• Google+
  • Commenta
29 novembre 2012

Occupare per liberare. Napoli Choosy Side non si ferma ed occupa Mezzocannone 12

Occupare per liberare

Prosegue ormai da una settimana l’occupazione dell’auditorium di proprietà dell’A.DI.S.U, in Via Mezzocannone 14 ad opera di un gruppo di attivisti che si fa chiamare “Napoli Choosy Side”

Occupare per liberare

Occupare per liberare

I ragazzi, inoltre, la notte del tra il 25 ed il 26 novembre hanno occupato anche la dimenticata sede di via Mezzocannone 12.

Uno scontrino datato 2009. Questo l’unico “indizio” che attesta quando è stata, forse, l’ultima volta in cui qualcuno ha messo piede negli uffici su due livelli di Mezzocannone 12. Da altri “reperti” i ragazzi che hanno occupato la sede deducono che il locale sia abbandonato almeno da sette anni, dal 2005 dunque.

Tutto è cambiato la notte tra il 25 ed il 26 novembre, quando gli attivisti del gruppo “Napoli Choosy Side” hanno occupato lo stabile che, come abbiamo potuto constatare di persona, è in chiaro stato di disuso.

Ma chi sono i “Napoli Choosy Side” e quali sono i loro obbiettivi? 

Dalla loro pagine di Facebook si legge “Siamo studentesse e studenti di un’università massacrata, lavoratori della produzione immateriale e materiale rigorosamente precari, siamo disoccupati o saltuariamente occupati, siamo neet, siamo abitanti di territori devastati, siamo nuovi poveri ovvero quelli a cui stanno negando tutto: il sapere, il lavoro, il reddito, ogni forma di welfare, la casa, la terra, l’acqua, l’aria, l’opportunità di scegliere. Per ora ci riprendiamo spazi inutilizzati per farne grandi laboratori di dibattito e pratiche contro crisi ed austerity, domani vogliamo riprenderci interi territori, Paesi, mondi!

Ci siamo avventurati con loro nei meandri di un palazzo poco noto ai più ma che non è sfuggito all’occhio vigile degli attivisti, intenti, da qualche settimana, a portare alla luce verità e problematiche  scomode nella gestione degli spazi da parte del non più regionale ente per il diritto allo studio, l’ A.DI.S.U.

Calcinacci, tesi di laurea e cartine a fare da contorno alle ampie sale degli ex uffici amministrativi dell’Università Federico II: in ciò ci siamo, con somma sorpresa, imbattuti. “Materiali degli anni ’90, datati ’89 – ’90“, precisa Walter, il portavoce del gruppo, che ci ha fatto da “padrone di casa” in questi locali surreali; “cose che magari l’Università avrebbe avuto interesse a conservare in stati migliori“, prosegue Walter. Ampi, ampissimi spazi, di proprietà dell’ Università lasciati in balia della polvere e della muffa. Gli studenti non possono accettare una cosa del genere.

Abbiamo intervistato Walter, il portavoce del gruppo, che ci ha spiegato le motivazione e le intenzioni delle loro occupazioni:

Da cosa nasce il vostro movimento?

Noi partiamo da una campagna, in seguito alle mobilitazioni studentesche  delle ultime settimana, che prende il nome di “Napoli Choosy Side“, nome che  nasce proprio dagli eventi degli ultimi giorni. Ci chiamano schizzinosi? Ebbene noi rivendichiamo il diritto ad essere schizzinosi perché vogliamo  scegliere il nostro percorso futuro, restando anche in ambiti che non sono al di fuori del nostro percorso.Stiamo mettendo a disposizione  un palazzo intero, forse due, alla città e noi vogliamo che diventi  un laboratorio permanente, una sede in cui si discuta di crisi, di austerity, di alternative. Partendo dall’occupazione dell’auditorium di Mezzocannone 14 che resta il centro dell’occupazione, abbiamo deciso di continuare ad indagare sugli spazi inutilizzati dell’università.

Occupare per liberare. Un paradosso semplicemente spiegabile: perché occupare?

Prima che noi non arrivassimo nessuno conosceva l’esistenza di questi locali che potrebbero essere utilizzati in mille modi. Quattro finestre e una porta un po’ nascosta hanno svelato una palazzo di due piani.   Sembra strano ma noi “occupiamo” al solo scopo di restituire questi luoghi agli studenti. Noi non stiamo occupando questo stabile, noi lo stiamo liberando. La nostra volontà non è chuiudere di nuovo questo locale agli studenti e ai cittadini ma di creare delle forme di welfare dal basso  per ampliare i servizi a disposizione dei giovani.”

Oltre alla questione degli spazi inutilizzati, cos’altro c’è che non va?

L’A.DI.S.U, un ente in parte pubblico, ha cominciato agestire i servizi per gli studenti in modo aziendalistico. Un esempio è quello delle mense universitarie, costruite, ma mai entrate in funzione. Si è preferito affidarsi ai privati, ai ristoranti. L’auditorium viene “affittato” ad ore, 4 o 8, a prezzi esorbitanti (250/550 euro) o meglio concesso ad uso gratuito con obbligo di pagare il “tecnico”. La cosa paradossale è che L’A.DI.S.U si riserva di “concedere” il suo utilizzo per seminari/dibattiti/ congressi che riguardino il diritto allo studio.  E gli studenti per trovare questi fondi sono costretti ad entrare in un circolo clientelare. C’è, inoltre, una mancanza di “informazione”. C’è un area Wi-Fi con una trentina di computer che nessuno utilizza perché nessuno conosce. Il sottoutilizzo non è soltanto inutilizzo ma non far sapere che i soldi spesi sono diventati un progetto.

Qual è il vostro prossimo passo?

La campagna Napoli Choosy side vuole continuare a indagare sull’uso scellerato che l’università fa degli spazi. Università che continua a ribadire che non ci sono edifici per gli studentati e che offre servizi scadenti in termini di aule studio che chiudono sempre troppo presto. Chi è fuori sede o lavora, così come stanno le cose,  non ha a disposizione servizi basilari per cui paga tasse altissime. Chissà quanti spazi ci sono come questo che vengono lasciati ad ammuffire oppure, come avviene per l’auditorium di Mezzocannone 14, affittati ad alto costo, da chi dovrebbe garantire il diritto allo studio.

L’ADISU ha cercato di contattarvi ?

L’AD.IS.U è un ente commissariato. Il suo commissario non ha voluto discutere con noi ma ha scritto telematicamente ai dipendenti, dando loro direttive sul come comportarsi con gli occupanti. Proveremo ancora a metterci in contatto con lui, sperando in una risposta.La speranza è quella di poter intavolare un dialogo con questa azienda in modo da ottenere le risposte che cerchiamo

Abbiamo provato noi a contattare l’A.DI.S.U, che ci ha risposto ringraziandoci “per l’opportunità che il giornale offre di esporre la posizione dell’Amministrazione sulla occupazione della struttura di via Mezzocannone 14, che per il vero ci ha sorpreso

Le sedi attualmente occupate sono un fervente laboratorio di idee e incontri aperti a tutti gli studenti e non che vogliano contribuire intellettualmente al cambiamento non solo della sede, ma di questa politica aziendale che copre con un velo di proprietà dei servizi che sono pubblici e per cui gli studenti pagano delle tasse.

Non ci resta che attendere nuovi sviluppi su una vicenda che coinvolge non solo gli studenti, sempre più attivi e giustamente “schizzinosi”, ma anche la regione e L’A.DI.S.U. che sono state messe in discussione con un abile colpo di dama.

Google+
© Riproduzione Riservata