• Google+
  • Commenta
14 gennaio 2013

Pubblicità censurate: quali sono gli spot ingannevoli e censurati

Pubblicità censurate
Pubblicità censurate

Pubblicità censurate

Non è una novità che molte pubblicità di prodotti alimentari si siano rivelate scorrette e ingannevoli per i consumatori, con la conseguente censura dalla messa in onda.

Parliamo dei casi di pubblicità censurate.

I casi più recenti di spot censurati riguardano gli spot di Kilokal Armonia.

Presentato come un integratore miracoloso dalle proprietà dimagranti, prodotto da PoolPharma, azienda che nel suo curriculum vanta già altre censure per messaggi simili a quello trasmesso nella promozione dell’ultimo prodotto.

E anche stavolta ci risiamo: poco prima di Natale l’Istituto di autodisciplina pubblicitaria ha  censurato le varie  pubblicità pubblicate su giornali e quotidiani.

Tra i più famosi casi di pubblicità censurate, ricordiamo anche prodotti storici e appartenenti a dei nomi eccellenti, come le aziende Ferrero, Barilla e Coca Cola, ammonite, segnalate e anche censurate in alcuni casi.

Da Kilokal a Ferrero: ecco quali sono gli spot ingannevoli e le pubblicità censurate

In particolare, circa un anno fa, lo spot di Tata Lucia, targato Ferrero, è stato segnalato all’Istituto di autodisciplina pubblicitaria, con delle segnalazioni inviate da di Altroconsumo e Il fatto alimentare: per evitare la censura Ferrero ha modificato lo spot contestato, presentando Tata Lucia non più come un’esperta di educazione familiare, ma come una dolce nonnina che non consiglia la Nutella a colazione tutti i giorni, ma solo saltuariamente.

Insospettabilmente, la Ferrero già un anno fa ci era cascata: anche la pubblicità di Gran Soleil era stata segnalata per una frase “scorretta” e imbarazzante che attribuiva al dessert freddo delle capacità digestive che invece non ha, giocando sull’associazione con limoncello e liquori al limone in genere. In questo caso si tratta più di autocensura, cioè una scelta autonoma dell’azienda, per non incappare in multe e provvedimenti ufficiali.

Restando su prodotti alimentari e merendine, anche Barilla è entrata tre le   pubblicità censurate per lo spot dei Flauti in cui una bambina giustifica la sua preferenza per lo snack dicendo all’amichetto che è uno spuntino “sano”.

Un ultimissimo caso di  pubblicità censurate “famosa” riguarda Coca Cola, ammonita per lo spot in cui c’è il cuoco Simone Rugiati, il quale è a tavola in famiglia e invita i commensali a pasteggiare con le bollicine della bibita zuccherata. Peccato che sul web lo spot della multinazionale va ancora in onda…

In realtà questi casi di ammonimenti ad aziende multinazionali e solide sono solo la punta dell’iceberg di un fenomeno che non riesce ad essere contrastato con la giusta forza, anche perchè molte pubblicità si nascondono nei meandri della Rete e sui freepress.

E poi ci sono molti casi in cui anche i provvedimenti ufficiali sono inutili, o comunque non servono a combattere il fenomeno e con la giusta forza.

Emblematico il caso dello spot censurato di Danaos con Stefania Sandrelli, giudicato ingannevole dall’Antitrust, che è andato in onda per oltre due anni (dal febbraio 2010 al giugno 2012) oltretutto affiancata da due mesi di telepromozioni. La cosa grave è che il gruppo Danone, presente in 120 paesi,  ha ricevuto una condanna a pagare una multa da 180.000 euro per “pratiche commerciali scorrette”, ma il bombardamento della pubblicità in oggetto è superiore a qualsiasi ammenda e oltretutto l’azienda è intenzionata a fare ricorso.

Google+
© Riproduzione Riservata