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5 novembre 2012

Università di Cambridge: colloquio con Erica Berzaghi sul Festival of !deas

 Il Cambridge Festival of !deas è un evento culturale annuale, realizzato dalla University of Cambridge, che si svolge nei mesi autunnali ed è aperto a tutti coloro i quali intendano parteciparvi. L’edizione di quest’anno è stata inaugurata il 24 ottobre scorso e si è conclusa il 4 novembre scorso. È una rassegna incredibilmente ricca di proposte che, per il 2012, ha scelto come tema: “Dreams and Nightmares” (trad. Sogni e Incubi).

Supportata dalla Cambridge University Press, dall’Arts Council England, dalla Anglia Ruskin University e dalla BBC Radio Cambridgeshire, l’edizione celebra le arti, gli studi umanistici e le scienze sociali attraverso la presentazione di oltre 150 eventi gratuiti che comprendono, oltre alle performance, un numero considerevole di lezioni seminariali e workshop senza limiti d’età.

“Sogni e Incubi” – si tratta, dunque, di una digressione negli aspetti più inquietanti e sorprendenti di queste nostre attività notturne, un profondo peregrinare attorno al senso e al valore attribuito loro, presso le culture di tutto il mondo, e un viaggio nel tempo per indagare le considerazioni sui sogni e sugli incubi nel mondo antico e la loro dialettica col mondo contemporaneo: il tutto, chiaramente, è rapportato alla quotidianità e alle vicende principali che, in questi giorni, stanno modificando l’assetto politico-culturale di molti paesi.

Sul sito dell’Università di Cambridge è possibile scaricare il pdf contenente il programma integrale della rassegna. La mattina dell’1 novembre si sono svolti degli importanti interventi circa le imminenti elezioni presidenziali negli Stati Uniti: il Prof. David Reynolds (International History) e Stefan Halper (Obama Research Network) hanno discusso sulle ipotesi di vittoria dei candidati, insieme a Susan – Mary Grant (Newcastle University) e Daniel Franklin (The Economist).

Un appuntamento decisamente interessante si è svolto lo scorso 3 novembre: il Judith Wilson Studio (Faculty of English, University of Cambridge) ha introdotto una lunga lezione sull’etimologia delle parole “dream” e “nightmare” e sulla loro ricorrenza – in termini tematici – nella letteratura medievale inglese, scozzese, irlandese e gallese; alle lezioni sono state alternate delle letture in lingua inglese, scozzese, irlandese e gallese antica.

Erica Berzaghi, ricercatrice italiana residente da anni presso l’Anglia Ruskin University, unitamente alle sue indagini che riguardano le disabilità, è coinvolta nell’allestimento del Festival oramai da qualche anno e per questa edizione ha preparato un workshop intitolato “When in Rome… have nightmares like the Romans”: un approfondimento sulle cause degli incubi e sulla diversità dei loro effetti in base alle peculiarità di ciascun individuo.

 Ci introduca la sua ricerca.

«Volentieri, cercherò di offrirvi un quadro piuttosto chiaro delle mie analisi.

Le mie inchieste si preoccupano di definire le modalità con cui, in differenti culture, vengano innescate le emozioni principali. La mia idea è stata convalidata da un progetto di Margaret O’Brien, intitolato “Emotionally Vague”; la docente elaborò dei sondaggi, a livello mondiale, al fine di identificare: le cinque emozioni fondamentali, il modo con cui si manifestano a livello corporeo e il valore semantico cromatico che viene loro attribuito. Queste riflessioni sono emerse dalla considerazione del fatto che nelle culture orientali, in particolare nel Giappone, gli individui collocano la qualità del “bene” a livello addominale, e non cardiaco, come accade invece nella cultura occidentale.

Le mie considerazioni sono contenute in un saggio estrapolato dalla mia tesi di laurea alle quali ho aggiunto le mie ultime valutazioni  – la mia università non mi ha permesso di svolgere ricerche extra in questo campo, perciò ho basato la mia analisi su Ju-on, anche noto come The Grudge: un horror-movie giapponese, rielaborato qualche anno fa dallo stesso regista, Takashi Shimizu, per il pubblico statunitense. Insieme a lui ho avuto modo di studiare le modalità con cui la cinematografia – e in particolar modo quella giapponese – si adopera per “terrificare” l’audience occidentale: ho quindi individuato i (molti) cambiamenti apportati dal regista giapponese per trasformare questo senso dell’horror.

Credo, pertanto, che queste metamorfosi vengano realizzate sulla base della consapevolezza che, nonostante i tropi narrativi siano universali – così come sono universali le parti del cervello coinvolte – questi siano sviluppati in modo completamente differente, soprattutto in relazione all’influenza culturale di riferimento.

Amo il Festival of !deas – ho iniziato a seguirlo qualche anno fa e oggi sono coinvolta in prima persona nell’organizzazione di questi “talks”.  Credo che sia una meravigliosa opportunità, per i giovani ricercatori, di poter presentare pubblicamente le loro ricerche a una platea eterogenea con cui poter predisporre un sincero dialogo.»

 

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