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26 agosto 2012

L’Università di Palermo si libera del bollino rosso

Incredibile ma vero, dopo dodici anni l’Università di Palermo è riuscita a chiudere il bilancio amministrativo per l’anno 2011 in attivo in barba a tagli governativi e a crescenti spese d’organico.

In un intervista sul Quotidiano di Sicilia il rettore Roberto Lagalla ci spiega come l’università siciliana sia riuscita a conquistare la sicurezza economica tramite oculati sfrondamenti strutturali e una ristrutturazione organizzativa che ha permesso al polo Palermitano di posizionarsi al settimo posto nella classifica del Censis tra i mega atenei italiani, pur evidenziando come siano ancora da acquisire strumenti che in università settentrionali sono da tempo considerati irrinunciabili.

Il fattore fondamentale per iniziare il circolo virtuoso è risultata l’attenzione capillare ad ogni capitolo di bilancio a partire dall’anno 2009 che ha portato alla luce come fosse necessaria una drastica riduzione dei centri di spesa: dagli 82 atenei e 34 ulteriori centri di spesa presenti tre anni fa, si è operata una ristrutturazione che ha ristretto a 36 i dipartimenti eliminando ogni altra inutile fonte di uscite attraverso un criterio di eliminazione dei corsi di laurea superflui; tutto ciò senza colpire ricerca e didattica.

Anche la gestione dei docenti ha infatti registrato rimarchevoli novità con l’assunzione di più di un centinaio di ricercatori e la negazione del biennio aggiuntivo a 400 insegnanti pensionabili con più di 70 anni portando il totale dei docenti da 2.100 a 1.800; inoltre la compenetrazione tra amministrazione e dipartimenti si è ancor più intrecciata riducendo i dirigenti e creando nuove aree funzionali in grado di cooperare direttamente.

A dispetto del taglio di 34 milioni in quattro anni dettato dai governi il bilancio per il 2012 risulterà meno problematico grazie anche a una complessiva riduzione del debito pregresso, ad oggi ammontante a “soli” sei milioni di euro, e a una rimodulazione delle fasce di reddito studentesche ricambiata con la garanzia di nuovi servizi. Servizi che ancora non annoverano ne wireless a copertura degli atenei, ne assenza di commissione sui pagamenti universitari e neppure la verbalizzazione elettronica.

In compenso dalla cooperazione con gli Affari Esteri l’Università di Palermo ha sviluppato una rete di rapporti con poli universitari internazionali che ha permesso varie azioni di supporto alla crescita degli atenei nei Paesi in via di sviluppo formando specialisti in vari campi di pubblica utilità: esperti sismici in Centro America, restauratori in Cambogia e infermieri in Etiopia. Inoltre, grazie a finanziamenti del Ministero, un programma di ripristino del sistema universitario libico è già in atto, ulteriore medaglia da appuntare al petto del miglior polo universitario meridionale.

fonte foto: http://costanzamiriano.wordpress.com/

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