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3 ottobre 2012

L’emerito professore dell’Ateneo in un dialogo con Luigi Sampietro

Il Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati organizza un incontro con il proprio professore Emerito di Lingua e letteratura angloamericana Sergio Perosavenerdì 5 ottobre (Ca’ Bernardo, ore 17.45) per discutere del rapporto tra William Shakespeare e Henry James, cui Perosa ha dedicato il suo ultimo libro(Bulzoni, 2010).

L’incontro sarà l’occasione per discutere di temi a cui Perosa ha dedicato tutta la sua carriera di eminente anglista e americanista e per focalizzare il rapporto James-Shakespeare che l’autore ripercorrerà in un dialogo con il prof. Luigi Sampietro, importante americanista dell’Università di Milano.

Nel suo tardo racconto “The Birthplace”, James racconta la storia della casa natale del Bardo, che non è mai nominato direttamente ma è chiaramente Shakespeare. Quasi soggiogato da quella figura potente, il custode è eccitato dalla presenza spettrale del grande scrittore, che però si rivela più un’assenza inafferrabile e incomprensibile. E’ un’assenza così forte  che il custode si disamora della leggenda che ha tanto vagheggiato e inizia a demolirla nel suo pensiero. Ma poi è costretto, per motivi pratici, a continuare ad alimentarla, inventando di sana pianta storie, aneddoti e dettagli sul Bardo, che a un certo punto non avrà più nulla a che fare con il vero scrittore ma sarà il frutto dell’immaginazione del custode. A partire dall’analisi questo racconto Perosa insegue l’ombra letteraria di Shakespeare, che esercitò un’enorme fascinazione su Henry James, diventando anche un “maestro e mago dalle mille maschere” per la letteratura di fine Ottocento e del Novecento.

Shakespeare continua ad essere questo mago inafferrabile eppure sempre presente anche nella cultura dei nostri giorni: e dell’eterna fascinazione per il Bardo e del modo in cui essa ha vivificato la cultura nel tempo si discuterà nell’incontro con Perosa e Sampietro.

“Un prezioso volumetto in cui è tracciato il percorso di uno scrittore diffuso ed esauriente sulla pagina ma personalmente elusivo come James, il quale insegue, annotando puntualmente i propri passi, l’ombra che gli sta davanti e della quale nessuno sa nulla. Ed è, questa, soprattutto, la storia di un’ossessione. Parlando di Shakespeare, James parla in realtà di sé – della propria opera – per interposta persona. È consapevole che come drammaturgo quell’ombra non può raggiungerla, ma sa anche che, come artista, può collocarsi là dove la sua ambizione vorrebbe che fosse: non molti gradini al di sotto del Bardo.” (Luigi Sampietro, “Il Sole 24 Ore”)

 

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