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29 ottobre 2012

Premio Nobel Montagnier

Stiamo sperimentando nuovi farmaci che aggrediscono le cellule staminali dei tumori che stanno dando ottimi risultati. Quando si studia un farmaco chemioterapico si guarda alle dimensioni del tumore. In questo caso, invece, noi non andiamo ad analizzare la risposta dimensionale del tumore, bensì l’aspettativa è quella di fare in modo che il tumore, con gli anni, non si riformi”.

Lo ha detto Lucio Miele, Director Cancer Institute, Ergon Professor of Medicine and Pharmacology University of Mississippi Medical Center nel corso del convegno “Medicina traslazionale: ricerca e futuro” che ha concluso questa mattina, nella Sala Conferenze dell’Ordine dei Medici di Salerno, “Le Giornate della Scuola Medica Salernitana 2012”, promosse dall’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Salerno, in collaborazione con il Centro Studi Onlus Hippocratica Civitas, l’Università degli Studi di Salerno e la Nuova Scuola Medica Salernitana.
Il dott. Miele ha condotto la sua ricerca su 22 pazienti affette da tumore al seno ed è stato coadiuvato dallo staff composto da ricercatori e studiosi di tutto il mondo, tra cui Antonio Pannuti e Paola Rizzo, entrambi di Agropoli. “Ora – aggiunge – inizierò una nuova ricerca con un nuovo farmaco per vedere quale sarà il farmaco migliore”.

Per il futuro in campo oncologico, Miele aggiunge: “Nei tumori che sono più comuni come quello al seno e alla prostrata dove si sa già moltissimo, c’è disponibilità di molti campioni che provengono da pazienti, in quelli più rari, invece,  c’è bisogno di creare banche di tessuto internazionali perché una singola istituzione non è in grado di raccogliere un numero di campioni sufficienti per poter studiare l’eterogeneità dei tumori. Questo sta già succedendo sia negli Stati Uniti che in Europa dove ci sono gruppi cooperativi che raccolgono gruppi più rari che permetteranno di arrivare allo stesso punto di ricerca degli altri tumori, ma con un tempo maggiore”.

Secondo Miele, inoltre, “Chi è obeso rischia di più la comparsa di un tumore e questo soprattutto tra le donne in menopausa. Mi sto occupando di questo argomento anche perché in America il problema dell’obesità è molto sentito e diffuso”.
Nel corso della mattinata, dopo i saluti del Presidente Bruno Ravera e della Pro-Rettrice del Campus salernitano, Maria Galante, sono intervenuti anche il Premio Nobel per la Medicina 2008, Luc Montagnier, presidente della Fondazione Mondiale per la ricerca e prevenzione dell’Aids; Giuseppe Vitiello, professore ordinario di Fisica Teorica Facoltà di Scienze – Università degli Studi di Salerno; Ernesto Reverchon, professore ordinario di Impianti Chimici – Università degli Studi di Salerno; Silvana Morello, docente di Immunofarmacologia – Università degli Studi di Salerno; Aniello Montano, docente di Storia della Filosofia – Università degli Studi di Salerno. Hanno moderato: Mario Capunzo, Referente Dipartimento Medicina e Chirurgia Facoltà di Medicina Università degli Studi di Salerno e Alfonso D’Arco, Direttore S.C. Medicina Interna e Oncoematologia Ospedale Umberto I – Nocera Inferiore.

Il Premio Nobel Luc Montagnier, insieme al fisico salernitano, prof. Giuseppe Vitiello, nel corso della sua relazione su “Le nuove tecnologie per la prevenzione delle malattie croniche”, ha presentato nuovi studi che sta conducendo nell’ambito delle nuove acquisizioni sulla emissione di onde elettromagnetiche da parte di frammenti di dna immersi in acqua.

Dobbiamo imparare – dice Montagnier – che i batteri trovano nuovi modi per reagire contro le difese immunitarie. Alcuni batteri creano un biofilm che permette loro di resistere. Negli ultimi sette anni mi sono dedicato alla interpretazione di nuovi segnali prodotti dal Dna di alcuni batteri sottoforma di onde elettromagnetiche trasmissibili in ambiente acquoso. Queste onde elettromagnetiche di bassa energia sono in grado di determinare la riproduzione del Dna iniziale in nano strutture che a loro volta emettono segnali elettromagnetici che possono diventare markers per valutare effetti terapeutici anche in patologie croniche quali la sclerosi multipla, l’Alzheimer e l’autismo”.

A tal proposito, il Premio Nobel si è soffermato sull’autismo che colpisce i bambini e ha detto: “ L’impiego in alcune sperimentazioni di determinati antibiotici ha determinato la riduzione del 71% dei casi dei segni clinici della malattia. E questo, in maniera similare, è stato rilevato in altri esperimenti che riguardano patologie al momento di difficile cura”.

A Salerno, – spiega il presidente dell’Ordine dei Medici, Bruno Ravera, per tre giorni, abbiamo ospitato studiosi del calibro del Premio Nobel per la Medicina 2008, Luc Montagnier, di  Walter J. Freeman, docente di Neuroscienze della Graduate School alla University of California di Berkeley e di Lucio Miele, Director Cancer Institute, Ergon Professor of Medicine and Pharmacology University of Mississippi Medical Center. Lo stesso Premio Nobel Luc Montagnier e il professore Lucio Miele hanno presentato qui da noi alcuni studi che stanno portando avanti. Salerno, dunque, diventa punto di riferimento della ricerca internazionale“.

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