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26 novembre 2012

Dire No alla violenza si può, sopratutto nelle scuole

Nuovo sportello anti-violenza

Novembre: trenta giorni per dire No alla violenza. Dal 5 al 11 Novembre è stata indetta la IV settimana contro ogni forma di violenza.

No alla violenza

No alla violenza

Dal 5 al 11 Novembre è stata indetta la IV settimana contro ogni forma di violenza, settimana indetta dal MIUR e nello specifico dal Dipartimento per le Pari Opportunità, una settimana per dare la possibilità ad ogni scuola italiana di  affrontare temi difficoltosi.

Il 25 Novembre è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Una data che ricorda un femminicidio, in questo giorno infatti nel 1960 furono torturate, stuprata e massacrate tre sorelle di origine domenicana, le sorelle Mirabal.

Nel ricordo di quel tragico avvenimento, tutto il mondo decide di gridare, cantare, urlare il proprio NO contro la violenza di genere, una data in cui si ricorda ad ogni donna il rispetto per se stessa, ed ad ogni uomo il rispetto per la donna.

Due date importanti, due occasioni per crescere, per parlare, per comprendere, ma sopratutto per prevenire ogni forma di violenza.

I DATI: Per quanto riguarda la violenza nelle scuole, i dati raccolti da cittadinanzattiva presentano una situazione preoccupante oltre la metà degli studenti e il 36% degli insegnanti dichiarano di aver assistito ad episodi di violenza a scuola.

Uno studente su tre, dichiara di aver subito in prima persona scherzi indesiderati o atti aggressivi da parte dei compagni. Basti pensare ai fatti di cronaca recenti o meno, per rendersi conto che troppo spesso ci si trova davanti ad atti di bullismo, di prepotenza, di discriminazione, tutto in un ambiente che dovrebbe garantire non solo la sicur

ezza dei ragazzi, ma anche e sopratutto la loro crescita culturale.

Per quanto riguarda la violenza contro le donne, i dati forniti dall’associazione Telefono rosa rivelano un aumento di femminicidi in Italia, si è passati da una donna uccisa ogni tre giorni a una ogni due.

Il dato più allarmante è di certo il fatto che questi atti di violenza avvengono nel’87%  dei casi  tra le mura 

domestiche, questo vuol dire che quasi tutte le donne muoiono per mano di parenti, compagni, o mariti.

Purtroppo anche in questo caso i racconti di cronache del 2012 si sono troppo spesso macchiati del sangue di donne, anche giovanissime.

LE INIZIATIVE: Le iniziative , nella settimana dal 5 al 11 Ottobre, organizzate nelle scuole di ogni ordine e grado erano rivolte alla prevenzione della violenza fisica e psicologica, della violenza in ogni sua forma, dall’ intolleranza razziale, religiosa e di genere, ad ogni forma di discriminazione.

Per ricordare il 25 Novembre, il MIUR ha organizzato una campagna di sensibilizzazione nelle scuole, campagna che è stata inaugurata, lunedì 19, con la presentazione dello spettacolo teatrale 1522 a Roma, presso il Teatro Quirino. Lo spettacolo, organizzato con Telefono Rosa e accompagnato dal percorso musicale Dedicato a Lea, ha l’obiettivo di sensibilizzare gli studenti, attraverso il laboratorio teatrale e musicale, ai temi delle pari opportunità e della violenza sulle donne.

Presentato anche un numero verde per sostenere le donne vittime di violenza, il 1522, e lanciato sul web un sito dedicato alla raccolta di materiale didattico per le scuole e progetti realizzati da associazioni in materia di apri opportunità.

Per avere una visione completa di ciò abbiamo incontrato un’operatrice del centro AntiViolenza Demetra di Lamezia Terme.

Anna Cerrutti ci racconta i loro progetti avviati con le scuole del territorio:

” I nostri progetti nascono dall’esigenza di portare nelle scuole una proposta formativa sulle relazioni uomo-donna, e sulle tematiche care al nostro centro. L’obiettivo è quello di riflettere e far riflettere i ragazzi per innescare in loro una mentalità meno discriminante, vogliamo proporre delle relazioni basate sulla stima, evitando il discorso prettamente sessuale, che è una sfumatura della violenza, ma non è l’unica.”

Come sono organizzati i progetti?

“I progetti non si esauriscono con un unico incontro, si è infatti scelto di dividere il progetto in più parti, questo per dare spazio e respiro alle diverse anime del nostro centro anti-violenza che nasce da più partenariati, ma anche e sopratutto per dare spazio all’interezza della persona. Il primo incontro è sulla corporeità, il secondo sull’ambito legale e psicologico, e il terzo sull’ambito medico. Abbiamo scelto una modalità di gioco per avvicinare i ragazzi alla tematiche delle relazioni, li facciamo giocare e così sperimentano realmente il loro modo di relazionarsi l’uni gli altri.”

Come hanno reagito i ragazzi nelle esperienze già avute?

E’ difficile dare una risposta univoca, in alcune classi si sentiva forte la presenza di chi era più vicino al problema della violenza, in altre si avvertiva che i ragazzi erano nuovi al problema, ma nella totalità vi è stata una buona partecipazione, apprezzano molto la dimensione ludica, che dicono molto di più con i loro corpo che con le parole.”

Perché è importante fare questi progetti con le scuole? 

“Noi offriamo loro un’opportunità, un’opportunità di riflessione, di conoscenza tra loro e di loro stessi. E’ una presa di coscienza di un fenomeno che non è mai così lontano come si pensa, i ragazzi imparano a riconoscere i segni della violenza, che non sono mai solo quelli fisici. Noi proponiamo un’alternativa ad una cultura che è spesso maschilista e familiarista, nell’accezione più negativa, maschilista come discriminazione che non permette alle donne scelte di libertà e autonomia, e familiarista quando è una famiglia che si chiude, che ti chiude, che non è rete positiva ma luogo di scelte imposte e subite.”

E’ possibile la prevenzione della violenza di genere?

“Incontrare i giovani ci permette di entrare in contatto con persone che non hanno ancora scelto chi essere, persone che hanno la possibilità di cambiare la propria cultura e quella degli altri. La nostra è una proposta e tocca a loro raccoglierne i frutti, loro saranno gli uomini e le donne di domani, saranno loro che decideranno che relazioni vorranno instaurare. L’importante è che questi incontri non rimangano puramente informativi, i dati e le storie di violenza, i ragazzi le conoscono, a lor serve sperimentare e sperimentarsi, devono poter avere esperienza delle relazioni che instaurano. Tuttavia la nostra proposta si esaurisce in un tempo e in uno spazio determinato, tocca allora alla scuola dedicarsi a questi momenti di formazione, la scuola dovrebbe essere meno valutativa e più formativa, in fondo ogni giorno in classe i ragazzi sperimentano relazioni di genere.”

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