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20 dicembre 2012

Herlitzka si racconta a Filmidea: “Il mio viaggio fra teatro e cinema”

L’attore ospite della rassegna di cinema e storia. “Per chi fa il mio mestiere, osservare e ripetere le cose è più importante che sentirle”.

UniSa, la rassegna di Filmidea entra nel vivo.

Ieri pomeriggio, l’aula Imbucci (Dipartimento di Scienze della comunicazione) ha ospitato uno degli appuntamenti più attesi della masterclass: l’incontro con Roberto Herlitzka, volto noto del teatro e del cinema nostrano.

L’attore, torinese di origine cecoslovacca, è salito alla ribalta dopo aver interpretato Aldo Moro nel “Buongiorno, notte” di Marco Bellocchio (2003), performance che gli valse il David di Donatello quale attore non protagonista.

Il teatro è la mia prima attività, è lì che ho iniziato – esordisce – Il cinema è diverso, poiché l’immagine tende a prendere il sopravvento sulla parola. Soprattutto, mentre il teatro punta a dare una visione assoluta della vita, a cinema l’attore deve fornire la sensazione che stia realmente vivendo quella scena. Il teatro è immediato quanto il cinema è mediato”.

Che si parli di teatro o di cinema, uno degli elementi fondamentali nella preparazione di Herlitzka è la recitazione: “Quella teatrale sotto certi punti di vista è più complessa. All’inizio ho faticato a calarmi nella realtà cinematografica, ma è stato uno sforzo produttivo”.

Un mestiere, quello dell’attore, che non solo richiede anni di applicazione, ma anche una spiccata sensibilità. E non sempre è facile conciliare il lato razionale con i risvolti emotivi di un’interpretazione: “L’attore deve guardare e rifare le cose più che sentirle. Certo, se non le sente è più difficile. In generale, ad ogni modo, la sensibilità è utile a captare emozioni, ma andrebbe tenuta da parte quando si recita”.

Fermo restando che un attore, pur capace, il più delle volte non può prescindere dalla guida (sapiente o meno) del regista: “Se è bravo mi metto nelle sue mani e cerco di collaborare. Ma questo accade anche quando magari è meno bravo ma ha una gran voglia di fare. In caso contrario tento di studiarmi una sorta di regia personale, ma si tratta di casi abbastanza estremi. Il regista con cui mi sono trovato meglio? Senz’altro Orazio Costa, il mio maestro”.

In ambito cinematografico, scontato parlare del film che più di altri ha segnato la carriera di Herlitzka: “Tra tutti sceglierei “Buongiorno notte”, anche perché è il primo che mi ha dato una certa visibilità. Ma cito anche “Aria”, un film di nicchia cui tengo molto”.

Poi un resoconto più dettagliato dell’esperienza che lo ha visto calarsi nei panni di Aldo Moro: “Non ho interpretato un personaggio storico, ma un uomo in quella particolare situazione. Ho provato a dare la mia visione di una vicenda che all’epoca mi colpì molto. Ovviamente ho anche letto i diari e le lettere di Moro, ma è stata un’interpretazione assai sentimentale. Ho cercato dentro di me qualcosa di simile a ciò che stavo rappresentando”. Herlitzka rivela inoltre di non aver avuto alcuna indecisione quando Bellocchio gli propose la parte: “Lessi il copione e accettai subito”.

Altro personaggio che ha suscitato grande interesse nel pubblico, il professor Fiorito de “Il rosso e il blu” (regia di Giuseppe Piccioni, 2012): un docente moderno e disilluso, che ha smarrito il piacere per l’insegnamento e la fiducia nella funzione educativa della scuola. “Condivido il suo atteggiamento di sconforto, soprattutto nei confronti dei giovani. Ma la colpa è da addebitarsi anche a chi non mette quegli stessi giovani nelle condizioni di esprimersi a dovere”.

Detto di cinema e teatro, un altro “quartiere” dello spettacolo che l’ospite ha avuto modo di frequentare è quello della fiction. Tra le tante partecipazioni, ricorda quella a “Boris”: “Un’efficace parodia del mondo dello spettacolo, ironica e per certi versi educativa”.

Prima di congedarsi, qualche battuta su internet (“forse è peggio della tv, in quanto toglie l’impegno di pensare”) e sulla dicotomia voce-gesto (“la prima è importante soprattutto in teatro, del secondo non ho mai avuto un grande bisogno anche se c’è chi la pensa diversamente”).

Herlitzka ha salutato docenti e studenti dopo un’ora e mezza di incontro, al termine del quale non si è sottratto ad autografi e foto di rito.

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