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29 ottobre 2012

Progetto Erasmus, esiste ancora ?

Il progetto Erasmus, nato nel 1987, ha come scopo l’educazione del cittadino all’idea di Europa; i confini geografici vengono superati dalla volontà di creare uno studente cosmopolita.

Erasmus

Erasmus

Ultimamente il progetto è in crisi, perché la Commissione Europea vorrebbe ridurre i posti messi a disposizione per gli studenti o tagliare le borse di studio. L’Europarlamento ha tuttavia garantito il suo impegno nel garantire il progetto nel bilancio del 2013.

Abbiamo deciso di rivolgersi all’ufficio Erasmus di competenza per capire qual è la situazione attuale del progetto, purtroppo il personale rimanda ai mesi successivi un possibile chiarimento sulla situazione, ma si mostrano fiduciosi perché: “Togliere il programma Erasmus non è ammissibile, equivarrebbe ad una regressione, in quanto verrebbe meno l’idea di Europa”. La Dottoressa Annunziata Fraiese, collaboratrice dell’ufficio continua, dicendo: “ Per ora il nostro ufficio può dare dati certi solo per il corrente anno accademico, per esempio la borsa erogata agli studenti era in totale di 400 euro ( 230 euro fondi europei e 170 contributi integrativi), però per l’anno successivo non possiamo ancora dare alcuna certezza”.

I tagli. Fino ad ora il progetto Erasmus ha dato la possibilità a più di 2,5 milioni di studenti di conoscere, studiare e lavorare all’estero. Il numero ovviamente potrebbe diminuire. È opinione diffusa che i tagli andranno a colpire le classi “più deboli”, ma in realtà non è così: le borse erogate non superano i 300 euro mensili.

Un budget troppo basso per poter vivere esclusivamente con una borsa di studio, infatti, Giusy Iervolino, studentessa presso la Federico II di Napoli, racconta la sua esperienza negativa, dovuta proprio ad un problema economico.

Ciao Giusy, come mai hai deciso di andare in Erasmus? Cosa ti ha spinto?

Giusy Iervolino - studentessa erasmus

Giusy Iervolino – studentessa lettere moderne

Innanzitutto devo fare una premessa: quando parlo di persone che vanno in Erasmus intendo coloro che scelgono di intraprendere questa esperienza per approfondire i propri studi e non per passare le notti a feste di ogni genere in preda allo “sbandamento” più totale. Quelle persone non fanno l’Erasmus, fanno una vacanza sovvenzionata dalla famiglie che vengono raggirate.

Tornando alla domanda, credo che lo scopo di tutti sia quello di approfondire le proprie conoscenze e, soprattutto, aprirsi a nuovi orizzonti lavorativi dal momento che la situazione in Italia è davvero difficile.

Le borse di studio che vengono erogate sono sufficienti per coprire le spese, visto che si tratta di una cifra non superiore a 300 euro mensili?

Per gli studenti della Federico II si tratta, in realtà, di 260 euro mensili. Se tutto va bene, sono sufficienti solo per l’affitto dell’appartamento . Il loro valore dipende dalla meta: per Parigi non sono nemmeno sufficienti per coprire l’intero affitto mensile.

Purtroppo per la situazione attuale il progetto è a rischio, secondo te quali sono le misure che potrebbero essere adottate?

Credo che bisognerebbe adottare una politica più rigida ed un maggior controllo: veicolare, ad esempio, la scelta della meta oppure non erogare borse di studio per gli studenti che non sostengono il minimo di esami richiesto. In questo modo si potrebbe gestire meglio la situazione senza svantaggiare i ragazzi che davvero vogliono ricavare il meglio da questa esperienza.

Raccontaci la tua esperienza. Come mai non sei riuscita a partire?

Solo ed esclusivamente per un fattore economico. Avevo scelto Parigi perché la Francia è uno dei Paesi europei con la più grande tradizione di studi nell’ambito delle lettere classiche. Nonostante il sussidio dell’Adisu, che ammontava a circa 400 euro mensili, non ce l’avrei fatta a pagare neppure l’affitto. È da quando ho iniziato l’Università che gli studi me li pago da sola. Andare in Erasmus significava prosciugare tutti i miei risparmi. E, considerando che questo è il mio ultimo anno di magistrale, prosciugare tutti i risparmi significava non aver nessuna base economica per affrontare ogni genere di realtà post lauream. Il mio obiettivo è insegnare ed il TFA costa 2.500 euro. A questo punto ho dovuto scegliere, o sei mesi a Parigi o il mio futuro.

Non ritieni quindi che il progetto era già per pochi, per una casta?

Sì, ma una casta prevalentemente economica. Per quanto riguarda il merito, tutti riescono ad avere l’Erasmus, basta essere furbi e cercare le mete giuste.

Abbiamo deciso di far conoscere anche l’esperienza positiva di Matteo Innaco, laureato in economia, che grazie ai suoi sforzi e alla sua determinazione è riuscito a “vivere l’Erasmus”.

Matteo Innaco - studente erasmus

Matteo Innaco – studente erasmus

Cosa ti ha spinto a voler partecipare al progetto Erasmus?

Avevo 23 anni e tanta voglia di fare un’esperienza nuova. Molti ragazzi che conoscevo erano partiti, riportando, in quel breve arco di tempo, una formazione diversa e migliore: avevano imparato una nuova lingua, riuscendo a superare esami a “livello universitario” in lingua straniera. L’idea era accattivante e si prospettavano all’orizzonte nuove sfide, perciò ho deciso di fare domanda.

Hai riscontrato dei problemi per poterti integrare nei nuovi e diversi ritmi? E con la lingua hai seguito un pre-corso in spagnolo?

Nessun problema d’integrazione né nei ritmi spagnoli, né nel nuovo modo di studiare. Con la lingua naturalmente, all’inizio, mi sono trovato un po’ spiazzato, ma lo spagnolo non è impossibile da imparare e, infatti, dopo un mese già potevo interagire su qualsiasi argomento con tutti. L’università ha poi predisposto un corso di spagnolo a pagamento (ma con restituzione dell’importo nel caso in cui si superasse il test finale), che è stato utile sia per la grammatica sia per la pronuncia, anche se ritengono che lo spagnolo si possa imparare più facilmente “vivendolo”: in università, durante i corsi, in giro, conoscendo gente e scambiando con loro opinioni.

L’Erasmus ha cambiato le tue abitudini? Cosa ti ha portato (al livello personale, professionale, degli studi)?

L’Erasmus ha stravolto le mie abitudini. Era la prima volta che decidevo di intraprendere un’esperienza del genere e naturalmente ne ero spaventato, però da quell’anno tutto è cambiato, sostanzialmente non sono più tornato a casa stabilmente per più di qualche mese. Mi rendo conto, sempre più spesso, che il sistema universitario attuale non permetta agli studenti di integrarsi con la cultura europea. Ho conosciuto ragazzi di ogni provenienza con i quali sono ancora in contatto, e solo dopo l’Erasmus ti rendi conto di essere “cittadino del mondo”. A livello personale arrivi alla consapevolezza che, nonostante le distanze si siano sempre più ridotte grazie alla tecnologia, sei solo e devi riuscire ad affrontare il proprio contesto sociale senza l’aiuto dei tuoi genitori. Non tutti ci riescono, qualcuno si ritrova a ritornare a casa ogni 2 settimane, perché non regge la pressione, ma per me è stata soprattutto una sfida da dover, ovviamente, superare. Anche conoscere il sistema universitario di un altro paese è abbastanza particolare: all’inizio è difficile capire il suo sistema, ma pian piano inizi a seguirlo con sempre più consapevolezza e si riescono così ad ottenere buoni risultati, superando quelle limitazioni linguistiche che purtroppo ci sono sempre. L’esperienza dell’Erasmus mi ha spinto, nell’anno successivo, a rimanere a Valladolid per cercare lavoro; ho effettuato uno stage di qualche mese prima di tornare a Salerno per laurearmi e anche grazie a quell’esperienza sono riuscito a trovare il mio lavoro attuale in Italia. Attualmente lavoro a Torino, all’IVECO, da 1 anno e 1 mese.

Il progetto sta risentendo di questa situazione generale di crisi, cosa ne pensi a riguardo?

Per me l’esperienza di studi all’estero dovrebbe essere non facoltativa o a scelta ma “obbligatoria”, proprio come un esame nel piano di studi. Quando ho letto la notizia ho pensato a tutti i ragazzi che ho conosciuto in Erasmus, a quel fantastico anno passato insieme e alla possibilità che potrebbe non prospettarsi più in futuro a ragazzi come me. Spero si trovi una soluzione, perché sarebbe un terribile passo indietro. La borsa non era misera, nel senso che permetteva di pagare l’affitto e le spese senza problemi (anche se naturalmente dipende dalla destinazione; in Spagna è ancora fattibile, ma immagino che in altri paesi con quella cifra non si possa pagare nemmeno una stanza!), ma in ogni caso io appena arrivato a Valladolid ho cercato lavoro e come me altre persone! Per evitare di pesare ulteriormente sui miei genitori che già mi avevano aiutato per le prime spese durante la mia permanenza all’estero. L’Erasmus dovrebbe essere per tutti e non per pochi, e sono sicuro che esista ancora spazio per far continuare questo progetto (e come questo anche altri che permettano di andare a studiare/lavorare all’estero) perché davvero c’è bisogno sempre di più che nel futuro i ragazzi siano preparati a vivere dovunque e in contesti internazionali.

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