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1 ottobre 2012

Monti Bis tra governo tecnico e governo politico: cosa succede

Monti Bis
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La possibilità di un secondo mandato e del  Mario Monti BIs sta animando il dibattito politico degli ultimi giorni.

Contrariamente all’UDC, favorevole ad una simile ipotesi, le altre due forze della maggioranza –  PDL e PD – hanno immediatamente palesato la propria contrarietà auspicando, invece, che a fine legislatura debba procedersi  a nuove elezioni. Va rammentato che la forma di governo adottata dallo Stato italiano è quella parlamentare caratterizzata dal fato che il Governo formula un indirizzo politico che si impegna a seguire e di cui è responsabile solo davanti al Parlamento, il quale, a sua volta, può in qualsiasi momento obbligarlo alle dimissioni revocandogli la c.d. fiducia.

Con tale espressione ci si riferisce a quell’istituto attraverso il quale la maggioranza dei membri del Parlamento prende atto del programma politico presentato dal Governo.

Assicura a quest’ultimo il proprio sostegno per l’approvazione degli atti legislativi indispensabili per realizzare tale programma. Il venir meno della fiducia determina le dimissioni del Governo.

Appare evidente, quindi, che il Parlamento è per eccellenza il luogo in cui si realizza quel principio di  democrazia rappresentativa sancito dal secondo comma dell’art. 1 della Costituzione secondo il quale la sovranità spetta sì al Popolo, ma la esercita nei modi e nei limiti costituzionalmente previsti.

Il Parlamento, costituito dalla Camera dei deputati e dal Senato della Repubblica- è eletto a suffragio universale dai cittadini italiani che abbiano compiuto la maggiore età (per l’elezione del Senato è richiesto il compimento dei 25 anni).

Nel sistema politico attuale, caratterizzato dal bipolarismo (seppur complesso e problematico), il Presidente della Repubblica, a termine delle operazioni elettorali, assegna la carica di “Capo del Governo” al leader della coalizione che ha vinto le elezioni e che, pertanto, può contare sulla maggioranza del suo polo in Parlamento.

Ne discende che nel nostro Paese, come nelle moderne democrazie, il Governo, cui in primis compete la funzione di indirizzo politico, non può che avere una connotazione fortemente politica, indispensabile affinché possa operare quelle scelte relative ai modi e agli strumenti attraverso i quali deve svolgersi l’attività esecutiva.

Monti Bis ed in caso contrario ecco cosa succede senza la maggioranza in Parlamento

Cosa succede nel momento in cui il Governo non può contare su una solida maggioranza in Parlamento? Si pare la c.d. crisi di governo le quali non solo quelle parlamentari, vale a dire determinate dall’approvazione da parte delle Camere della mozione di sfiducia, ma anche extra-parlamentari le quasi si verificano  in ragione di un evento esterno.

E’ stata una crisi di natura extraparlamentare ad aver determinato a fine 2011 la caduta del Governo Berlusconi; l’allora Presidente del Consiglio, infatti, prima di essere “destituito” da un voto di sfiducia, ha rassegnato le dimissioni nelle mani del Presidente Napolitano consentendo la nascita di un governo tecnico  guidato da Mario Monti e affidato a Ministri dotati di competenze e capacità adeguate.

Trattasi di una forma di “governo atipico” (sperimentata già in passato col Governo Dini) che inevitabilmente mette in evidenza alcune problematiche: non è rappresentativo del popolo essendo il frutto di una sorta di compromesso tra le forze politiche le quali affidano ai terzi la decisione di misure “impopolari” al fine di non perdere il consenso elettorale; viene a determinarsi per il Capo dello Stato un ruolo politico nel momento in cui sponsorizza la formazione di una siffatta compagine governativa. Tale atteggiarsi del Presidente come organo politico mal si concilia con la figura neutrale e super partes prevista dalla Costituzione.

In conclusione, nonostante la situazione di emergenza economica abbia evidenziato l’incapacità della politica di gestire con efficacia la vita pubblica del Paese con la conseguente entrata in campo di “forze tecniche” appare evidente che tale stato di fatto non può protrarsi ancora per molto.

Sarebbe costituzionalmente illegittimo affidare di nuovo a Mario Monti il governo del Paese senza ricorre al voto dei cittadini;  a fine legislatura il corpo elettorale deve essere necessariamente consultato. E’ la conditio sine qua non per un corretto e democratico esercizio del potere politico.

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