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16 agosto 2012

Letture “à la page” di mezza estate

Avevamo già proposto una piccola rassegna di letture estive (articolo), ma alla boa di metà agosto va aggiornata la lista, in vista dell’autunno, dei rientri letterari e della fine della vacanze e la ripresa del lavoro e dello studio, insomma è il momento di tornare a fare sul serio!

Cerchiamo di prendere in considerazione una panoramica per maggiori possibilità di scelta, considerando che molte e molti amano leggere in lingua originale e seguire le discussione letterarie internazionali.

In Italia va salutato con interesse Sottosopra di Milena Agus. La scrittrice sarda – che dopo “Mal di Pietre” non ha smesso di stupire – ha recentemente rilasciato un’intervista a Le Magazine littéraire spiegando che scrivere è una pratica che l’accompagna dall’infanza: “all’inizio, si trattava solo di pensieri, di segreti da bambina. Ho avuto un’infanzia felice di figlia unica. Ma ho l’impressione che questo ricordo, il ricordo di questa felicità, lo devo a me stessa. Mi spiego: sono stata una bambina riempita di attenzioni, ho ricevuto tutto quello che mi serviva, ma penso che questo setimento di felicità infantile nascesse soprattutto dalla mia capacità di inventare. Se una situazione mi preoccupava, se qualcosa o qualcuno mi arrecava dispiacere, mi inventavo un’altra realtà. E me ne inventavo senza fine. Questo mi ha molto aiutato. Mi sono messa a scrivere per questo, per dare libero corso a queste invenzioni“.

Corre di qua e di là, come me da bambina quando venivamo in vacanza, ma io, mentre correvo, ricordo che per essere veloce immaginavo di dover fuggire da una cosa brutta, lui, invece, corre come se inseguisse una cosa bella e volesse prenderla”: questa non è una autobiografia, piuttosto il rimuginare di un’altra bambina divenuta ragazza. Di questa giovane donna racconta Sottosopra, o meglio, di lei e degli inquilini di un intero palazzo, di incontri e di intrecci tra quegli abitati che si trovano a desiderare la vita degli altri, cercando una collocazione diversa. Vogliono quello che non hanno e cercano di conquistarselo.

Da non perdere la lettura de La vera storia dei miei capelli bianchi” di Paola Concia . Dalla scheda del libro sul sito dell’editore, Mondadori, la descrizione dell’opera restituisce l’importanza esistenziale e storica di quest’opera: “in questo memoir aperto e appassionato, Paola Concia racconta con grande sincerità il suo percorso verso il coming out, la dolorosa doppiezza di quel “prima” e le difficoltà e gli ostacoli del “dopo”, ma anche la possibilità di combattere le proprie battaglie a viso aperto“.

Dalla Francia, dopo “La libreria del buon romanzo“, è stato tradotto, anche nel nostro Paese, l’ultimo libro di Laurence Cossé, “Mandorle amare: un libro sull’immigrazione, sulla lacità e sull’integrazione attraverso l’apprendimento della lingua straniera della nuova patria.

Sul blog Liberi di scrivere, alcune righe presentano il testo: “Édith quasi non ci crede quando scopre che Fadila, la sessantenne marocchina che lavora per lei come domestica a ore, è completamente analfabeta. Come fa una persona che vive a Parigi nel terzo millennio a non saper né leggere né scrivere? Come fa a prendere l’autobus o la metropolitana, come fa a pagare un bollettino alla posta o prelevare dei soldi al bancomat? Per la brava donna è un disagio come un altro, ma per Édith è inconcepibile. Decide così di insegnarle a leggere e scrivere cominciando dall’alfabeto. Scoprirà presto che insegnare a un’adulta con la testa già formata è ben più difficile che istruire un bambino con un cervello, per così dire, predisposto all’apprendimento. Le lezioni, che si svolgono nei ritagli di tempo di entrambe le donne, procedono lentamente e faticosamente tra momentanei entusiasmi e più lunghi cali di tensione. Ma durante quegli incontri si crea poco a poco una conoscenza reciproca che sfocia in amicizia e stima, e che andrà molto oltre i modesti successi didattici“.

Dal Giappone, un grande ritorno: Banana Yoshimoto con il suo “Moshi Moshi che potremmo tradurre con il “pronto” con cui esordiamo alzando la cornetta del telefono. Panorama ha usato l’espressioni “madre e figlia nel reality jap post-prandiale” e “catarsi pop“, perchè questa è la storia della perdita di un padre e di un marito, di un ritrovarsi elaborando il lutto – tema caro alla sensibilità ed alla poetica orientale della Yoshimoto – affrontato con uno stile che si colloca a metà tra il genere del manga e l’invasione nell’immaginario della narrazione delle fiction americane, tra feticci e moda, tra il surrealismo virtuale contemperoneo e la faticosa necessità di ricreare contatti umani in carne e ossa, di dimenticare perdendosi e di rimanere connessi ad intermittenza.

Dopo una trilogia-bestseller – forse troppo pop, per molti demenziale, ma, al contempo, piena di sconcertante realismo sulla contradditorietà della società contemporanea tra alienazione pubblicitaria e aspirazioni da sit-com – Katherine Pancol torna con “Un ballo ancora. Su Cuore di inchiostro una breve recensione: “le quattro giovani donne protagoniste di questo romanzo sono cresciute in un anonimo sobborgo parigino negli anni Settanta e hanno condiviso l’infanzia e l’adolescenza, poi ognuna ha seguito la propria strada. Ma non si sono mai perse di vista e si ritrovano spesso: per confidarsi, ricordare il passato e ridere insieme. Quattro donne di oggi, alle prese con la solitudine, il sesso, la fedeltà e il tradimento, i figli, il lavoro“.

Trama attuale, divertente, spensierata ed in fondo la narrazione coraggiosa, non giudicante, di quella parte dell’interiorità che sospesa in bilico fra la velocità della tecnologia, la precarietà ed il ripensamento sociale, prova un’estrema necessità di sfogarsi, divagare, svuotarsi, evadere.

Tutto questo è solo un assaggio per prepararsi ai prossimi arrivi (speriamo senza troppi mesi di ritardo in Italia): “Nè nero, nè bianco” del premio Nobel sud africano J.M. Coetzee; “Enigma perfetto” di Peter Handke; ed le attesissime novità dello spagnolo Jorge Semprun e del peruviano Mario Vargas Llosa.

Proprio Vargas Llosa, sulle pagine de Il Sole 24 Ore, ha tracciato un ulteriore passaggio del ragionamento con cui, attraverso le parole di Milena Agus, abbiamo iniziato..

.. “le finzioni esistono perchè abbiamo una sola vita e i nostri desideri e fantasie esigono di averne mille. Perché l’abisso tra quello che siamo e quello che vorremmo essere doveva essere riempito in qualche modo. Per quello sono nate le finzioni: affinché, in quel modo surrogato, temporaneo, precario e contemporaneamente appassionato e affascinante, come è la vita nella quale ci trasportano, incorporiamo l’impossibile al possibile, e affinché la nostra esistenza sia contemporaneamente realtà e irrealtà, storia e favola, vita concreta e avventura meravigliosa”.

 

Foto di: Laura Testoni

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