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28 gennaio 2013

Vogliamo anche le rose: Film e Trailer

La questione femminile secondo Alina Marazzi. Nel suo ultimo documentario “Vogliamo anche le rose” una trattazione inedita e originale per ripercorrere la questione femminile.

Vogliamo anche le Rose

Vogliamo anche le Rose

Deboli, moraliste, sottomesse, violentate nell’animo, insultate, picchiate, private dei diritti fondamentali, escluse, reiette, ignoranti, solo corpo. Corpo inconsapevole, appartenente all’uomo, proprietà privata.

A partire da Eva, creata dalla costola di Adamo.

A partire da Eva, fonte del peccato. A partire da Eva la storia è stata scritta nel segno di una subordinazione sessista.

Così, la genesi del mondo, proprio quella insegnata alle bambine e ai bambini al catechismo, ha piantato tacitamente il germe della violenza patriarcale che fin dal principio ha negato l’utero femminile da cui è nato il mondo.

Alina Marazzi nel suo documentario sulla questione femminile, Vogliamo anche le rose, ripercorre la storia o meglio le storie femminili, quelle private. Private perché intime, delicate confessioni di paure, dolori, sogni, frustrazioni. Private perché mutilate, inserite in una cultura maschilista che annulla la donna come Persona per relegarla solo nella sfera arida di un ruolo.

Non è un urlo di rabbia quello di Alina Marazzi. Il ‘68 si allontana e porta via con sé anche l’urgenza di strapparsi i capelli. Rimane forse il rancore, donne con cellule di dna ferite dalla storia, silenzi di disillusione. Rimane la memoria di sofferenze atroci, perché incomprese, gettate in un angolo e dimenticate. Vogliamo anche le rose è la trascrizione poetica di un errore, di una colpa, di un pregiudizio, di gabbie di ferro in cui per secoli le donne sono state rinchiuse. Il documentario corre sul filo della memoria, emotiva più che storica, testimoniando il coraggio sofferente di quelle stesse donne, pronte a tutto per riconquistare la dignità loro negata.

Resta così la gratitudine, la sorellanza, il sentirsi parte di quella rivoluzione, e prima ancora di quell’unico grande imbroglio, smascherato a colpi di lacrime e sangue.

Alina Marazzi, classe 1964, affermatasi sul panorama internazionale con il film Un’ora sola ti vorrei (grazie al quale ha ottenuto il premio per il miglior documentario al Festival di Torino nel 2002 e al Newport International Film festival nel 2003), crea suggestioni emozionanti, con un collage di riprese amatoriali, dibattiti televisivi, pubblicità dell’epoca, fotoromanzi, interviste tratte da film come, ad esempio, L’amore in Italia di Comencini, animazioni delicate e insieme visivamente violente su cui danza, quasi come un bisbiglio, la voce fuori campo che legge stralci di diario di tre ragazze. Anita, adolescente nel 1964, fatica a prendere consapevolezza del suo corpo a causa di un’educazione autoritaria e moralista. Teresa, rimasta incinta a venti anni in un Italia che nel 1975 non ha ancora riconosciuto il diritto all’aborto e costringe alla pratica di operazioni clandestine dolorose e disumane. “Per un’altra donna questo momento poteva essere di grande felicità. Ma non per me. Per me è la tragedia. Per me è la fine. Penso solo a mio padre, a mia madre, e che sarebbe meglio morire”. Valentina, trent’anni, militante femminista, riflette su una trasformazione epocale e le sue conseguenze: “Siamo sconfitti, uomini e donne, dopo il ’77 e penso che i veri effetti saranno lenti a insediarsi nelle nostre coscienze”.

I diari delle tre ragazze, concessi dalla Fondazione Archivio Diaristico Nazionale Pieve Santo Stefano, costruiscono una stratificazione esistenziale che si interroga non so solo su quello che è stato, ma anche su quello che è ora, su quello che siamo diventate.

Alina Marazzi esprime quell’urgenza informativa sulla questione femminile, ora più che mai, necessaria. “Le ragazze di oggi ignorano quel passato di lotta. A loro paiono ovvie le libertà di cui godono”, dichiara la regista. E forse è ancora bene parlarne, per continuare quella lotta, per impedire che “donna” si trasformi in un aggettivo, per impedire la deriva culturale verso cui la televisione italiana ci sta portando, per combattere le vecchie ideologie patriarcali e cattoliche ancora persistenti, seppur in modo inconscio.

Le scritte dell’epilogo del documentario ricordano che solo nell’ ’80 viene abolito il delitto d’onore, solo nel ’96 la violenza sessuale è riconosciuta come reato contro la persona e non contro la morale. E allora continuare a parlare della questione femminile diventa un atto d’amore, per rimarginare squarci e ferite che le donne ancora oggi si portano addosso.

Guarda il trailer di Vogliamo anche le rose

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