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4 ottobre 2012

Scuola: ragazze più brave dei ragazzi

Sesso forte e sesso debole, superiorità maschile o femminile: luoghi comuni, è vero, ma in alcuni casi ed in alcune circostanze un sesso ha la meglio sull’altro. A scuola, ad esempio, le ragazze risultano più brave dei loro coetanei appartenenti all’altro sesso. A dirlo sono le statistiche, uno degli strumenti apparentemente più oggettivi per valutazioni di ogni genere, ma anche tra i più aridi.

Secondo un resoconto dell’Istat sull’andamento generale nella scuola durante il 2011, le studentesse risultano “più meritevoli”: molto più attive ed attente in classe, interessate a corsi extra scolastici e, soprattutto molto più ambiziose, il 38,3% di esse raggiunge risultati eccellenti rispetto al 24,9% dei ragazzi.

Al 21,3% dei ragazzi basta raggiungere la sufficienza, mentre solo il 14,1% delle loro colleghe si accontenta del risultato minimo, inoltre il 13,1% dei maschi si impegna solo nelle materie per che suscitano in loro interesse.

Corsi di recupero, dunque, prevalentemente maschili (15,8% di ragazzi rispetto al 13,4% di ragazze).

Quali potrebbero essere i motivi di tale dislivello? È sicuramente ridicolo chiamare in causa motivazioni legate alla “superiorità” intellettuale di un sesso rispetto ad un altro. Si tratta semplicemente della più profonda e bella differenza che rende il mondo armonioso: la natura e l’indole diversa che distingue uomini e donne, unita alla precocità del processo di maturazione e responsabilizzazione della donna.

Più attente a far bella figura, forse più ambiziose e più caparbie già nell’adolescenza, le studentesse “ci tengono di più” ad andar bene a scuola. I ragazzi matureranno la stessa ambizione e la stessa caparbietà solo qualche anno più tardi, essendo, durante la felice fase della loro vita che, si può dire, termina verso i 18 anni, presi da impegni diversi e, forse, più spensierati.

Interessante, certo, il resoconto dell’ Istat, ma, ribadisco, arido perché, come tutte le statistiche, appiattisce la realtà limitandosi ad analizzare i dati di fatto senza indagarne le ragioni intrinseche, descrivendo, di conseguenza, una realtà priva di sfumature e piena solo di numeri e cifre.

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