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10 luglio 2012

Occhio che non vede…cuore grande!

Che sia talento, fortuna o semplicemente follia, non è ancora chiaro come faccia Laghat a realizzare performance vincenti e a stupire tutti coloro che seguono le sue competizioni atletiche. Castrone di nove anni è tutt’oggi uno dei maggiori soggetti, ai quali i riflettori puntano il proprio interesse e il proprio sguardo ammaliante. La caratteristica che però rende ancor più speciale questo cavallo è una sua peculiarità, che lo differenzia dalla gran parte dei suoi colleghi in pista. Laghat infatti è cieco, dopo che una patologia fungina attaccò in tenera età gli organi sensoriali deputati alla vista , compromettendo per sempre la sua carriera e la sua vita.

Ma a quanto pare, sia per il purosangue, sia per il suo allevatore e trainer, il problema non sembrava poi così insormontabile e invalidante, e con il susseguirsi degli allenamenti e delle vittorie, il cavallo dagli occhi di ghiaccio ha finalmente imposto la sua presenza nei campi gara e nelle classifiche delle corse più complesse. Che sia un cavallo “diverso” lo si capisce subito, ed è da notare come il suo entourage riesca ad assecondare e a capire ogni esigenza anche psicologica dell’atleta in questione.

Diversamente da tutti gli altri equini che normalmente competono a livello agonistico di qualsiasi disciplina, Laghat non vive in un box 3m x 3m, bensì in una ampia “capanna” dove è libero di muoversi, insieme ad un’altra cavalla che le tiene compagnia. Dopo l’allenamento mattutino infatti, il giovane purosangue può tranquillamente trascorrere la sua giornata all’interno di uno spazio ampio, a lui sicuramente familiare e quindi confortevole, ma soprattutto non isolato, ma a contatto con un suo simile( si ricorda infatti che i cavalli sono animali sociali, e necessitano per il loro benessere psicofisico, delle basilari relazioni con i loro individui della stessa specie).

Ma alla domanda: ma come fa ad orientarsi, a non sbattere o ad effettuare una banale curva in corsa… beh neanche il suo fantino riesce a darsi una risposta! Forse sarebbe ottimo visto la circostanza, cambiare obbligatoriamente punto di vista, Laghat vede il mondo con altri occhi grazie ai quali paradossalmente riesce anche ad essere un vincente; un vincente “diverso” tra la il resto di uguali, spinto dal talento e dal cuore che solo pochi riescono a mettere in campo, soprattutto nelle situazioni più critiche e difficili. E’ doveroso inoltre per onestà intellettuale, elogiare il suo proprietario e fantino Federico De Paola,  che ha creduto nel suo purosangue intraprendendo la strada più difficile e rischiosa, cioè quella del tentativo di portare avanti un’agonista cieco; e non quella più sbrigativa e sicura, cioè il mattatoio.

Sono rari i casi nei quali i principi economici di profitto non prendono il sopravvento sulla passione e verso l’intensissimo rapporto uomo/cavallo. Dopo le tante storie di violenze, abusi e vere e proprie torture inflitte ai sempre leali amici cavalli, ci consoliamo con il pensiero che ancora esistano storie straordinarie fatte da gente comuni ma speciali allo stesso tempo. Forse è arrivato il momento di chiudere i nostri occhi e cominciare a guardare con gli occhi di Laghat!

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