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4 settembre 2012

Meritocrazia università italiane? Ne parla Bovicelli

L’Italia è un paese strano. Non solo per questioni di immissione dei giovani nel mondo del lavoro dopo l’Università, ad affrontare tasse, affitti, eccetera. E’ il paese del nepotismo, dei rapporti di parentela, dove conta la famiglia, il nome, l’appartenenza. L’università è uno di questi casati.

Meritocrazia

Meritocrazia

Alle borse verso i meritevoli trionfa il nepotismo, il clientilismo. E’ quanto ha denunciato il ricercatore Alessandro Bovicelli dell’Università di Bologna:

“I nostri governi – ha dichiarato al Quotidianosi riempiono la bocca del ritorno alla meritocrazia ma nella realtà dei fatti nulla cambia. Ci sono ricercatori con una produzione scientifica enorme che forse mai, se non tardissimo, riusciranno a diventare professori associati“.

I nuovi prodotti (le ex pubblicazioni scientifiche) dei ricercatori e dottorandi rimangono assopiti sugli scaffali, così come dormono le possibilità per i giovani ricercatori di diventare professori associati:

Lo stesso vale – ha continuato – per gli ancora più giovani dottori di ricerca con splendidi curriculum corredati anche di esperienze all’estero che, quando va bene, diventano ricercatori superati i 40-45 anni.

I tre unici parametri che muovono tutto sono il nepotismo, l’appartenenza politica e l’anzianità ma non la meritocrazia. Sarebbe il caso almeno in questo di operare una svolta e, non dico diventare un esempio, ma almeno adeguarsi agli altri paesi europei seri“.

E’ notizia dell’anno scorso del calcolo effettuato dal ricercatore italiano Stefano Allesina, emigrato in America, dove attualmente lavora all’University of Chicago Medical Center, usando la banca dati del Ministero della Pubblica Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Riporto fedelmente quanto pubblicai in questo mio altro articolo basandomi sulle notizie allora pubblicate :

Tra i 61 mila professori e ricercatori a tempo indeterminato i cognomi ripetuti due volte sono ben 4.583, 1.903 quelli che compaiono tre volte. Il primato assoluto è detenuto dai signor Rossi, con 255 docenti, seguiti da Russo, Ferrari e Romano.

Bisogna dar sì opportunità di borse di studio, sbloccare l’immobilità nel mondo universitario, premiare i meritevoli e non portare avanti i casati, ma un lavoro, intanto, si potrebbe iniziare a fare nelle nostre scuole, per proseguire nelle università : inculcare l’idea -benevola- del nostro merito, delle nostre potenzialità che possono essere messe al servizio degli altri, e che è sbagliata la raccomandazione, in quanto è un processo che premia solo i “i figli di“. Cambiare si può ?

Danilo Ruberto

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