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24 settembre 2012

L’importanza delle lingue straniere

Le lingue straniere? Si imparano sui banchi di scuola: 26 settembre: Giornata Europea delle Lingue

Il 43% dei giovani  italiani conosce una lingua straniera. Il 43% ne parla due. Primato all’ inglese.  

Milano, 24 settembre 2012 – Mancano pochi giorni alla celebrazione della Giornata Europea delle Lingue in programma il prossimo 26 settembre. L’iniziativa, giunta alla sua undicesima edizione, è promossa dal Consiglio d’Europa e dall’Unione Europea e si pone principalmente due obiettivi: sottolineare l’importanza dell’apprendimento delle lingue straniere e valorizzare le differenze linguistiche del Vecchio Continente.

Ma quante lingue straniere conoscono gli italiani? E dove le hanno imparate? Secondo l’indagine “La conoscenza delle lingue tra formazione e cultura” promossa dalla Scuola Superiore per Mediatori Linguistici Carlo Bo e condotta (nel 2011) dall’istituto di ricerca Abis analisi e strategie/Makno su un campione internazionale di 1200 persone tra i 17 e i 23 anni, il 44% dei giovani italiani conosce una lingua straniera, mentre il 43% ne parla due. L’inglese si rivela ovviamente quella più conosciuta (85%), mentre il francese detiene il primato come seconda lingua.

Secondo la ricerca i primi approcci con altri idiomi si hanno all’età di 8 anni e mezzo (in linea con la media europea) e gli anni dedicati allo studio della prima lingua sono in media nove, cinque e mezzo per la seconda. La scuola risulta essere il canale prediletto per l’apprendimento delle lingue: il 68,5% degli italiani intervistati dichiara infatti di averle studiate in aula. Un periodo di permanenza all’estero inoltre viene ritenuto fondamentale dal 55% dei giovani del nostro Paese.

Dopo il periodo di studio è tempo di confrontarsi con il mondo lavorativo. In società sempre più aperte e multietniche dove beni e servizi sono ormai condivisi a livello internazionale, la conoscenza delle lingue straniere in ambito professionale si rivela fondamentale e a essa è sempre più richiesto di unire una familiarità con il contesto socio-culturale in cui le lingue stesse si radicano.

Questa figura professionale infatti si dimostra capace di mediare non solo tra diverse lingue, ma anche tra differenti culture, usi e costumi favorendo così gli scambi a livello internazionale attraverso l’efficace interpretazione delle dinamiche relazionali.

È questa una condizione molto ben profilata a cui risponde appieno la figura  del mediatore linguistico alla cui formazione è finalizzato il corso di studi della SSML Carlo Bo (con sedi a Milano, Roma, Bologna, Firenze e Bari).

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