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8 agosto 2012

Quando la tragedia diventa beffa: a Brindisi l’assicurazione non paga le ustioni delle ragazze del Morvillo

La beffa è stata spesso in Italia, una componente tragica che ha accompagnato fatti più o meno gravi di tanta di quella cronaca che ha riempito e che riempie ogni giorno, pagine di giornali e speciali in televisione.

La possibilità di una scappatoia, di evadere la giustizia, le proprie colpe e le proprie responsabilità, sono attività diventate purtroppo normali in un Paese dove non solo la certezza della pena è cosa quanto mai incerta ma dove, anche chi dovrebbe pagare e risarcire la tragedia per poter andare avanti, si nasconde nella certezza, questa volta assodata, della buona fede altrui, di cavilli legali e burocratici  e dell’assenza di controlli e sanzioni.

Ecco allora oggi, per i fatti di Brindisi dello scorso 19 maggio, quando una bomba collocata da un folle innanzi ad una scuola superiore, l’Istituto Morvillo, si portò via la vita di Melissa Bassi ferendo altre nove ragazze, farsi largo ancora una volta la beffa oltre la tragedia.

La compagnia assicurativa con cui la scuola ha un contratto in essere, ha reso noto ai legali delle ragazze coinvolte, di considerare come “danni estetici” le ustioni causate dalla deflagrazione dell’ordigno e che quindi come tali non verranno risarcite. L’assicurazione si è detta pronta a pagare solo ed esclusivamente i “danni funzionali” riportati sul proprio corpo dalle giovani studentesse.

Questo significa che solo in caso di lesioni e menomazioni causate dalle ustioni, sarà riconosciuta una liquidazione nei confronti delle persone ferite.

Un contratto quindi blocca al momento la possibilità a queste ragazze, di cancellare almeno dal proprio corpo, i segni causati dalla pazzia e dalla crudeltà di un gesto di una mattina di maggio.

La Regione Puglia ha comunque garantito attraverso Fabiano AmatiAssessore alla Protezione Civile,  un aiuto economico alle studentesse coinvolte nell’esplosione per poter offrire un aiuto concreto alle spese di cure costose (altra beffa è che le creme per le ustioni vengano associate a creme di cosmesi e quindi prive di esenzione) e di interventi ancora lunghi e dolorosi (oltre alle ustioni sul corpo, ci sono danni all’udito e anche questioni “di testa” e paure  da superare).

Insomma dopo mesi di dolore, la strada per la guarigione delle studentesse brindisine, sembra ancora lunga e tortuosa, con avvocati, contratti, assicurazioni e la beffa, che non aiutano le ferite a rimarginarsi, di qualsiasi natura esse siano.

Foto tratta da: www.spaziogiovanialkale.com

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