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24 agosto 2012

Sequestro Ilva: le motivazioni del Riesame

L’emergenza Ilva a Taranto non sembra ancora trovare sbocchi e soluzioni condivisibili per fronteggiare drammi occupazionali ed ambientali.

Lo scorso 20 agosto il Tribunale del Riesame ha provveduto a depositare le motivazioni in ordine al sequestro dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico jonico così come deciso dai pregressi provvedimenti emessi dal G.I.P Patrizia TODISCO.

Il sequestro adottato dall’autorità giudiziaria tarantina rientra nella previsione di cui all’art. 321 del Codice di Procedura Penale che presuppone specificatamente la sussistenza di un “pericolo che la libera disponibilità di una cosa pertinente al reato possa aggravare o protrarre le conseguenze di esso ovvero agevolare la commissione di altri reati

Preliminarmente deve osservarsi che la funzione del sequestro consiste nel la necessità di impedire attività illecite attraverso un vincolo di indisponibilità su cose, direttamente o indirettamente, coinvolte nella condotta vietata. Attraverso un giudizio che garantisca un bilanciamento di contrapposti interessi, il pericolo di aggravamento o di prostrazione delle conseguenze del reato o l’agevolazione della commissione di altri illeciti determina la compressione dei diritti individuali di proprietà e di libera iniziativa economica privata, considerati, tra i valori costituzionali come diritti “condizionati”.

Nello specifico l’emanazione del sequestro preventivo necessita di due requisiti: il fumus delicti, vale a dire va presupposto, la commessone di un reato sia pure configurabile in via astratta ed il periculum in mora da intendersi non come generica ed ipotetica eventualità,ma come concreta, imminente ed elevata possibilità, ricavata dalla natura del bene e da tutti gli elementi di fatto, che il bene acquisisca carattere strumentale rispetto all’aggravamento e alla protrazione degli effetti del reato ipotizzato o all’agevolazione della commissione di altri reati.

Nell’affaire Ilva il Tribunale del Riesame motivando le sue decisione sostiene che il disastro ambientale “è stato determinato nel corso degli anni attraverso una costante reiterata attività inquinante posta in essere con coscienza e volontà per la deliberata scelta della proprietà e da gruppi dirigenti”.

Si ritiene, inoltre, “gravissima la contaminazione ambientale” nelle aree adiacenti allo stabilimento la quale ha cagionato “ingenti danni economici alle aziende zootecniche” e ha creato “una situazione di grave pericolo per la salute a la vita di un numero indeterminato di persone”.

Il Tribunale del Riesame affida altresì ai custodi giudiziari l’interruzione del reato perpetrato ritenendo che “le modalità esecutive del sequestro non possano che essere individuate dagli stessi custodi-amministratori sotto la supervisione del pm” solo per eliminare la “situazione di pericolo”. Ai custodi è affidato, in buona sostanza, il compito di garantire la sicurezza e monitorare l’inquinamento.

Il provvedimento del Riesame è indubbiamente severo e grave, tuttavia, è stabilito che lo spegnimento degli impianti “è solo una delle scelte possibile” giacche non possono non riscontrarsi “ricadute” su interessi costituzionalmente te rilevanti come le tutela dell’attività produttiva.

Immediata la reazione del Ministro dell’Ambiente Corrado Clini innanzi allo spiraglio lasciato aperto dai magistrati; “la strada lasciata aperta del Riesame – ha affermato – è convergente con quella indicata dal Governo: lavoriamo nella stessa direzione”.
Appare di tutta evidenza come alla politica, sia nazionale che locale, spetti l’arduo compito di inseguire i provvedimenti della magistratura onde evitare di ritrovarsi a subire provvedimenti definitivi ed irreversibili. Insomma, compiere nei contingentati termini processuali quanto non è stato fatto – con trascuratezza e negligenza – negli ultimi anni.
Con la speranza che l’Ilva, a fronte degli ingenti profitti conseguiti, si decida finalmente ad investire una somma maggiore rispetto a quella promessa, oggettivamente insufficiente, a fronteggiare le conseguenze del gravissimo disastro ambientale abbattutosi su Taranto.
Fonte della foto: corrieredelgiorno.com

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