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6 agosto 2012

Un rincaro a sorpresa per gli studenti di Bergamo

 Un aumento delle tasse dovuto al problema del sottofinanziamento per gli studenti dell’Università di Bergamo in realtà non è una novità, dato che era già stato annunciato all’inizio dell’anno accademico 2011/2012. Il Rettore Stefano Paleari infatti, si era visto costretto ad annunciare un rincaro per l’anno successivo previsto sui 100 euro, in questo modo la prima rata passava da 475 euro a 550.

Ma non sarà così, gli studenti si ritroveranno a pagare 590 euro, 40 euro in più rispetto a quanto comunicato inizialmente. La causa dell’ulteriore rincaro sta nell’aumento della tassa per il diritto allo studio universitario, imposta dalla Regione Lombardia, a proposito della quale interviene il Prorettore delegato ai rapporti con enti e istituzioni pubbliche del territorio, Remo Morzenti Pellegrini, affermando che sebbene non siano d’accordo non possono opporsi. Nonostante ciò, il prorettore si dice stabile almeno su un punto, ovvero che spending review o meno, le tasse all’Università di Bergamo nei prossimi anni non saranno aumentate, né per gli studenti in corso, né per i fuori corso.

L’aumento delle tasse non fa altro che confermare come stia diventando sempre più esclusivo il diritto allo studio negli ultimi anni, e nonostante gli studenti a fronte di ciò non possono far altro che pagare qui 115 euro in più rispetto agli anni precedenti, possono comunque continuare a protestare e a far sentire la loro voce, a esprimere il loro disappunto e lo fanno con una lettera aperta.

“Avremmo voluto sapere dell’aumento della prima rata dal Rettore Stefano Paleari e dalla Presidentessa del Consiglio degli Studenti Laura Pedersoli. Invece lo abbiamo appreso quasi casualmente, aprendo ognuno il proprio sportello internet personale, sul sito dell’Università. Il passaggio da 475 a 590 € non ci ha lasciato indifferenti. Molti di noi lavorano per potersi concedere il lusso (perché ormai studiare è questo, nonostante le tasse a Bergamo siano le più basse della Lombardia), alcuni hanno fratelli e sorelle che studiano in questo o in altri atenei, parecchi di noi hanno un solo genitore lavoratore, entrambi pensionati o addirittura disoccupati. Ma passi anche, l’aumento.

Ciò che davvero non ci va giù, ci indigna e ci dispiace è aver constatato il rincaro dopo aver letto sull’Eco di Bergamo, nei giorni scorsi, le dichiarazioni di colei che dovrebbe rappresentarci, Laura Pedersoli, la quale sosteneva con orgoglio che quest’anno non ci sarebbero stati aumenti per il nostro Ateneo.

Citiamo testualmente: “ Vorrei rassicurare tutti gli studenti e le loro famiglie che l’Università degli Studi di Bergamo non prevede per l’anno accademico 2012-13 un aumento della contribuzione studentesca. Il Consiglio degli Studenti vuole evidenziare come questo sia un chiaro ed importante esempio di collaborazione e dialogo con gli Organi Accademici e una conferma di quanto l’istruzione e il diritto allo studio siano ritenuti elementi di importanza fondamentale, da salvaguardare e da proteggere.”

E ancora: “Ha inoltre aggiunto il Rettore Stefano Paleari che anche nell’anno accademico 2013-14, a prescindere dall’approvazione dell’emendamento in discussione, non intende modificare le tasse, né per gli studenti in corso né per gli studenti fuori corso in quanto: «Il senso di responsabilità e di collaborazione sempre dimostrato dai nostri studenti merita questo mio impegno».

La nostra domanda è: perché rilasciare dichiarazioni simili, pubblicamente, sapendo che verranno smentite dai fatti solo qualche giorno dopo? Passi l’aumento della tassa regionale sul diritto allo studio, comunicata all’Ateneo solo il 31 luglio, ma i restanti 75 euro? E’ vero, l’anno scorso il Rettore aveva parlato dei necessari rincari che ci sarebbero stati in questo biennio, ma avremmo apprezzato una sua dichiarazione anche quest’anno per ricordare non solo il suo impegno per mantenere le tasse entro limiti accettabili ma anche l’impegno nostro e delle nostre famiglie nel fare delle rinunce a volte considerevoli per continuare a contribuire al finanziamento dell’Università con i nostri soldi. Certo, il finanziamento statale è, nazionalmente, la prima fonte di denaro per gli Atenei, ma a Bergamo la situazione è ben diversa. Se l’Università bergamasca fosse un’azienda, noi studenti saremmo i primi azionisti. E’ doveroso, quindi, che ogni informazione ci giunga con trasparenza e chiarezza.

I dati che trovate nel facsimile da noi elaborato che precede queste parole non sono stati forniti dall’Università ma sono stati da noi recuperati attraverso un pomeriggio di ricerche sul sito di altri Atenei e della Regione Lombardia.E’ molto triste che il nostro Rettore, paladino della trasparenza, e la massima rappresentante degli studenti bergamaschi, che così facilmente sembra rilasciare interviste e dichiarazioni alla stampa cittadina, abbiano dimenticato di informare di questi provvedimenti noi e la città, la quale dovrebbe aprirsi ed accogliere l’Ateneo come suo centro vivo e pulsante. Ed è altrettanto sgradevole che le loro uniche parole comparse sui giornali presentassero una realtà diversa da quella che il bollettino che dovremo pagare ci ha ricordato. Speriamo che questa lettera a cuore aperto possa ricevere una risposta sincera e produrre davvero, in futuro, quel dialogo e quella collaborazione tra Organi Accademici e popolazione studentesca che noi tutti desideriamo e auspichiamo.”

fonte immagine www.ecodibergamo.it

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