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30 agosto 2012

Hollande e “l’affaire” Peugeot

Hollande
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Nella difficile congiuntura economica mondiale in cui si trovano i mercati, l’industria automobilistica non fa eccezione, e la storica casa costruttrice francese ricorre ai licenziamenti.

La forza lavoro dell’industria automobilistica francese, una delle più antiche insieme a quella italiana, conta circa 400 mila persone, che non significa soltanto 400 mila famiglie ma vuol dire anche un significativo numero di punti percentuali sul PIL nazionale.

Se si considera, poi, che da tempo i famosi marchi Peugeot e Citroën compongono una unica realtà economica fusa sotto il gruppo PSA (Peugeot-Citroën Societé Anonyme), si inizia a parlare di a parlare di fatturati annuali nell’ordine di decine di miliardi di euro e di una realtà che oltre i confini francesi è divenuta l’ottavo gruppo automobilistico mondiale (la sorella-concorrente Renault si colloca al quinto posto essendosi fusa con la giapponese Nissan).

Di fronte a numeri così grandi, è inevitabile che anche gli effetti negativi della crisi finanziaria globale si ripercuotano in modo proporzionale sui risultati di gruppi così mastodontici: questo, poi, a maggior ragione in un mercato, quello automobilistico, dove già da alcuni anni il segno meno è diventato la regola ed il segno più l’eccezione.

Ed infatti, in occasione della presentazione dei risultati del primo semestre 2012, il gruppo PSA ha annunciato il taglio di circa 8000 posti di lavoro, prevedendo di chiudere uno dei siti produttivi storici dell’azienda (quello di Aulnay-sous-Bois, comune alla periferia di Parigi noto per le rivolte delle banlieues del 2005) e ridimensionando l’organico dello stabilimento di Rennes, che scenderà da 5500 a circa 3800 dipendenti.

Il CEO del gruppo, Philippe Varin, ha dichiarato che l’entità e la durata della crisi si sono rivelate tali da rendere inevitabile una soluzione di questo tipo. Dall’altra parte c’è chi non ha mancato di sottolineare che pochi mesi fa, sostenendo la campagna elettorale di Nicolas Sarkozy, lo stesso Varin aveva assicurato che malgrado le difficoltà, fabbriche come quella di Aulnay non sarebbero state toccate.

Ad oggi la realtà è diversa: PSA stima una perdita netta complessiva di 800 milioni di euro nel 2012, dopo la contrazione di vendite pari a quasi il 50% registrata nel 2011. Ai più attenti, probabilmente, qualche sospetto era già venuto, quando a gennaio di quest’anno, nell’imminenza dell’inizio della stagione sportiva automobilistica, fece abbastanza scalpore l’annuncio del ritiro di Peugeot dal Campionato mondiale Endurance (il campionato all’interno del quale si disputa la 24 ore di Le Mans, considerata la competizione più importante al mondo per ogni costruttore); nella nota ufficiale si leggeva che Peugeot, dopo la felice partecipazione del 2011 (secondo posto assoluto alla 24 ore), non avrebbe proseguito nello sviluppo del nuovo modello ibrido da corsa (la Peugeot 908 HDI Hybrid4), intendendo concentrare i propri sforzi economici sui nuovi modelli di produzione in uscita nel corso dell’anno.

Dato il prestigio acquisito da PSA nelle competizioni sportive e considerata l’importanza mediatica del campionato Endurance, nel quale, più che in ogni altra serie, le case costruttrici sperimentano soluzioni all’avanguardia da riproporre, poi, nelle auto destinate alla produzione di massa, a pochi sfuggì che dietro la mossa del costruttore francese si nascondessero seri problemi di natura finanziaria.

E gli stessi problemi hanno addirittura portato PSA da un lato, a mettere in vendita la propria prestigiosissima sede di Avenue de La Grande Armée nel cuore parigino, per una cifra di poco superiore ai 245 milioni di euro, dall’altro a stringere una partnership con General Motors per condividere piattaforme produttive al di fuori della nazione.

Uno stillicidio di contromisure non proprio favorevole all’immagine del mercato industriale francese, tanto da far infuriare il neo ministro al Rilancio Produttivo Arnaud Montebourg, il quale dopo aver convocato il management di PSA ha chiesto chiarimenti sul piano di risanamento presentato dal costruttore, in particolare chiedendo come fosse possibile che in questo quadro di crisi, il maggiore azionista del gruppo (la famiglia Peugeot, rappresentata dal nipote del fondatore Thierry), abbia visto entrare nelle proprie casse 78 milioni di euro di dividendi nel solo 2011.

Proprio Montebourg, per il quale l’annunciato piano di licenziamenti di Peugeot non è sicuramente stato un buon biglietto da visita da mostrare ai sostenitori del nuovo governo socialista di Francois Hollande, è finito al centro di un duro attacco di Le Monde Dyplomatique, che attraverso la penna di Fréderic Lordon lo ha accusato di aver fatto finta di non vedere fin da subito il «calvario annunciato» di PSA come di altre aziende francesi, con il risultato di ritrovarsi in un punto di non ritorno accompagnato allo choc sociale della perdita del lavoro.

La risposta del governo francese è stata, va detto, piuttosto determinata e celere: alla fine di luglio il primo ministro Ayrault, dopo aver definito «inaccettabile» la chiusura della fabbrica di Aulnay, ha reso noto che in favore dell’acquisto di veicoli ibridi saranno immediatamente stanziati 150 milioni di euro, con lo scopo di far ripartire la filiera produttiva automobilistica e contenere gli effetti drastici di quello che da tempo è un calo lento e generalizzato delle vendite. Agli incentivi sulle immatricolazioni si aggiungeranno, a partire dalla prossima finanziaria, 350 milioni di euro per la ricerca nella produzione di veicoli ecologici di ultima generazione e altri 450 milioni di euro di finanziamenti destinati al riammodernamento dei siti produttivi per consentire ai produttori di ammortizzare le spese nell’adattare gli stabilimenti alle nuove tecnologie.

Dal canto suo, Philippe Varin si è subito affrettato a commentare come «eccellenti» le scelte del governo, ma la questione dei licenziamenti è ancora al vaglio del governo. Nel frattempo, migliaia di operai continuano a manifestare davanti ai cancelli di Aulnay, nella speranza che il presidente Hollande, che si è detto dalla parte dei lavoratori e che proprio nel giorno del suo insediamento scelse come auto presidenziale una fiammante ibrida di casa Citroën, possa approdare a scelte “eccellenti” anche per tutti loro.

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