termini economici per le regioni e popolazioni coinvolte.

Urge da tempo immemorabile un intervento più incisivo delle Istituzioni per porre fine definitivamente a questa prassi ormai consolidata di criminalità e spreco di denaro pubblico.
In definitiva, si è in attesa che si concretizzi una volta per tutte una specifica volontà politica e culturale che depotenzi il potere mafioso e lo espunga dalla società civile per un suo effettivo progresso morale ed economico.
Fonte foto:quotidiano.net

Google+
© Riproduzione Riservata

Copyright © 2004-2015 - Reg.Trib. Salerno n°1115 dal 23/09/2004 | CF: 95084570654 - P.IVA 01271180778

Magazine di informazione su Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro
Attualità, Tendenza, Arts and Entertainment, Appunti, Web TV e Web Radio con foto, immagini e video.
Tutto quello che cercavi e devi sapere sui giovani e sulla loro vita.

Redazioni | Scrivi al direttore | Contatti | Collabora | Vuoi fare pubblicità? | Normativa interna | Norme legali e privacy | Foto | Area riservata |

Per offrirti la migliore esperienza possible questo sito utilizza cookies.
Continuando la navigazione sul sito acconsenti al loro impiego in conformità della nostra Cookie Policy