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4 agosto 2012

UniSS. Niente “quote rosa” nel CdA dell’UniSS

Nessuna donna prenderà parte al Consiglio di Amministrazione dell’Università di Sassari.

Un’ampia relazione del Direttore Generale Guido Croci riferisce al Senato Accademico sulla legittimità della procedura di designazione dei consiglieri, dal bando di selezione, alla valutazione, fino alla nomina finale, viene ribadita l’assenza di qualsiasi elemento discriminatorio.

Nonostante ciò tale risultato infrange completamente le aspettative dell’attivo Comitato cittadino “Se non ora, quando?” e dell’Associazione noiDonne 2005. Invero la recente riforma universitaria, L. 240/2010, richiama il principio costituzionale delle pari opportunità tra uomini e donne nell’accesso agli uffici pubblici ma, nell’interpretazione del Direttore Generale dell’Ateneo, ciò non può comportare l’obbligo di adozione dello strumento delle “quote rosa” ma la semplice garanzia delle pari condizioni di accesso.

Se le “quote rosa” hanno un sapore ghettizzante, attualmente è l’unico strumento operativo per rendere effettiva la partecipazione delle donne a cruciali momenti decisionali nella vita economica e politica italiana. Quando le opportunità saranno realmente pari, con ogni probabilità non sentiremo più parlare di “quota rosa” e ciò significherà un vero balzo in avanti nel superamento della visione anacronistica della condizione femminile. Ma fino a quando ciò non si concretizzerà tali strumenti sono necessari per non vedere violati elementari diritti di partecipazione ai pubblici uffici.

Sempre secondo il Direttore Generale Guido Croci le più recenti normative in materie richiamano semplicemente il principio di una rappresentanza di genere eliminando ogni discriminazione basata sul sesso, che abbia come conseguenza o come scopo di compromettere o impedire il riconoscimento, il godimento o l’esercizio di diritti umani e delle libertà fondamentali in campo politico, economico, sociale, culturale e civile”. 

Il Rettore Attilio Mastino dell’Uniss chiarisce, comunque, che la delibera lascia spazio a interventi degli organi di governo che potranno introdurre quote a favore della categoria meno rappresentata. Secondo il Comitato “Se non ora, quando?” e l’Associazione noiDonne 2005, l’intervento del Rettore suona come una rassicurazione sul futuro che conferma il vizio di illegittimità in cui versa il CdA dell’Università di Sassari. Il disposto dell’art. 2, comma 1, lettera l, della legge 240/2010 fuga ogni dubbio imponendo agli Statuti universitari  di prevedere “…nella nomina di componenti il consiglio di amministrazione il rispetto da parte di ciascuna componente, del principio costituzionale della pari opportunità tra uomini e donne nell’accesso agli uffici pubblici”.

Sullo sfondo di questa situazione si stagliano nitide e giuste le riflessioni della Professoressa Maria Pia Giganti dell’Uniss che ha potuto rammentare l’apporto fondamentale delle donne in alcuni ruoli principali dell’Amministrazione e, dato che le componenti del CdA dell’Università sono i docenti, il personale amministrativo, i rappresentanti esterni e gli studenti, richiede uno sforzo maggiore da parte di tutti per favorire un numero più consistente di candidature femminili.

Ulteriormente il 12 agosto p.v. entrerà in vigore l’atteso decreto n. 120/2011 che impone la presenza femminile nei Consigli di Amministrazioni delle Società a capitale pubblico. Le nuove regole consentono alle società a controllo pubblico di modificare i propri statuti per assicurare l’equilibrio tra i generi. L’equilibrio si considera soddisfatto quando il genere meno rappresentato all’interno dell’organo amministrativo o di controllo ottiene almeno un terzo dei componenti eletti.

E’ necessario tenere presente che le donne laureate sono circa il 60% rispetto agli uomini (40%), tuttavia il dato non è così incoraggiante perché il  22% delle donne con laurea non lavora contro il 9% degli uomini. In base ai dati Eurostat 2012, in Italia l’occupazione delle donne tra i 25 e i 54 anni è pari al 63,9%, circa 12 punti in meno rispetto alla media Ue. Circa la presenza di donne nei Consigli di Amministrazione, la realtà è preoccupante: nel 2011 appena il 7% del totale dei componenti dei CdA delle società quotate contava una presenza femminile.

Necessario, dunque, un atto urgente che rimuova l’illegittimità del CdA dell’Università prima che provvedimenti esterni intervengano, com’è accaduto di recente a proposito della composizione della Giunta regionale della Sardegna.

Daniela Angius

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