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25 settembre 2012

Senza troppo baccano: espressioni e linguaggio, Alessandro Bertirotti

Senza troppo baccano
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Senza troppo baccano

Come comunicare senza troppo baccano: il punto di Alessandro Bertirotti

Sono molte le cose che generalmente diamo per scontate. Una di queste è l’acquisizione del linguaggio, nella sua più completa possibilità, ossia quando, con l’esercizio di questa capacità diventiamo abili nel dare un contorno alle cose del mondo, sia esterno che interno.

Ma cosa è un contorno? È  una de-finizione, ossia un modo per dire qualche cosa circa il perimetro delle cose. Tutte le cose, dal momento che hanno per noi una loro identità, ossia siamo in grado di vederle come cose separate da noi, che siano oggetti, soggetti o situazioni, possiedono anche un loro contorno. E questo contorno solo le parole che noi utilizziamo per comunicare agli altri e a noi stessi le caratteristiche della cosa che stiamo, appunto, nominando.

Bene. Questo è la normale funzione del linguaggio umano, anche se ve ne sono molte altre ad essa collegate.

Una di queste, è senz’altro la capacità di rendere la persona libera di scegliere come caratterizzare le cose che percepisce. In altre parole, sulla base dei termini che utilizzo per definire una cosa, posso decidere di dare maggiore risalto ad alcune sue qualità e lasciare sullo sfondo altre qualità. Il linguaggio diventa così un vero e proprio mezzo di selezione psicologica di quello che io desidero evidenziare del mondo, e decido, quindi, di comunicare agli altri.

Ecco perché non esiste una realtà oggettiva che sia esprimibile con il linguaggio, mentre continuiamo da anni a parlare più o meno degli stessi problemi che ci affliggono da circa seimila anni. Solo le parole nuove, frutto di visioni nuove oppure di oggetti nuovi, creano nella nostra mente, quella che Thomas Kuhn definisce una “rivoluzione scientifica”.

Quest’ultima è il frutto di una confutazione con la quale si riesce a sostenere l’avvento, per esempio nel nostro caso, di qualche cosa di nuovo che dilati i nostri orizzonti, la nostra visione del mondo. In effetti, possiamo cambiare l’ordine delle cose e inventare qualche cosa che ci appare nuovo, ma che in realtà non lo è. Ma esiste pur sempre la possibilità di superare le possibili combinazioni matematiche con le quali cambiamo l’ordine delle cose, quando le vogliamo definire.

In questo contesto, le parole straniere possono essere un utile sprone alla mente di ogni individuo, la quale avrà sempre e necessariamente qualche cosa di straniero da imparare. Ogni individuo è straniero per qualsiasi altro individuo, e la comunicazione (di tutti i tipi e non solo quella linguistica) è il momento in cui queste differenze, integrandosi, danno luogo a concetti inaspettati.

Ecco perché accetto e desidero che i miei studenti, pur dovendo imparare a parlare secondo i criteri di un italiano corretto, possano inserire nei loro dialoghi con me espressioni che fanno parte del lodo mondo, a volte lontano dal mio… purché non accada troppo spesso.

E la libertà di cui ho parlato, in questo discorso che fine a fatto? Eh, è sempre qui!

Ogni persona diventa real-mente libera quando utilizza parole antiche in contesti nuovi e parole nuove in contesti vecchi, perché elimina la supremazia psicologica del tempo che miete sempre molte vittime, specialmente sul piano cognitivo. Non dobbiamo pensare che questa globalizzazione sia solo una questione di spazi e geografie, perché la più audace globalizzazione che stiamo vivendo, forse senza troppa consapevolezza purtroppo, è quella del tempo.

Ora, con la tecnologia che ci mette a disposizione nuovi codici per definire il mondo, possiamo tornare indietro nel tempo, anche se virtualmente, per approdare al futuro, sempre virtualmente. Ma, anche in questo caso, utilizziamo il termine “virtuale” al posto di “immaginario“, inserendo nella prima parola una connotazione positiva e possibile legata al concetto di “virtus“, che il termine immaginario non sempre possiede.

Come vedete, la libertà di ogni uomo è proprio data dai codici che possiede ed utilizza per parlare di sé e dell’altro, di tutto ciò che lo circonda e che ha interiormente. Si tratta della libertà di scegliere come, quando e perché definire le cose. Una libertà che nessun potere politico oppure economico può togliere ad alcuno di noi, anche se spesso si presenta come una libertà silenziosa. Ma, qualche volta nella storia, è meglio non fare troppo baccano…

Alessandro Bertirotti

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