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3 agosto 2012

La Michael J. Fox Foundation finanzia l’Università di Cagliari per la ricerca sul Parkinson

Il nome di questa fondazione riporterà alla mente di tanti il famoso attore americano, protagonista di una delle maggiori serie di successo degli ultimi trent’anni. Marty McFly, il protagonista della trilogia di successo Ritorno al Futuro, era impersonato da Michael J. Fox, il quale ha scoperto nel 1991 di essere affetto da una grave forma di Morbo di Parkinson giovanile. La malattia lo ha costretto a ritirarsi dal mondo dello spettacolo nel 2000 ma lo ha anche spinto a creare una fondazione che prende il suo nome e che è in prima fila per le ricerche sulle cellule staminali. Ed è proprio la sua fondazione, la Michael J. Fox Foundation, che ha stanziato un finanziamento di 389.400 dollari per svolgere una ricerca sul ruolo di alcuni neurotrasmettitori, l’adenosina, la serotonina e il glutammato, molto importanti nella cura della malattia del Parkinson. Beneficiaria della generosa somma sarà l’Università degli Studi di Cagliari, in particolare due ricercatori del dipartimento di Scienze biomediche, Micaela Morelli, professoressa ordinaria di Farmacologia, e Manolo Carta, ricercatore di Fisiologia (project coordinator). L’idea, che spinge i due ricercatori sardi a investire il loro tempo sul progetto e la fondazione a investire una somma così consistente, si basa sul’ipotesi che un controllo farmacologico sui neurotrasmettitori citati e sulla dopamina possa prolungare gli effetti del farmaco già utilizzato per tenere a bada la malattia, la levodopa (L-DOPA). Il trattamento dovrebbe prevenire il forte tremolio, caratteristico della malattia, migliorando in questo modo la vita dei pazienti e dei loro familiari e ovviamente il Sistema Sanitario Nazionale.

Il progetto “Pharmacological targeting of the 5-HT1, A2A and NMDA receptors: an integrative approach to dyskinesia” durerà due anni e coinvolgerà oltre ai nostri connazionali anche un gruppo di ricerca dell’Università di Bordeaux, coordinato dal Dottor Erwan Bezard.

Il Morbo di Parkinson prende il nome dal suo primo scopritore, James Parkinson, un medico inglese che pubblicò un saggio sull’argomento nel 1817. La malattia si caratterizza per un anomalo tremore a riposo nei soggetti che ne sono affetti.

E’ la più comune malattia del sistema extrapiramidale, dovuta alla degenerazione cronica e progressiva delle strutture nervose che lo costituiscono. A causa della perdita dei neuroni che producono dopamina il fisico affronta particolari difficoltà ad eseguire anche i movimenti più semplici.

Per contrastare l’avanzare della malattia e ridurne gli effetti si esegue una terapia farmacologica che consiste nella somministrazione della levodopa, che è il percussore della dopamina. La cura ha effetti molto benefici nei primi anni della malattia e consente ai pazienti di vivere pressocchè normalmente, ma quando la malattia è a uno stadio ormai avanzato, la terapia perde la sua efficacia a causa della comparsa di effetti collaterali costituiti dalla riduzione dei tempi di efficacia del farmaco, refrattarietà alla terapia, turbe neuropsichiatriche,disturbi del sonno e allucinazioni.

Immagine tratta dal sito “consigli alimentari.it”

 

 

 

 

 

 

 

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