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30 settembre 2012

Sisma nel Sannio… Il ricordo dell’80 fa riaffiorare la paura

Paura nel Sannio. Serie di scosse hanno fatto tremare la provincia Beneventana tra le 2.46 e le 10.35 del mattino del 27 settembre.  La più forte, di magnitudo 4.1 è stata registrata alle 3.06 ad una profondità ipocentrale di 11.4 km ed un epicentro situato fra le province di Benevento, Pago Veiano, Paduli, Pietralcina, San Giorgio del Sannio e San Nazzaro.

Non sono stati segnalati danni a cose o a persone, ma le scosse più forti, ben avvertite dalla popolazione, hanno diffuso paura e rievocato ricordi nella provincia sannita.

I ricordi del terremoto che, nel novembre del 1980, con epicentro nell’alta Irpinia, causò morte e distruzione hanno riacceso nella popolazione quel senso di fragilità e vulnerabilità nei confronti di una calamità naturale.

Così le province campane, tanto duramente colpite quella notte del 23 novembre, prendono a chiedersi se c’è da aspettarsi un nuovo evento sismico. E riemerge la vecchia utopia sulla possibilità di formulare una previsione.

La popolazione vuole tranquillizzarsi, vuole che qualcuno di autorevole possa dir loro se e quando ci sarà un evento sismico nell’alta valle del F. Sele e del F. Calore, l’area epicentrale del sisma irpino. E, nel caso dovesse esserci, se sarà di intensità paragonabile a quello che la notte del 1980 provocò quasi 3000 morti.

Certo la semplice osservazione degli eventi recenti non può non cogliere che l’arco Appenninico sia interessato da uno stato tensionale che, nell’ultimo periodo, è in fase di rilascio energetico. Offrendo uno sguardo banale alla parte più meridionale, a distanza di appena un mese, sono stati registrati due eventi con M. superiore a 4. Il primo il 29 agosto, con M 4.6, in provincia di Reggio Calabria, in corrispondenza dell’area estremamente sismica dello stretto di Messina, l’altro la notte del 27 settembre nella Provincia sannita, M 4.1.

Se osserviamo gli eventi sismici di Magnitudo superiore a 6 che hanno interessata l’alta Irpinia a partire dagli inizi del ‘900 possiamo richiamarne almeno tre: 1930, M. 6.62; 1962, M. 6.13; 1980, M. 6.89. Va inoltre ricordato che nel 1905 ci fu un evento sismico di magnitudo inferiore a 6 ma comunque di M 5.38. Ovviamente l’area epicentrale di questi tre eventi non è esattamente la stessa, ma sono tutti eventi che hanno interessato la stessa zona sismogenetica.

Da questa semplice osservazione sembrerebbe individuabile che la ciclicità dei terremoti di magnitudo superiore a 6 nell’alta Irpinia abbiano un periodo di ritorno nell’ordine del trentennio.

Da queste considerazioni sembrerebbe che un evento sismico di magnitudo intorno a 6 sarebbe fortemente probabile in un futuro prossimo (considerando che sono trascorsi ormai 32 anni dal terremoto del 23 novembre 1980).

In realtà per fortuna o per sfortuna non è così semplice formulare un quadro previsionale. Chiunque abbia un minimo di dimestichezza con la statistica sa bene che per formulare una legge statistica che abbia un minimo di attendibilità è indispensabile un numero di osservazioni elevate, molte più di quelle rilevate. Esiste infatti un problema di completezza del dato. Il catalogo sismico italiano, pur essendo ricco di eventi, soffre ovviamente del fatto che l’era della sismologia strumentale è relativamente recente in relazione al catalogo stesso. Possiamo infatti considerare valori attendibili i dati relativi all’ultimo centennio, mentre per le rilevazioni precedenti, i valori riportati provengano per lo più da rilevamenti macrosismici e, pertanto suscettibili di errore oltre che di veri e propri vuoti.

Il fenomeno terremoto inoltre, per quanto sufficientemente conosciuto sotto l’aspetto dinamico teorico, cela ancora molti aspetti legati ai meccanismi di innesco, di cui si conosce poco.

I parametri che concorrono al verificarsi di un evento sismico sono talmente svariati e al di fuori dalla possibilità di controllo da parte dell’uomo che qualsiasi quadro previsionale risulterebbe azzardato.

Per questo motivo, per quanto sembrerebbe che all’incirca ogni trent’anni, si verifichi un evento sismico di magnitudo superiore a 6 nell’alta Irpinia, il che renderebbe probabile il prossimo verificarsi di un evento, è assolutamente impossibile, allo stato attuale, rispondere alla domanda alla quale ognuno vorrebbe risposta, e cioè: “la sequenza sismica alla quale stiamo assistendo negli ultimi tempi significa che dobbiamo aspettarci prossimamente un evento sismico come quello del 23 novembre 1980?… E se si quando?”

La realtà è che è impossibile dare una risposta a questa domanda. La sola certezza è che il nostro è un paese ad elevata sismicità, e che un nuovo evento sismico prima o poi ci sarà. Ciò che è invece ancora impossibile dire è “quando” si verificherà, e con quale intensità.

Bisogna pertanto imparare a riporre altrove le nostre speranze di sicurezza e non ricordarci del problema della sicurezza nei confronti dei terremoti solo quando qualche evento sismico risveglia le nostre paure. È verso una corretta politica di prevenzione che dobbiamo rivolgere la nostra attenzione e l’impiego delle risorse tecniche, oggi alla portata della comunità, volte ad attenuare gli effetti di un evento sismica a salvaguardia della pubblica incolumità.

Il mondo della ricerca ci consente oggi di progettare e realizzare opere in sicurezza nei confronti dell’azione sismica, almeno per gli ordini di grandezza delle intensità attese nel nostro territorio, ed intervenire anche sul patrimonio edilizio esistente. Ma è necessario che la cultura della sicurezza diventi di pubblico dominio e si impari a convivere, come avviene in altri paesi del mondo, con l’idea che il nostro è un territorio ad elevato Rischio Sismico e pertanto la probabilità di occorrenza di un terremoto, è elevata.

 

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