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7 settembre 2012

Piatto ricco, mi ci ficco, si parla sempre di Medicina in Unical!

DotNetCampus 2012 a Unical

Unical – c’eravamo lasciati con le dichiarazioni chiare, esplicite e finalmente cristalline, del dottore Eugenio Corcione, presidente dell’Ordine dei medici —, che spostavano la kermesse Medicina Sì, Medicina No, dal piano campanilistico della discussione che, a mò di derby, vedeva in una guerra alla Peppone – Don Camillo, le due città di Catanzaro e Cosenza, l’un contro l’altra armate.

Unical

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I  dati forniti nell’analisi del medico sono stati ripresi da più parti. Andiamo con ordine.

Ci siamo spulciati, tra le testate locali e non, Quotidiano, CalabriaOra, Gazzetta del Sud, il Mattino, etc., i pezzi di maggiore interesse.

Il comitato dei Verdi Ecologisti della città di Cosenza richiama l’attenzione sui corsi erigendi per infermiere pediatrico e tecnico ambientale, in apertura nel prossimo anno accademico, per fare sapere di concordare sull’ampliamento dell’offerta formativa e, parimenti, di aver perplessità sul merito degli stessi.

Ci vorrà parecchio tempo per sistemare le due figure professionali, da qui l’inutilità delle polemiche attuali  e della “eccessiva euforia” di Asp e politici.

Il mancato inserimento, negli atti aziendali di Asp e Azienda Ospedaliera di Cosenza, della figura dell’infermiere pediatrico, prevista dalle normative vigenti, sarebbe già il primo neo, mentre, per la seconda figura di tecnico ambientale, prevista, ci starebbe di già una notevole offerta lavorativa.

Ci si chiede, a questo punto, perché aprire altre strade, se la Facoltà di Farmacia del preside Andò, da alcuni anni, ha già aperto un corso di Laurea in Tossicologia dell’Ambienteche ingloba tutte le funzioni del tecnico di Prevenzione ambientale ed, in aggiunta, può effettuare le analisi in tutti i settori dell’Igiene pubblica?

I Verdi, sostanzialmente, dicono finché Asp di Cosenza e Sapienza di Roma mettono su i corsi nuovi passeranno almeno 5 anni per sfornare tecnici ulteriori; ma se già ci sta disponibilità di tecnici (?), che si coprano le postazioni vacanti.

Anche perché il direttore aziendale dell’Asp Cosenza si sarebbe fatto scappare di forti carenze di organico proprio nel settore della prevenzione ambientale.

Se tanto ci dà tanto, tra una carenza, nonostante tutto, e un lungo tempo per la conclusione dei nuovi corsi, in convenzione con la Sapienza, non si vedrà la luce per ora e il settore sicurezza ambientale continuerà a rimanere scoperto.

Priorità ai fatti”, sì! Primum facere … “Basta attese ulteriori. Si provveda a ricoprire i posti disponibili che necessitano d’essere attivati, giacché la facoltà di Farmacia in Unical forma già tecnici della prevenzione per l’ambiente”.

Deinde philosophare … pur legittima l’aspettativa di avere una facoltà medica in quel di Arcavacata, comunque, il “comitato verde”  tiene a sottolineare al Pdl di gentiliana memoria (intendi, Antonio Gentile)se sia sicuro di aver parlato esaustivamente con lo stesso professor Andò?”, essendosi unito al coro degli elogi al preside della Facoltà di Farmacia.

Gianpaolo Chiappetta, consigliere regionale del centrodestra, richiama le due provincie alla ricomposizione e al “confronto sui fatti: la domanda di corsi di medicina supera l’offerta di ingressi presso l’Università “Magna Graecia”.

Si tratterebbe di campanilismo, dunque? Ehm, sì …  Cosenza è sede dell’Università della Calabria, e non di Cosenza, e nonostante ciò nessuna alzata di scudi ci fu quando il Consorzio Universitario di Catanzaro fondò la Libera Università  “Magna Graecia” che decise d’istituire la facoltà di Medicina.

S’ode a destra uno squillo di tromba, a sinistra risponde uno squillo: D’ambo i lati calpesto rimbomba;

Anche Carlo Guccione, consigliere regionale del Pd, concorda sui due corsi delle professioni sanitarie, senza campanilismi e colonizzazioni di sorta, per arrivare alla creazione di un polo sanitario e scientifico all’interno dell’Unical.

L’affondo finale: nessuna compensazione tra i nuovi corsi e l’attivazione dell’unità operativa di Cardiochirurgia all’ospedale civile dell’Annunziata, in base al criterio per cui l’istituzione di cardiochirurgia deve essere nel bacino di utenza più vasto, ossia nella provincia di Cosenza con i suoi ottocentomila abitanti.

Ludovico Abenavoli, membro del comitato cittadino Udc di Catanzaro sostiene la petizione avanzata dagli studenti del corso di laurea triennale in Infermieristica dell’Università Magna Graecia di Catanzaro, ospiti da anni nei locali dell’ex Cud, a Rende, con la quale chiedono la revoca del protocollo per i corsi della “Sapienza”.

Lamentano la gestione delle professioni sanitarie Unical affidata a università extra regionali

Ohibò, non campanilismo, ma sano regionalismo!? Gli  studenti risiedono nella provincia cosentina e credono nel potenziamento della proposta formativa sanitaria della Magna Graecia, “per giungere agli stessi obiettivi senza ricorrere ad altre università estranee per cultura, esperienza e storia al nostro territorio calabrese”.

Temono sovrapposizione e sovraccarico per la struttura dell’azienda ospedaliera di Cosenza.

E, infine vogliono una struttura idonea per il corso triennale di infermieristica, ospite da anni nei locali dell’ex Cud dell’Unical (paradosso!).

Rosario Aiello, ex rettore dell’ateneo di Arcavacata, bacchetta l’attuale rettore, Latorre. Niente scetticismo sulle possibilità effettive di fare passi avanti in questa direzione. Non si tratta di un problema economico né organizzativo,  

Chiacchiere senza costrutto!”, dice Latorre. “Ma mi faccia il piacere!”, risponde Aiello.

I problemi economici potrebbero essere superati con la ricerca di finanziamenti specifici di varia provenienza pubblica e privata.

L’Unical ha appena ricevuto, per opere edilizie, un finanziamento sette volte maggiore dei 7 Mln di euro, stimati necessari da Latorre per 7 anni.

Istituire i corsi di laurea per le professioni sanitarie è sostenuta dalle istituzioni locali e anche da un comitato promotore, Comunicalmed, fondato da accademici Unical e cittadini, per raccogliere il consenso della gente e di quei giovani emigranti in cerca per l’Italia di percorsi di studio e formazione nelle professioni sanitarie.

In spirito di collaborazione, interessenza e reciprocità  con tutti i poli universitari calabresi.

Anche il criminologo Francesco Bruno, docente di psichiatria forense e medicina criminologica alla Sapienza di Roma e anche di pedagogia sociale in Unical, redige il conto dell’erigenda, futuribile,  nuova facoltà di Medicina.

Servono 7 milioni. Numero scaramantico. 50 milioni di euro per opere edilizie!  “Non si sa bene quali necessità debbano soddisfare”, il criminologo ribatte il tasto dell’ex rettore Aiello.

Investiamoli in aule e attrezzature che servono in medicina per permettere all’ateneo un percorso formativo determinante per il suo futuro, oltre all’innalzamento del  livello dell’offerta sanitaria cosentina e calabrese, pure con ottimi riscontri per l’economia di tutta la provincia”.

Non ècerto il problema economico che spaventa, anzi é il meno rilevante.

Volontà politica, questa serve. Il comitato Comunicalmed, comitato pro-Medicina a Cosenza, raccoglie Francesco Bruno assieme al preside della facoltà di Farmacia, Sebastiano Andò, agli ingegneri Bonifati e Buoncristiano, all’ex rettore Rosario Aiello (che lo presiede) e altri.

Crediamo che la scommessa sulle elezioni del nuovo rettore, nella campagna elettorale, verrà giocata proprio su questo terreno.

È una questione di prospettiva politica e di lungimiranza … E, intanto, anche Francesco Bruno, nel sottolineare che parlare di facoltà ha sempre meno importanza con l’avviato passaggio ai dipartimenti da riforma Gelmini, strizza l’occhio all’ottimo lavoro svolto sinora dalla vecchia facoltà di Scienze sanitarie, Farmacia e Scienze della nutrizione, guidata dal preside Sebastiano Andò, “che ha sviluppato un vero e proprio polo sanitario, un po’ il fiore all’occhiello della nostra università “.

Sapete che fare un test di ingresso per Medicina, pare sia più semplice a Sud che a Nord, dove per superare i test devi ottenere un punteggio minimo di ammissione nove volte maggiore di quello necessario a sud d’Italia.

Dati alla mano dell’Osservatorio della Conferenza Nazionale dei Corsi di Laurea Facoltà di Medicina e Chirurgia.

Dal 2003 al 2011,  si passa dai 47 punti di Padova, Verona, Udine e Milano ai 38 di Foggia, L’Aquila, Catanzaro, Cagliari e Sassari. Nello  scorso anno: 49 a Milano e 40 a Messina. Uno stacco comunque di 9 punti fra Nord e Sud.

Per chi tenta il test in Sardegna (dove l’anno scorso bastava un punteggio minimo di 41,75 per entrare) i giochi sono molto più semplici che per chi lo prova a Padova, Trieste o Udine, dove nel 2011 serviva un punteggio minimo di 48 per essere ammessi nella graduatoria degli idonei.

Per questo – secondo le analisi – le prove a quiz su Medicina costituiscono una ”buona e coerente verifica” rispetto alle prove ‘Invalsi‘ svolte nelle scuole medie, dove appunto i punteggi migliori vengono conseguiti nel Nord-Est e i più bassi al Sud’‘.

A questo proposito, a test iniziati a Medicina, la polemica è aperta.

Gli studenti criticanoAbbiamo pochi  laureati, ma i governi aumentano le università a numero chiuso”.

Flash-mob e contestazioni degli studenti per richiedere “l’eliminazione di ogni barriera all’accesso”. Striscioni con scritto “Profumo di chiuso. Con_Testiamolo! Liberiamo i saperi”.

I test? Unico scopo quello di “rimpinguare le casse delle università pubbliche” (costano dai 25 euro (Roma Tre) ai 75 (Pavia), passando per i 35 euro della Sapienza dl Roma e i 55 dell’Università del Molise ai 100 di Napoli).

Dice il professor Rengo,  decano della facoltà di Medicina e Chirurgia della Federico II, “Non so se questa volta i quiz di cultura generale siano stati modulati di più sul versante medico per meglio valutare le attitudini dei candidati, così come venne stabilito dalla conferenza dei presidi delle facoltà di Medicina con il ministro Profumo”.

Risponde anche sul costo della partecipazione a queste prove, affermando che è la scelta autonoma del senato accademico e non della facoltà. “E comunque, le successive tasse di iscrizione restano tra le più basse”.

Lenzi, presidente del Consiglio universitario nazionale, Cun, replica agli studenti: “Non ci sono posti per specializzarsi. Ma lo sanno che 3000 di questi futuri laureati non troveranno un posto nelle scuole di specializzazione o nei corsi per medici di base?.

C’è chi, come il professor Rengo, rimane un fautore del numero chiuso, perché, diversamente, le facoltà sarebbero devastate. “Quanti professori quante aule e strutture adeguate ci vorrebbero? E anche la qualità della formazione ne soffrirebbe ”.

E poi per venire incontro alle esigenze, in virtù della crescente carenza di medici nel nostro paese, quest’anno il ministero ha chiesto alle facoltà di aumentare del 20% i posti messi a concorso.

In soldoni, Rengo dice: “Ritengo che un candidato medico debba avere adeguate conoscenze scientifiche-biologiche. E se le ha davvero, può superare i test di accesso”.

Sull’ultima chance della fuga all’estero per aggirare il numero chiuso, deluse le aspettative: rimarrà tagliata, perché sarà più difficile il rientro.

Ora però, non sarà più possibile, a meno che chi opta per tale scelta non abbia superato prima tutti gli esami previsti per quell’anno dal nostro ordinamento e sempreché ci sia disponibilità di posti in quel corso”.

Gli aspiranti medici possono, da alcuni anni, considerare la possibilità dl iscriversi in atenei all’estero, tra Spagna, Romania, Repubblica Ceca, per cui la cui laurea è riconosciuta in Italia.

Certamente i corsi più quotati esulano dalle nazioni anzidette, di alto livello quelli in Germania e Francia, e, data la difficoltà in America di accedere a Medicina, chi si laurea negli States si ritrova un titolo accademico “eccellente”.

Rengo ha forti perplessità sulla qualità della formazione altrove, dunque, e secondo lui da noi resta elevatissima per la maggiore serietà nell’accesso, la miglior garanzia per chi è preparato e vuole essere un bravo medico.

Melina Rende

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