• Google+
  • Commenta
13 gennaio 2013

La migliore offerta: il ritorno di Tornatore

La Migliore Offerta alla Sapienza

Giuseppe Tornatore, Ennio Morricone e Geoffrey Rush. Basta nominare questi tre premi Oscar per intravedere già la forza (come anche le debolezze) dell’opera che scaturisce dal loro incontro.

La Migliore Offerta

La Migliore Offerta

Con tre milioni d’incassi in meno di una settimana, il regista siciliano si riscatta dal parziale flop di Baaria tornando a quelle atmosfere thriller che già gli garantirono il successo con “Una pura formalità” (1994) e “La sconosciuta” (2006). Lontano da quella Sicilia che gli conferì fama internazionale, La migliore offerta si svolge in un’imprecisata città europea dove scorre la vita di uno spigoloso e raffinato banditore d’asta.

La trama di La migliore offerta, in breve, è questa. Virgil Oldman (Geoffrey Rush), un sessantenne antiquario ed esperto d’arte di fama mondiale, conduce una vita lussuosa ma solitaria: non ha mai avuto una donna al suo fianco e tutta la sua vita è concentrata sull’arte. Quando riceve un incarico telefonico da Claire (Sylvia Hoeks), giovane erede di una ricca famiglia, tutto inizia a cambiare. La ragazza vuole che sia fatta una valutazione degli oggetti preziosi che arredano la sua villa. Virgil viene profondamente attratto da questa committente che dice di essere affetta da agorafobia, la paura degli spazi aperti, e che per questo comunica solo da dietro una porta nascosta della magione. Il rapporto tra i due personaggi si fa via via più intimo, anche grazie a ciò che, nel corso dei sopralluoghi, Virgil trova nei sotterranei dell’abitazione.

La fotografia fredda de La migliore offerta e la bella ambientazione mitteleuropea (è stato girato a Vienna) sono perfetti per raccontare le ritrosie e le patologie caratteriali dei personaggi, ed un interessante gioco tra verità e finzione, tra ciò che appare e ciò che è, rende godibile e appassionante un racconto che, sul fondo, sembrerebbe già visto: il vecchio burbero che, grazie a una donna misteriosa, stravolge la propria vita riscoprendone la dolcezza. L’espediente narrativo cui Tornatore ricorre, ne La migliore offerta, è costituito da una serie d’ingranaggi che riportano la firma (coperta dalla ruggine) di Jacques de Vaucanson, il primo artista cui viene riconosciuta la realizzazione di un automa meccanico perfettamente funzionante.

L’assemblaggio degli antichi pezzi liberati dalla ruggine darà alla luce un automa, esattamente come tramite il solo udito, e non senza pericoli, Virgil riuscirà a liberarsi di ritrosie e diffidenze per avvicinarsi alla sua amata. Un costante parallelismo è ciò che dunque costituisce e struttura l’asse portante del film creando tensione ed attesa. Neanche questa espediente narrativo è però, a volerla dir tutta, un’assoluta novità: prima di Tornatore, già Martin Scorsese, nel film Hugo Cabret era ricorso analogamente alla figura di un automa come pretesto narrativo. Ma anche se forse manca un pizzico di originalità alla trama, l’intreccio funziona, segno che a volte è bene lasciare che una storia trovi un suo naturale equilibrio (“mettersi al suo servizio”, come direbbe qualcuno). E così accade qui: il film è al contempo fruibile dal vasto pubblico e decisamente concettuale.

Le poco più di due ore de La migliore offerta scorrono fluidamente tenendo sulle spine lo spettatore quel tanto che basta a rendere il tutto un ottimo intrattenimento. Forse c’è qualche detto di troppo, forse non tutti i movimenti e le finzioni realizzati sarebbero necessari, eppure quella prevedibilità e quegli eccessi, nel classicismo un po’ polveroso di Tornatore, si sposano benissimo con le affettazioni dei protagonisti e le fascinazioni ossessive per l’arte e la bellezza che racconta.

Un gioco tra costruzione e rappresentazione, tra vero e falso, in cui risuonano le note di Ennio Morricone e la frase chiave di tutto il film, messa dal regista in bocca al giovane assistente (una sorta di negativo del protagonista, interpretato da Jim Strugess): “vivere con una donna è come partecipare ad un’asta. Non sai mai se la tua è l’offerta migliore“. Morale della favola, quando si tratta di arte e bellezza, e quindi necessariamente anche di amore, non vi è mai una separazione tra realtà e rappresentazione ma solo un’inquietante coincidenza, che porta la vita ad essere una costante gara al rialzo per aggiudicarsi l’oggetto del desiderio.

Selene Parigi

Google+
© Riproduzione Riservata