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24 dicembre 2012

Violenza sulle donne, Centro Uomini Maltrattanti

Violenza sulle donne

Generalmente, nei casi di violenza sulle donne, l’attenzione è tutta rivolta verso la vittima.

Violenza sulle donne

Violenza sulle donne

Nessuno si chiede chi siano questi uomini che agiscono in tal modo, del perché lo fanno o dei retroscena che riguardano situazioni così spiacevoli.

D’altronde, è molto più facile liquidare il tutto con un “povera lei, mostro lui”. In tal modo il caso è risolto e l’opinione pubblica soddisfatta.

Però, così, l’ignoranza dilaga e nell’illusione che è sufficiente accusare, etichettare e demonizzare per risolvere i casi, essi continuano a verificarsi, senza che nessuno abbia ben chiaro perché ma solo chi accusare.

Da qualche tempo a questa parte, gli uomini autori di violenza sulle donne sono diventati il centro di un indagine volta a capire cosa si celi dietro simili comportamenti perché accusarli servirà a far giustizia ma di sicuro non ad arginare il fenomeno. Per far ciò bisogna capire, conoscere e fornire assistenza.

A questo proposito è di recente nata una struttura, la prima in Italia, che si occupa di fornire assistenza e supporto agli uomini autori di violenze sulle donne  non consapevoli che la propria situazione psico-sociale-familiare li possa portare ad agire simili azioni. Si tratta dell’associazione Onlus Cam – Centro Uomini Maltrattanti, ubicata a Firenze, che dal 2009 si batte per affrontare il problema della violenza sulle donne anche dal punto di vista maschile al fine di sensibilizzare, diffondere consapevolezza e offrire un supporto a chi vive queste situazioni da protagonista negativo e vuole redimersi o evitare che ciò possa accadere.

Per approfondire l’argomento abbiamo intervistato lo Psicologo, Psicoterapeuta e Coordinatore del C.A.M, Mario De Maglie:

La violenza sulle donne: lo Psicologo, Psicoterapeuta Mario De Maglie

In un caso di violenza tutti si preoccupano del vissuto delle donne. Perché voi avete scelto di occuparvi  di quello degli uomini?

Riteniamo importantissimo un lavoro con gli uomini autori di comportamenti violenti e per questo abbiamo fondato il Centro di Ascolto Uomini Maltrattanti, primo Centro in Italia che si occupa della loro presa in carico. Riteniamo che il lavoro in difesa e protezione delle vittime sia fondamentale, ma ,non di meno, deve esserlo quello su chi la violenza la agisce se vogliamo che si interrompa. Spesso sono proprio le donne che, nei centri antiviolenza, chiedono se esiste un aiuto anche per lui. In moltissimi casi le donne, in situazioni di violenza, non vogliono comunque separarsi dal loro compagno e quindi lavorare sugli uomini è un rafforzare ancora maggiormente il sostegno e la difesa delle loro partner. Anche se la coppia dovesse separarsi nulla vieta poi che l’uomo riproponga le stesse modalità violente con altre donne, quindi anche in questo caso il nostro lavoro diventa necessario.

Quant’è grave la situazione in Italia?

I dati ci forniscono cifre allarmanti sulle donne che subiscono delle violenze nell’arco della loro vita. Ciò significa che anche gli uomini autori sono un numero molto elevato. La violenza ci riguarda tutti perché tutti siamo a rischio di subirla o di agirla.

Chi sono questi uomini? E perché arrivano a gesti così gravi?

Non esiste un profilo del “maltrattante”. Nel nostro Centro abbiamo accolto: imprenditori, avvocati, operari, liberi professionisti, banchieri, agricoltori, esponenti delle forze dell’ordine, pensionati e tanti altri ancora. Sono uomini che non riescono a gestire la loro rabbia, che possono sentirsi provocati dalla loro compagna e che vedono nella violenza una soluzione, salvo poi accorgersi (almeno quelli che arrivano da noi motivati) che il maltrattamento ha peggiorato solo la situazione. E’ importante capire che la violenza non è una malattia. Una malattia la si subisce, agire violenza si sceglie. Noi lavoriamo affinchè l’uomo consapevolizzi la sua responsabilità in proposito. Così com’è parte attiva del nascere della violenza, lo è della sua interruzione. Poi c’è anche un problema sociale e culturale, dove il ruolo della donna è spesso subalterno a quello dell’uomo, lo vediamo ad esempio nei dati sull’occupazione, accendendo la tv e guardando i vertici delle nostre istituzioni.

Cosa si può fare per arginare questo fenomeno?

Chiamare la violenza per nome e non girarsi dall’altra parte quando questa avviene. Ad esempio, tantissimi genitori utilizzano ancora metodi punitivi corporali giustificandoli come educativi. Anche un “semplice schiaffo” è violenza, rendiamocene conto. Io ritengo importantissimo il lavoro con i ragazzi, lavorare nelle scuole per rompere gli stereotipi di genere e dare modo ai sessi di conoscersi senza incanalarsi in ruoli rigidi e limitanti.

Dare vita e spazio a più Centri come il nostro, dove uomini che nutrono un disagio per la consapevolezza di avere avuto un comportamento violento possono trovare uno spazio di ascolto ed un aiuto concreto. Non giudicare questi uomini, ma comprendere come mai sono arrivati a fare quello che hanno fatto. E’ il loro comportamento da condannare, non loro come persone. Io personalmente non utilizzo mai il termine “maltrattante” o “violento” perché può essere vissuto come un’etichetta, preferisco parlare di uomo autori di un comportamento violento.

E’ chiaro che quello in questione è un problema delicato, che non può trovare soluzione nelle accuse, le calunie e gli indici puntati, bensì, nell’approfondita conoscenza delle dinamiche e dei soggetti di queste situazioni, ai quali è fondamentale offrire assistenza e supporto affinchè questo fenomeno venga arginato una volta per tutte

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