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Django Unchained, le 5 scene e le 10 battute più belle: trama Film e Trailer Django

Redazione Controcampus 31 Gennaio 2013

"Ciò che significa per l'Italia un passato fascista,  o il passato della Germania nazista, è equivalente al peso che ha la schiavitù e il razzismo per gli Stai Uniti.

Tale è uno dei dibattiti che non avranno probabilmente mai fine. “

In Italia sono iniziati con una settimana di distanza i due film che parlano di schiavismo:

  • Django Unchained e
  • Lincoln

Già si palesano diverse controversie: perché non ci sono più neri da vedere in Lincoln? Perché in Django gli schiavi non sono rappresentati assiduamente come delle vittime?

Per far sì che lo si identifichi come un Film d’importanza storica, è necessario che si ricorra inevitabilmente all’uso della parola “Nigger” (Negro)? Eludiamo opportunamente al nostro passato?

E’ simile il dibattito pubblico sulla schiavitù e il razzismo negli Stati Uniti  a confronto con il rapporto che hanno i tedeschi con il passato nazista: onnipresente e mai abbastanza tempestivamente finito. In molti articoli, nella ricerca storica, tra i musei e gli innumerevoli film, serie tv e in documentari ci si occupa di questi tipi di argomenti che fanno sempre discutere.

Basti pensare al recentissimo libro di Toni Morrison A casa , dove vengono sottolineate le ripercussioni della violenza del razzismo americano. Sempre nel 2012 Octavia Spencer ricevette l’Oscar per il suo ruolo in The Help. Sono capolavori che hanno riscosso successo in tutto il mondo ma ciò che ci perviene in Italia è davvero poco, dato che in America c’è un numero infinito di testimonianze di schiavismo oltre alla fiction.

Di certo la schiavitù non l’hanno scoperta gli Americani, bensì gli Europei. Già mezzo secolo prima che Cristoforo Colombo scoprì l’America, i Portoghesi avevano inventato il transatlantico degli schiavi. Si stima che fino al 1552 circa un decimo della popolazione di Lisbona erano schiavi di origine africana. La schiavitù viene da ben lontano, da quando il male razzista ha abitato il mondo.

Anche quel genio di Tarantino con Django Unchained ha voluto occuparsi di un argomento ancora poco smaltito che è quello dello schiavismo, ancor di più del razzismo. Lui lo fa a suo modo, offrendo al paladino della giustizia Django di farsi appunto giustizia, attraverso gli inevitabili effetti splatter con sangue più rosso del vero. Non poteva essere altrimenti visto che Django è un figlio dei spaghetti western, genere tanto amato da Tarantino. Nonostante la grande violenza messa in scena nel film – notevolmente critica negli Usa – è una pellicola riuscita, con quella penna sagace e caustica fa paradossalmente ironia agli occhi degli spettatori un nero che fa una strage di bianchi.

Tarantino fa politica in Django tanto quanto Spielberg con Lincoln. Di schiavi se ne vedono pochi e di neri tanto meno, il film è incentrato sulla figura del presidente repubblicano Lincoln che riuscì nel 1865, durante la guerra civile, a far approvare il tredicesimo emendamento della Costituzione, proclamando gli schiavi persone libere e uguali davanti alla legge. Viene disegnato come un eroe dal regista, attraverso i suoi insegnamenti con approccio moralistico.

Ciò che ha suscitato polemiche è l’uso ridondante della parola Negro in entrambi i film. Sebbene sia un termine ancora tristemente usato, crea perlopiù fastidio sentirlo dire, e come sensibilizzare altrimenti?

Django Unchained – La trama: E se è stato record di incassi già dal primo weekend in Italia è dovuta da una sceneggiatura presuntuosamente accattivante, basata da dialoghi senza dubbio tarantiniani. Siamo negli Stati Uniti del Sud, alla vigilia della guerra civile. La prima scena è indimenticabile: schiavi neri che in fila indiana e legati da una catena camminano per il bosco. Arriverà presto il dottor King Schultz (Cristoph Waltz) che li libererà tutti, ma in particolare uno, Django (Jamie Foxx). Oltre alla libertà gli verrà offerto lo strumento per raggiungere il suo amore – Broomhild(Kerry Washington) e per accaparrarsi quel poco di vendetta. Tra i due nascerà un sodalizio e il dottore sarà suo complice per riprendersi la moglie schiavizzata nella piantagione negriera di Candyland. Calvin Candie (Leonardo di Caprio) proprioetario, è uno dei più ricchi latifondisti del Mississippi.

Per avere la certezza che l’uomo venda loro la donna, elaborano un piano: si fingono due negrieri in cerca di lottatori mandingo. Schultz approfitta della visita a Candyland, per parlare con Broomhilda, con la scusa che lui abbia voglia di parlare in tedesco, che la donna conosce, e metterla al corrente dei suoi piani. Durante la cena, accettano di comprare un lottatore per l’esorbitante cifra di 12.000 dollari, e Schultz utilizza l’occasione per proporsi di comprare subito anche Broomhilda per poche centinaia di dollari. Nel frattempo, Stephen, il capo della servitù, si è accorto che Django e Broomhilda si conoscono, e avverte con discrezione il padrone. Candie, adirato per essere stato ingannato, sotto minaccia delle armi costringe Schultz a comprare Broomhilda per 12.000 dollari, o la ucciderà. Il dottore firma a malincuore i documenti di vendita, libera anche Broomhilda e, uscito dal personaggio di negriero, esprime il suo disprezzo verso Candie. Quest’ultimo, per umiliarlo ulteriormente, esige che Schultz gli stringa la mano per suggellare la vendita. Il dottore, ormai al limite della pazienza e rifiutandosi di stringere la mano ad una persona così spregevole, scusandosi con Django uccide Candie con una pistola nascosta, scatenando un conflitto a fuoco durante il quale viene ucciso e il suo compare, dopo avere tentato di aprirsi la strada con le armi, si arrende poiché hanno preso in ostaggio Broomhilda…

Elencate in ordine temporale, le battute ritenute perlopiù le migliori di Django Unchained:

  • 1) Siamo nel Tennesee dove il Dottor Schultz e Django, vestito come un damerino del ‘700 in azzurro fluo, cercano i fratelli Brittle. “Big DaddyE Bennet incarica la schiava Bettinadi far visitare la tenuta a Django. Lei inizia con questo esilarante dialogo: “Cosa fai per il tuo padrone?”. “Non ascolti? Non sono uno schiavo”. “Sei davvero libero?”. “Sì, proprio libero”. “Cioè hai voluto tu vestirti così?
  • 2) Esilarante l’incontro tra Django e lo schiavista Amerigo, interpretato da Franco Nero, ovvero l’originale Django del film del 1966 di Sergio Corbucci: “Come ti chiami?”. “Django”. “Puoi dirmi come si scrive?”. “D-J-A-N-G-O. La D è muta”. “Lo so”.
  • 3) Il dr. Schultz propone a Monsieur Calvin Candie una cifra “ridicola” per comprare un suo mandingo. Allettato Candie cambia subito atteggiamento: “Signori, avevate la mia curiosità, ora avete la mia attenzione“.
  • 4) Nella cavalcata verso Candyland si assiste all’uccisione del mandingo D’Artagnan, fatto sbranare vivo dai cani. Memorabile, in uno scambio di battute tra Candie e Django: Candie: “Il tuo capo è un po’ pallido per uno sport come la lotta fra negri”. Django: “No. Non è abituato a vedere un uomo squartato dai cani”. C: “Tu sei abituato?”. D: “Sono solo un po’ più abituato agli americani di lui“.
  • 5) Schultz ha il primo incontro con la moglie di Django, Broomhilda, nella camera della Grande Casa di Candyland. Sta per svelarle che Django è venuto a salvarla e che in quel momento si nasconde dietro la porta: “Il nostro amico ha un debole per le scene drammatiche“; quando si apre la porta e compare Django, Broomhilda cade svenuta: “Cosa gli fai alle donne?!“.
  • 6) Siamo in uno dei momenti di tensione finali, quando Candie ha smascherato Schultz e Django e impone loro l’acquisto ben oneroso di Broomhilda. Schutlz, sconfitto, ripensa alla disgustosa uccisione del mandingo D’Artagnan e intavola questo dialogo con Candie, francofilo che non sa parlare francese: “Se Alexandre Dumas fosse stato qui, mi chiedo cosa avrebbe fatto”. “Dubita che avrebbe approvato?”. “Sì, avrei un dubbio sulla sua approvazione”. “Un francese col cuore tenero?”. “Alexandre Dumas è nero“.
  • 7) Proseguendo sul filo del dialogo di cui sopra, altra battuta sagace de dr. Schultz: Mr. Candie, normalmente, direi ‘auf wiedersehen’, ma siccome ‘auf wiedersehen’ significa ‘fino al nostro prossimo incontro’, e non avendo più intenzione di rivederla, le dico addio“.
  • 8) Costretto a stringere la mano a Candie, Schultz lo fredda con un colpo, dando vita alla carambola di spari, uccisioni, sangue e vendetta. Candidamente dice: Mi spiace, non ho saputo resistere.
  • 9) Django è ai fiotti di sangue e alle pallottole finali della sua vendetta. Di fronte ha lo spietato capo della servitù di Candie, Stephen, che crede di poter farla franca: Stephen: “Ho contato sei colpi, negro”. Django: “Ho contato due pistole, negro”, tirando fuori una seconda arma.
  • 10) Una delle battute finali di Django è da epicità western pura: “Ogni parola uscita dalla bocca di Calvin Candie era una merda, ma aveva ragione su una cosa… io sono quel negro su 10.000“.

Dalle battute alle 5 scene più belle di Django Unchained:

L’inizio: 5 schiavi in fila sulla musica di Django a cura di Luis Enrìquez Bacalov Rocky Roberts. Epico.

  • 1) Il dottor Schultz e Django arrivano nella piccola cittadina di Daughtrey, Texas. Tutti spaventati dall’insolita venuta in cavallo di un nero, arriva lo sceriffo, chiamato dal locandiere e approvato dal dottore; quest’ultimo lo fredda senza pensarci troppo in mezzo alla strada. Django ha il viso preoccupato su cui si legge “questo Scultz è un pazzo”. Al secondo colpo che uccide lo sceriffo segue lo svenimento di una donna e un fuggi fuggi esilarante. “Ora puoi chiamare il marshall”, dice serenamente Schultz al locandiere.
  • 2) Con un gruppo di bianchi a cavallo, con cappuccio in testa e bastoni infuocati, dà il via a una lunga sequenza alquanto grottesca che si fa chiaramente beffe del Ku Klux Klan. Nonostante il montaggio un po’ strano, il bisticcio sui buchi per gli occhi fatti male nei cappucci e la cavalcata verso la carrozza del dentista, che poi esplode in una tremenda deflagrazione, formano una sequenza da lasciare in memoria.
  • 3) Django verso la vendetta. Schultz è stato ucciso, Broomilda presa a ostaggio, Django inviato ai lavori forzati in una cava. Sulla strada per LeQuint Dickey Django riesce però a far fessi i tre bianchi a cui era stato affidato e a liberarsi. Ed eccolo che, mentre partono le note memorabili di Who Did That to You? di John Legend, Django compare dalla nube di fumo data dall’esplosione di Quentin. Si lava il volto dalla cenere, libera un cavallo dal carro, prende il fucile, salta in groppa, si fa lanciare dagli altri neri la dinamite e spinge il cavallo al galoppo. Via!
  • 4) A tutti i neri suggerisco di allontanarsi dai bianchi. Non tu Stephen, sei esattamente dove devi stare. La resa dei conti finali a Candyland è eccezionale. Condito un humour prettamente nero.

Guarda Il Trailer Django Unchained

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Dalle origini al 2004 Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero. Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore. Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi: Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e Filosofia Il giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno. Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure. Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10. Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze. Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50. Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta. Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali. Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp. È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia. Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze. La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009 A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono: Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitaria Cominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo. Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggi Nel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale. Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico. Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali. 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