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19 novembre 2012

Palermo: laureandi di Lettere e Filosofia in agitazione contro le decisioni della Segreteria

In questi giorni di manifestazioni europee, anche e soprattutto l’Italia “giovane”,  del futuro,  è scesa in piazza per far sentire fortemente la propria voce e il proprio disgusto per una situazione sociale ai minimi storici.

Per certi versi sembra essere tornati indietro di molto tempo, quando la lotta era comunque, al di la dei risultati concreti che si ottenevano, qualcosa nella quale si credeva fortemente.

L’intervista che segue racconta però soprattutto un altro problema, non nuovo in realtà, quello della disorganizzazione dell’università siciliana.

Il fatto è di qualche giorno fa e ha interessato 400 laureandi della facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Palermo, e sembra in parte essere stato risolto ma  dimostra come lo studente siciliano non puo’ mai stare tranquillo e abbassare la guardia, pensando solo a fare il proprio dovere.

E così quasi per coincidenza le manifestazioni e le problematiche generali di questi  giorni di manifestazioni si mischiano e uniscono a piccole battaglie (quasi) quotidiane  che ragazzi di varie età, tra una materia e l’altra devono affrontare ….

Ruggero D’Amico, rappresentante degli studenti di Lettere e Filosofia ci racconta la vicenda,  tra speranze, disillusioni e sogni

Ruggero raccontaci cosa è accaduto?

“Il problema che abbiamo avuto ieri nasce dal fatto che l’Ateneo ha cercato di uniformare le sessioni di laurea autunnali per tutte le facoltà nel mese di Ottobre quando a Lettere sono sempre state a Dicembre. Non siamo restii al cambiamento, ma è stato chiesto già nel mese di Luglio di tutelare gli studenti che avevano già previsto di laurearsi nel mese di Dicembre e che avrebbero avuto di fatto una sola possibilità di dare le ultime materie dal momento in cui sono stati informati (Luglio 2012), al momento in cui avrebbero dovuto conseguire la laurea (Ottobre 2012).

Abbiamo chiesto nell’anno in corso, poiché periodo di transizione di mantenere anche Dicembre in via del tutto eccezionale. I problemi nascono dal fatto che il Coordinamento Uniattiva di cui sono il coordinatore chiede la calendarizzazione della sessione di Dicembre da mesi e per tanto tempo il problema è stato rinviato perché si sapeva che ci fossero problemi tecnici di sovraccarico delle segreterie, ma si stava prendendo in giro la componente studentesca per tenerla buona.

Determinate cose in un grande Ateneo che ha ambizione di raccogliere un grande numero di studenti non dovrebbero accadere, accadono perché la componente studentesca che dovrebbe essere il punto focale di ogni decisione, viene invece ritenuta una componente marginale nel processo decisionale. Quindi quando si decide vengono attenzionate logiche altre che non prevedono la tutela del diritto allo studio.”

Perchè  secondo te si creano questi problemi  in università che non sono certo nate ieri? A me viene il dubbio che ci sia tanta gente incompetente ma soprattutto che non ha idea  di come sia, e cosa sia, il mondo universitario (e molto spesso anche i docenti complicano le cose). .

“La disorganizzazione palermitana dipende in parte da direttive nazionali confuse e scomposte, funzionali solo sulla carta ma che spesso non tengono conto di specificità e termini esatti di alcune porzioni di componente studentesca che hanno necessità penalizzate dall’appiattimento troppo spesso consigliato dal Ministero.

Ma in parte dipende da una gestione dell’Ateneo che ritiene ininfluente gestire i rapporti tra studenti, amministrazione e segreteria nella direzione di una pari importanza strategica delle componenti al fine della crescita della qualità del nostro Ateneo .

In poche parole lo studente paga e sta zitto, le segreterie alzano muri e pongono veti inutilmente enfatizzati che l’amministrazione giustifica ponendo come scudo il fatto che le segreterie servono più agli studenti. Un cane che si morde la cosa…”

Quanto riescono a fare i rappresentanti come te concretamente? Venite ascoltati?

“I rappresentanti lavorano tanto ma spesso con scarsi risultati nelle sedi istituzionali per via del numero troppo scarso di organi paritetici. Se l’Ateneo cominciasse ad ascoltarci quando siamo nei consigli e negli organi decisionali e cominciasse a pesare i rappresentanti non in proporzione al numero di studenti cambierebbe l’idea della rappresentanza e il messaggio che per essere ascoltati dobbiamo sempre ricorrere alla forza smetterebbe di circolare.”

Ti chiedo come hai vissuto tu e gli altri studenti di Palermo le proteste europee di ieri?E quanto poi si riesce a sentire vicini problemi seri ma generali quando si vivono ogni giorno disagi specifici come quello che avete vissuto voi?

“Una delegazione del coordinamento Uniattiva ha partecipato ai cortei per testimoniare la nostra presenza proprio perché non vogliamo stare al gioco di chi vuole esserci nel quotidiano da ingranaggio del meccanismo diabolico che ci fa mollare la presa sui problemi di carattere generale che necessitano momenti di protesta importanti. Di certo è più difficile gestire più fonti ma chi decide di fare politica in modo genuino lo fa senza timore di spendere le proprie energie.”

Quanto influisce la disorganizzazione sul raggiungimento dell’obiettivo finale, cioè la laurea?

“Influisce tantissimo proprio perché è un fenomeno che lo studente non può controllare e quindi non può eventualmente correggere il tiro. Se studio male per un esame e non lo supero provo a cambiare metodo di studio, provo a rivolgermi ad un professore. Se non ci viene caricata una materia in tempo per la laurea non sono nelle condizioni di licenziare chi non lo ha fatto per tempo e assumere qualcun’altro.”

Ultima domanda: che prospettive vedi per il tuo futuro  lavorativo?

“L’Università, soprattutto per come me studia nel corso di storia è lontano anni luce dal mondo del lavoro. Non sono convinto che troverò la mia strada facilmente e tutte le mie esperienze lavorative retribuite non hanno niente a che fare con la materia dei miei studi.

Sfrutto le mie conoscenze nelle attività associative e di volontariato che svolgo nella speranza che la sensibilizzazione faccia capire alle aziende che l’Università è un settore fondamentale dove bisogna investire per far crescere il nostro Paese.”

L’Universitá siciliana purtroppo non gode di grande fama, e chi ha vissuto direttamente (ormai anni fa) la disorganizzazione assoluta, o quasi, si sente vicino a studenti che fanno sacrifici, spendono soldi e tempo e vorrebbero solo un po’ di rispetto per il loro ruolo e una maggiore professionalità intorno.

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