• Google+
  • Commenta
9 agosto 2012

Il Nurburgring in bancarotta, quando la leggenda si arrende alla crisi

Per tutti gli appassionati di automobilismo (sportivo e non) il nome del Nurburgring evoca scenari da sogno, specialmente quando ci si riferisce al “vecchio” circuito, chiamato Nordschleife: 20 chilometri e 832 metri di tracciato, 73 curve immerse in un enorme foresta di cui due paraboliche, saliscendi da brivido, rettilinei mozzafiato, ogni genere di sollecitazione possibile per l’auto e per il pilota e tanto, tanto pelo sullo stomaco necessario per arrivare in fondo.

Basta andare su YouTube e digitare “Nordschleife” per capire che da quando venne inaugurato, nel 1927, il tracciato ha subito preso il proprio posto in prima fila nella leggenda delle corse. Percorrendo virtualmente ogni passaggio del circuito si ha subito la sensazione di essere di fronte a qualcosa di diverso da un autodromo qualunque, dove le curve sono dieci al massimo e si ripetono velocemente giro dopo giro, fino a diventare, in qualche caso, “noiose”.

Nel caso del Nurburgring questo non accade: una volta iniziato il giro ci si addentra in un viaggio che è una sfida e già alla prima “staccata” si è catturati dalla magia con cui ogni metro di quell’asfalto accompagna chi sta al volante, tenendolo senza fiato fino alla fine, facendogli sentire che per quanto bravi si possa essere sulle quattro ruote, ci si sta misurando con qualcosa di temibile, tanto temibile che l’ex campione di F1 Jackie Stewart lo ribattezzò The Green Hell, dichiarando poi: “When I left home for the German Grand Prix I always used to pause at the end of the driveway and take a long look back. I was never sure I’d come home again” (Quando andavo via da casa per disputare il Gran Premio di Germania di solito mi giravo sempre alla fine della strada e guardavo a lungo indietro. Non ero mai sicuro del fatto che sarei tornato nuovamente a casa, ndr).

Il Nurburgring, come il Circuit de La Sarthe dove si disputa la altrettanto leggendaria 24 ore di Le Mans, o come il Daytona Speedway, icona delle gare endurance di oltre oceano, è uno di quei tracciati dove ogni singolo centimetro che si percorre accelerando, frenando, sterzando o sbandando è stato teatro di un pezzo di storia dell’automobilismo.

Come in ogni storia, anche il Nurburgring, certo, ha dato il suo contributo a momenti tragici del mondo delle gare, come l’incidente che quasi costò la vita a Niki Lauda nel 1976, nel quale per una banale sbandata della sua Ferrari 312 T2, il pilota austriaco andò a schiantarsi contro i muretti ad una velocità superiore ai 180 km/h con la parte posteriore della monoposto che si incendiò all’istante, lasciandolo svenuto nel cockpit. In quel caso furono i colleghi di Lauda, tra i quali l’italiano Arturo Merzario, a fermarsi e tirarlo fuori ancora vivo ma già sfigurato nel volto per le ustioni.

L’incidente innescò enormi polemiche per la sicurezza di circuiti così veloci e così pericolosi, dove l’estensione chilometrica del circuito rendeva evidentemente difficoltosa l’operatività dei soccorsi e dei controlli in pista (all’epoca non era prevista la dislocazione di commissari di percorso lungo tutto l’autodromo, ma solo in alcuni punti ritenuti critici). L’esito delle polemiche fu l’abbandono definitivo del circuito da parte della Formula 1 che, da quell’anno, si spostò sul tracciato di Hockenheim.

Sulla pista del Nordschleife (“anello Nord”) si continuò a correre con altre categorie, mentre il fascino, se vogliamo anche maledetto, del circuito, è rimasto intatto. Le centinaia di milioni di appassionati di tutto il mondo che ci hanno messo piede hanno continuato negli anni a lasciare il loro pensiero, il loro tifo, scritto con la vernice bianca o colorata sull’asfalto di ogni curva e di ogni rettilineo.

Negli ultimi tempi, il circuito è diventato un punto di riferimento per le case automobilistiche di tutto il mondo, che, grazie alle sue caratteristiche uniche, lo utilizzano come test track per i modelli che andranno in produzione o come benchmark per provare i miglioramenti di vetture particolarmente “estreme”.

La Ferrari, ad esempio, nel 2010 ha fatto registrare il record del circuito con il pilota-collaudatore bolognese Raffaele De Simone alla guida della “mostruosa” 599XX, una serie super limitata per pochi milionari derivata da un modello di serie. Lo stesso record infranto l’anno successivo dalla Pagani, che al Nurburgring ha voluto sciogliere i 750 cavalli della Zonda R.

Altre case hanno saputo interpretare, invece, il richiamo fortissimo del tracciato rispetto agli appassionati: BMW, ad esempio, ha installato all’interno della pista una flotta dei suoi modelli più sportivi che, guidati da piloti professionisti (tra questi la famosa Sabine Schmitz, oggi pilota Porsche), fanno da “taxi” per un giro da brivido sul percorso. Il successo dell’iniziativa è tale che da dieci anni i biglietti disponibili (limtati) per farsi scarrozzare a 300 all’ora nei 20 km di leggenda asfaltata sono tutti puntualmente prenotati (per informazioni).

L’entusiasmo delle case costruttrici, peraltro, ha permesso anche che si tornassero a disputare competizioni storiche come la 24 ore del Nurburgring, che quest’anno si è disputata a maggio e ha fatto registrare il boom di presenze di iscritti e di spettatori.

Tutto ciò, fino a quando pochi giorni fa, le principali agenzie di stampa internazionale hanno reso noto che la società che gestisce il circuito è prossima all’insolvenza, sul punto di dichiarare lo stato di bancarotta per debiti insoluti pari a più di 300 milioni di euro. Come è possibile che un luogo sacro del motorsport mondiale così seguito e frequentato sia finito, è il caso di dirlo, “al verde”?

A spiegare bene la vicenda nei suoi tratti essenziali è Mike Frison, appassionato giornalista nativo di Mayen e cresciuto vicino al circuito, al quale ha dedicato la propria attenzione sia come tifoso che come driver e, ad oggi, come cronista-osservatore del ciclone finanziario che sembra aver travolto la pista.

Frison, fondatore del sito 20832.com, dedicato alla storia agonistica del Nurburgring e promotore della campagna Save The Ring, che raccoglie adesioni perché il tracciato non sia costretto a chiudere i battenti, spiega che l’impianto della pista è sempre stato di proprietà pubblica, più precisamente del governo della Renania-Palatinato, la regione dove sorge “il Ring”.

Una decina di anni fa la proprietà pubblica decide di affittare la gestione dell’enorme impianto (nel frattempo a fianco al vecchio tracciato ne è stato costruito uno nuovo di poche curve che ospita, ad oggi, la Formula 1 ) a dei privati senza esperienza nel mondo dell’automobilismo sportivo: i nuovi gestori, forti delle proprie idee, decidono di stravolgere il concetto di autodromo e di costruire un gigantesco parco tematico con hotel, centri congressi, cinema, centri commerciali, e strutture varie con un costo prossimo ai 200 milioni di euro, un complesso di opere che poco hanno a che vedere con auto da corsa e gare, tanto da essere ribattezzato dallo stesso Frison come “Nuro-Disney”.

Secondo il giornalista, proprio la costruzione delle nuove strabordanti infrastrutture starebbe al centro dell’indebitamento eccessivo da parte della gestione del circuito: un investimento che non ha prodotto nessuno dei risultati sperati, ma solo un aumento vertiginoso delle spese di gestione da parte della società Nurburgring Gmbh, che naturalmente non ha più corrisposto regolarmente alla proprietà (pubblica) l’ammontare degli “affitti”.

Come se non bastasse, nella costruzione di “Nuro-Disney”, secondo quanto riportato da Frison, sarebbero finiti anche diversi milioni di euro provenienti dal governo regionale, quindi soldi sostanzialmente statali, cosa che ha fatto infuriare buona parte dell’opinione pubblica tedesca.

Dopo aver fatto il giro del mondo, la notizia è arrivata all’attenzione della persona che più di ogni altro individuo avrebbe interesse a salvare l’impianto del circuito, vale a dire il patron della F1, Mr. Bernie Ecclestone. Il milionario inglese non solo si è affrettato a dichiarare che la situazione del Nurburgring va salvaguardata, ma ha anche specificato che gli accordi con i gestori per disputare il GP di Germania nel 2013 erano già stati presi (il che, in parole povere, significa fideiussioni incassate, contratti con gli sponsor firmati, e tanti milioni di dollari che volano da una banca all’altra).

Magia delle magie, neanche fossimo nell’ultimo episodio di Harry Potter, il giorno successivo alle dichiarazioni di Ecclestone il governatore della Renania-Palatinato ha fatto capolino in una conferenza stampa rassicurando tutti sul fatto che ci sarebbero state “buone probabilità” sull’arrivo imminente di una garanzia di liquidità pubblica per far ottenere ai gestori indebitati il prestito necessario a coprire la voragine finanziaria.

Come nei migliori copioni, però, non poteva andare tutto liscio e l’incantesimo sembra svanire: è di oggi, infatti, la notizia secondo la quale il capo della divisione Automotive di Nurburgring Gmbh avrebbe ammesso che l’autodromo, attualmente, non è in grado di sostenere il costo della “tassa” da pagare per…ospitare la Formula 1 il prossimo anno. Potrebbe scappare una risata amara: non si capisce, infatti, se Mr. Ecclestone avesse capito male o se, a questo punto, gli fossero state date garanzie non proprio autentiche. Del resto Frison già due anni fa, da blogger ospite su Jalopnik.com (un sito imperdibile per gli appassionati di auto) denunciava come la società che gestisce il tracciato mentisse anche sul numero di incassi e di spettatori in visita, diffondendo al pubblico cifre di 3-4 volte superiori.

Il cielo sopra il Nurburgring sembra annuvolarsi sempre di più invece di rischiarare, e i presagi di un temporale ci sono tutti: stando a quanto si legge in rete, infatti, in queste ore la Commissione Europea sta avviando un’istruttoria nei confronti del Land della Renania-Palatinato per verificare la conformità alle norme europee degli aiuti statali concessi in modo così “disinvolto” al tracciato.

Se l’UE dovesse censurare il comportamento del governo regionale tedesco, questo significherebbe altri guai e sicuramente una sanzione non leggera, con un peggioramento della situazione che non promette niente di buono.

Gli appassionati di motori ricorderanno che una vicenda simile fu alla base del periodo nero dell’Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola: sopravvissuto alla morte di Ayrton Senna nel 1994, il circuito venne modificato per ragioni di sicurezza ma nel 2006, a causa della forte esposizione debitoria della società che lo gestiva, la SAGIS, vide l’esclusione dal successivo calendario di Formula 1 (stagione 2007) e andò incontro ad una crisi economica e gestionale che ne provocò la chiusura per quasi due anni, al termine dei quali riaprì, completamente rinnovato.

L’unica, buona notizia, è che, per il momento, e per quanto riguarda gli appassionati, il Nurburgring resta aperto: come ogni giorno, alle nove del mattino si aprono i cancelli per i test delle case automobilistiche, che vanno avanti fino a metà pomeriggio quando davanti ai cancelli del Dottinger-Hoe si formano lunghe code di disciplinatissimi appassionati pronti a scatenarsi in pista con la propria auto o con una presa a noleggio poco prima.

I meno fortunati, in attesa di affrontare il Nordschleife un giorno, continuano a sognarlo e a studiarlo per sfidarlo di persona, chi imparando a memoria le curve nei video dei milioni di camera car di YouTube, chi gareggiandoci virtualmente grazie a videogames come Forza Motorsport 4 o Gran Turismo 5 (la riproduzione del circuito nei titoli di gioco di ultima generazione raggiunge livelli di fotorealismo stupefacenti).

I più nerd, per non farsi mancare niente, sorvegliano invece il Ring dallo smartphone, grazie all’app Nurburgring-info (per Android e per iOS), che si collega in tempo reale con le webcam del tracciato e mette a disposizione numeri, indirizzi, orari e ogni indicazione per preparare una gita in pista coi fiocchi.

Malgrado quella del complesso della pista debba essere una gestione industriale, efficiente, economica e razionale, non si può negare che il vero ossigeno del leggendario tracciato, più che questo o quel prestito finanziario, sia la passione smodata di chi da ogni parte del mondo sogna di metterci piede per la prima volta o di tornarci per viverlo, in tutta la sua controversa unicità.

Quella passione che manca e che mancherà sempre a chi continua e continuerà a scambiare l’autodromo per una macchina da soldi, non capendo che quello è e rimane solo il vecchio, incredibile e tremendo Inferno Verde, quello che gli appassionati vorranno sempre così per come è. Niente di più.

 

 

Fonte immagini:

www.nuerburgring.de

www.thisweekinmotors.com

www.savethering.org

 

Google+
© Riproduzione Riservata

Copyright © 2004-2015 - Reg.Trib. Salerno n°1115 dal 23/09/2004 | CF: 95084570654 - P.IVA 01271180778

Magazine di informazione su Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro
Attualità, Tendenza, Arts and Entertainment, Appunti, Web TV e Web Radio con foto, immagini e video.
Tutto quello che cercavi e devi sapere sui giovani e sulla loro vita.

Redazioni | Scrivi al direttore | Contatti | Collabora | Vuoi fare pubblicità? | Normativa interna | Norme legali e privacy | Foto | Area riservata |

Per offrirti la migliore esperienza possible questo sito utilizza cookies.
Continuando la navigazione sul sito acconsenti al loro impiego in conformità della nostra Cookie Policy