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8 agosto 2012

Il bilinguismo rende i bambini più “smart”

E’ ormai cosa nota ai più che imparare una seconda lingua sia un compito molto più semplice per i bambini che non per gli adulti. Forse per l’elasticità mentale di chi ancora non ha accumulato troppe nozioni, o forse per una questione puramente anagrafica, essere bambini facilita di gran lunga l’apprendimento di una lingua che non sia quella madre.

La cosa, senza dubbio già positiva in sé, apporterebbe ulteriori vantaggi ai bebè poliglotti.

Una ricerca diretta e ideata dalla docente dell’Ateneo cagliaritano, Marinella Parisi, e condotta dal Dottor Fraser Lauchlan dell’Università di Strathclyde- Glasgow, afferma infatti che nel problem- solving e nel pensiero creativo le capacità dei bambini bilingui superano quelle dei bambini che parlano solo una lingua.

Il test ha preso a campione un gruppo di scolari scozzesi, la metà dei quali parlava solo inglese mentre l’altra metà inglese e gaelico, e un gruppo di studenti della scuola primaria della regione Sardegna, metà dei quali parlava solo italiano e l’altra metà sia italiano che sardo.

In tutto sono stati studiati 121 bambini dell’età di nove anni, 62 di questi bilingue. I test consistevano nel riprodurre modelli di blocchi colorati, ripetere oralmente una serie di numeri, risolvere problemi aritmetici e così via.

I risultati- reperibili nell’articolo scientifico “Bilingualism in Sardinia and Scotland: Exploring the cognitive benefits of speaking a ‘minority’ language”, pubblicato dall’International Journal of Bilingualism lo scorso 16 aprile-hanno confermato che i bambini bilingui hanno svolto i problemi in modo più brillante della categoria monolingue.

Il successo dei bilingui sui monolingui dipenderebbe dalla necessità di prontezza mentale che serve per passare da una lingua a un’altra, questo allenamento svilupperebbe anche altre competenze, utili in molti altri tipi di lavori e esercizi mnemonici.

Una bella rivincita per i cultori della lingua sarda che fino a poco tempo fa hanno ricevuto dalla Cassazione una sentenza che definiva la lingua sarda “non lingua madre ma forma linguistica dialettale”, e, nonostante la ricerca abbia verificato risultati migliori nei bambini di Glasgow che in quelli dell’isola nostrana, la differenza trova giustificazione nel fatto che il gaelico non è soltanto una lingua parlata all’interno della cerchia familiare ma bensì una seconda lingua che si insegna anche nelle scuole, al contrario del sardo.

In un intervento il Dottor Lauchlan ha spiegato che : “Nonostante perduri il pregiudizio di chi teme che il bilinguismo possa essere fonte di confusione nell’apprendimento delle lingue, e quindi sia potenzialmente dannoso, lo studio ha scoperto che ci sono benefici dimostrabili, non solo nel linguaggio, ma anche in aritmetica, nel problem solving e nel pensare in modo creativo. Abbiamo anche valutato il vocabolario dei bambini, non tanto per la conoscenza delle parole bensì per il grado di loro comprensione: ancora una volta, c’era una netta differenza nel livello e nella ricchezza di dettaglio nella descrizione dei significati a favore degli alunni con doppia lingua”. In ultimo il ricercatore scozzese: “Abbiamo anche trovato che questi alunni avevano un’attitudine per l’attenzione selettiva, cioè l’abilità di identificare e concentrarsi sulle informazioni più importanti, che potrebbe derivare proprio dal fenomeno del ’code-switching’, la capacità di alternanza linguistica e di pensare in due lingue diverse“.

 

Immagine tratta dal sito “comitatogenitorimarconi.it”

 

 

 

 

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