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10 luglio 2012

Occupazioni e proteste per cambiare la scuola

I tempi sono davvero cambiati: sono ormai tramontati gli anni in cui studenti ed insegnanti scendevano insieme nelle piazze italiane per difendere il diritto all’istruzione.

C’era un tempo in cui le occupazioni servivano a cambiare la scuola, a ribellarsi contro un sistema scolastico ormai obsoleto e c’erano ragazzi innamorati profondamente della cultura, capaci di lottare con tutte le loro forze in nome di quegli ideali, convinzioni e principi che avevano forgiato il loro carattere e temprato i loro spiriti.

Eroi del passato che hanno cambiato il destino della scuola impugnando in mano un libro vero, sono ormai cavalieri dimenticati. Combattevano senza l’uso di armi, con la sola forza delle loro parole, difendendosi con le loro idee, non tradendo mai i grandi uomini della storia che avevano nutrito le loro menti.

Tanto coraggio, tanto ardore, ma soprattutto tanta voglia di cambiare le cose, di farsi sentire, di poter decidere in prima persona della loro formazione culturale.

Ragazzi che non temevano certo le conseguenze delle loro azioni.

Erano gli anni in cui tutti i professori credevano profondamente nella loro missione di educatori e consacravano tutta la loro vita all’insegnamento, ai loro studenti, alla scuola.

Oggi le cose sono ben diverse: ragazzi parcheggiati nelle scuole in attesa che qualcosa di migliore si prospetti all’orizzonte, piani di studio superficiali, studenti identificati con numeri o matricole, docenti troppo impegnati ad esaltare il loro prestigio, genitori disinteressati alla formazione scolastica dei loro figli.

I ragazzi scendono nelle piazze per opporsi a riforme e modifiche inopportune, inadeguate, superficiali, ma spesso sono impreparati e non conoscono a fondo le ragioni dai cui dovrebbero essere mossi.

Si arriva in alcuni casi a gravi atti di violenza o di vandalismo ad opera di ragazzi che, approfittando di determinate occasioni, non fanno altro che attirare l’attenzione dei mass-media e dei giornali, i quali strumentalizzando a loro vantaggio le notizie distolgono l’attenzione dall’unico vero problema: la riforma scolastica-universitaria.

Il tutto si riduce, quindi, a pochi giorni di baldoria, singole proteste che restano casi isolati o che la maggior parte delle volte non vengono nemmeno considerate dai politici che, invece, dovrebbero tenerne conto e adoperarsi per venire incontro alle esigenze di studenti e insegnanti, quei pochi che ancora credono nel valore del loro ruolo.

Jean Jaurès ha detto: “Può esserci rivoluzione soltanto là dove c’è coscienza”.

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