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13 novembre 2012

Eliminare esami inutili e anticipare la Pratica Forense;. Idee per la facoltà di Giurisprudenza

Chiunque abbia a cuore la giustizia fa bene ad iscriversi a Giurisprudenza; racconta l’Avvocato Toriello.

Le delusioni e le ingiustizie ti preparano a ciò che viene dopo la laurea.

Il periodo di pratica?

In alcuni casi è effettivamente uno sfruttamento dei neo laureati, ma ciò nei miei confronti non si è mai verificato.

Tra meno di un mese l’Esame di Stato per Avvocato, 3 giorni in cui giovani laureati (ma anche persone laureate da diversi anni) si giocano una buona parte del loro futuro.

L’Esame già si presenta particolarmente impegnativo, perché non è facile districarsi tra pareri civili, penali e amministrativi, poi ci si mettono pure i componenti delle commissioni che trattano i Dottori in Giurisprudenza come se fossero bambini delle scuole medie, controllando ogni loro singolo movimento e minacciando di annullare la loro prova.

In più, le aule sono stracolme, i candidati hanno a malapena lo spazio per scrivere e consultare i codici: insomma, un’esperienza tremenda che si va a sommare agli anni universitari in cui le difficoltà certamente non mancano e agli anni del praticantato legale, in cui spesso i praticanti avvocati imparano più che altro a fare fotocopie e a portare la borsa del loro avvocato.

Per parlarci di tutto ciò in modo più approfondito ho incontrato Daniele Toriello, 29 anni, di Mercato S. Severino, laurea in Giurisprudenza conseguita presso l’Università di Salerno, e da qualche settimana avvocato a pieno titolo.

Come nasce l’idea di iscriversi a Giurisprudenza?

Pur avendo sempre avuto l’intenzione, ma soprattutto l’entusiasmo, di iscrivermi a Giurisprudenza, non è mancato chi mi abbia sconsigliato tale scelta. Le motivazioni erano quelle note a tutti: facoltà inflazionata, difficoltà a trovare lavoro a seguito del conseguimento della laurea e così via. Io penso che chi abbia a cuore la giustizia intesa come tutela dei diritti, insopprimibile esigenza di non vedere calpestati gli interessi dei cittadini o, in senso forse più retorico, come stato morale abbia sempre ragione nell’iscriversi a Giurisprudenza. Ed è ciò che è capitato a me (purtroppo ormai tantissimi!) anni fa.

Rifaresti questa scelta?

Beh, proprio per quanto ho affermato prima, rifarei questa scelta anche immediatamente. Pur ingoiando per la seconda volta gli stessi rospi già digeriti nella prima occasione, ovvero i torti e le iniquità cui, giocoforza, ciascuno assiste e si abitua nel corso della propria carriera universitaria.

Parlaci un po degli anni universitari. Quali sono state le maggiori difficoltà incontrate lungo il tuo percorso di studi?

Gli anni universitari sono stati certamente molto formativi, e non mi riferisco solamente all’ambito didattico. La formazione continua che uno studente universitario coglie nel suo percorso è dato non soltanto dallo studio delle materie (la maggior parte delle quali dalla dubbia utilità, a mio parere) ma anche dal confronto con gli altri studenti, dai rapporti con il corpo docente e, soprattutto, dall’abitudine alla vita vera, alle conseguenti delusioni ed ingiustizie che essa comporterà. A posteriori, posso dire che nemmeno queste ultime debbano essere, a mio parare, considerate quali difficoltà: ti preparano a ciò che viene dopo la laurea.

Dopo la Laurea hai iniziato a il periodo di pratica in uno studio legale. Parlaci di questi anni e del rapporto col tuo dominus.

Ho iniziato la pratica legale già qualche giorno dopo la laurea. Il tipo di pratica che ho fatto, ovvero di natura civilistica, è abbastanza difficoltosa ma parimenti formativa. Ti abitua a recarti spesso nei Tribunali dei vari fori giudiziari, ad essere sommerso di carte, ad assuefarti alle difficoltà in cui effettivamente incorre la Giustizia italiana. Difficoltà che dipendono dalla mancanza di personale, non certamente da incapacità lavorative. I dipendenti pubblici (compresi i giudici) lavorano davvero in maniera indefessa. Ho avuto la fortuna di avere un dominus che mi ha lasciato carta bianca nella pratica legale e che, soprattutto, non ha mai posto alcun limite all’apprendimento dei piccoli segreti dell’attività forense.

E’ vero quel che si dice sul praticantato: sfruttamento e nemmeno un rimborso spese?

Probabilmente per alcuni novelli praticanti la attività forense embrionale si caratterizza come sfruttamento. In realtà, quantomeno a mio parere, tutto sta nella voglia di apprendimento di quella che è la praticità nell’ambito forense. Mi spiego meglio: l’Università, purtroppo, non offre alcuna esplicazione di quelle che saranno le attività che poi si svolgeranno, dopo la laurea, nel mondo dell’avvocatura. Dunque, un periodo in cui, più che essere sfruttato, un praticante si senta tale, è effettivamente normale per tutti. Dopo la laurea, ti senti di spaccare il mondo; ma se vuoi svolgere l’attività di avvocato è opportuno partire proprio dalle fondamenta, perché il titolo, perlomeno in un primo tempo, ti appare proprio inutile! Con ciò non voglio negare, anche se lo posso dire solo de relato e non per esperienza diretta, che esistano studi legali che considerano i praticanti come dei semplici passa o porta carte. E dunque, di conseguenza, anche privi di rimborso spese. Tuttavia ciò, almeno nei miei confronti, non si è mai verificato.&”8221;

Sei favorevole alla riduzione del periodo di pratica da 24 a 18 mesi?

Non solo sono favorevole alla riduzione del periodo di pratica, ma sono ancor più propenso affinché una parte della stessa venga svolto nell’ultimo periodo universitario. Se in altre facoltà, come quelle sanitarie, è previsto l’obbligo di svolgere tirocinio presso quelli che poi saranno i futuri luoghi di lavoro, perché non esigere la medesima cosa per la facoltà di Giurisprudenza? In tal modo, i neo laureati si troveranno molto meno spaesati dopo il conseguimento del titolo e non vedranno la laurea come un mero pezzo di carta! Eliminare alcuni esami, sostanzialmente inutili, in favore di un’anticipazione della pratica legale sarebbe una soluzione assolutamente ragionevole. Ma temo rimarrà una utopia.

Daniele, ti ringrazio per le risposte esaustive che hai dato e sai bene quanto sia particolarmente interessato al tema, poiché anch’io frequento la facoltà di Giurisprudenza.

Però non è finita qui, perché ora abbiamo parlato degli anni universitari, della laurea e del periodo di pratica. La prossima volta vorrei parlare del tanto temuto Esame di abilitazione all’esercizio della professione di avvocato e dell’esercizio della professione.

Sono a tua completa disposizione, mi fa molto piacere. E poi ho tante di quelle cose da dirti su quell’esame

Da questo primo incontro con l’Avv.Toriello è emersa una cosa su tutte: tutto serve per una buona formazione umana e didattica, anche le difficoltà che si incontrano e i rospi da ingoiare aiutano alla lunga a fortificarsi, perché il percorso da fare al di fuori dell’ovattato mondo universitario è tutt’altro che semplice.

 

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