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21 dicembre 2012

Come Studiare

Come Studiare

Mi ritrovo assai spesso a dover spiegare ai miei studenti, oppure agli insegnanti durante i corsi di aggiornamento, che la questione del metodo di studio è alla base di qualsiasi risultato cognitivo e scolastico. Ecco allora come studiare, qual’è il giusto metodo di studio spiegato da Bertirotti

Come Studiare

Come Studiare

È vero che ogni individuo possiede un proprio modo di studiare, di leggere e ripetere, ma è altrettanto vero che non tutti sono a conoscenza del fatto che esistono funzioni mentali in grado di stimolare o meno l’apprendimento.

Una delle caratteristiche principali dell’apprendere umano è la sua capacità di collegare elementi e contenuti disciplinari apparentemente disparati all’interno di uno stesso ragionamento.

Si prenda come esempio, il fatto che per comprendere a fondo le questioni storiche, che si presentano agli studenti sotto forma di storiografia, è oltremodo necessario entrare nell’ottica di un continuo dinamismo mentale. Il dinamismo è espresso da alcuni segni che meglio lo rendono evidente, come le frecce, i diagrammi e i segmenti che collegano visivamente anche eventi apparentemente lontani fra loro.

Rappresentarsi dunque un periodo storico facendo ricorso ad una sua visualizzazione utilizzando mappe e figure geometriche è senza dubbio un vantaggio schematico importante, proprio perché agevola, nella fase della spiegazione del disegno, il recupero in memoria dei diversi collegamenti.

Il nostro cervello, che nel suo funzionamento dà luogo ad un prodotto definito “mente” necessita tanto di sangue quanto di novità, e per quest’ultima dobbiamo intendere qualcosa che riesce a colmare un certo vuoto di significato, pur mostrandosi utile per altri scopi. Si tratta, quando siamo di fronte alle novità, di subire una vera e propria stimolazione al ragionamento. Un ragionamento che non possiamo recuperare solamente nella tradizione ma che dobbiamo invece, riformulare secondo categorie interpretative decisamente nuove.

Nello stato attuale nel quale il mondo intero sembra trovarsi, mi sembrerebbe significativo recuperare alcuni metodi di conoscenza che rendono lo studio una vera e propria palestra attentiva e selettiva personale, grazie alla quale l’applicazione intellettuale che l’Università richiede potrebbe risultare del tutto nuova.

Mi sto riferendo alla tradizione medievale secondo la quale si doveva sempre leggere a voce alta, per comprendere il significato delle cose lette, saperle ripetere secondo una dizione giusta e poterle dunque memorizzare per un eventuale uso successivo. Non si dimentichi in effetti che l’apprendimento è qualche cosa che induce un cambiamento successivo e permanente nell’individuo soggetto all’apprendimento stesso. In sostanza, senza il ricordo di quello che ha imparato nessun individuo sarà nelle condizioni di poterne fare un buon uso.

Ecco perché, e giustamente, Gary Marcus ricorda che non può esistere apprendimento senza memoria.

Il consiglio che dunque mi sento in dovere di dare agli studenti è quello di accostarsi ad un testo sapendo che lo devono/dovrebbero leggere sempre a voce alta e successivamente ripetere ciò che hanno imparato appena terminato di leggere.

Nella nostra mente, i concetti resistono nel tempo e hanno l’occasione (e questa la forniamo noi stessi agli altri) di essere portati alla memoria solo se suscitano in noi e nelle altre persone emozioni positive ed azioni propositive. Per evocare un concetto, ossia riportarlo alla memoria, è necessario ripeterlo in forme diverse, ossia utilizzando codici che lo possano rappresentare diversamente. Si tratta di un esercizio di creatività, al servizio dell’apprendimento, ossia della memorizzazione.

Non si dimentichi, in effetti, che non può esistere nessuna forma di apprendimento senza memoria e l’esercizio di quest’ultima diventa, nel corso degli anni, un vero e proprio luogo in cui abitano le nostre conoscenze sotto forma di possibili certezze.

Alessandro Bertirotti

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