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26 febbraio 2013

Abbandono Universitario – Rapporto Laurea Disoccupazione e abbandono universitario

L’Università italiana sta affrontando un brutto periodo, come del resto tutto il paese e tutta l’unione europea.

Abbandono Universitario

Abbandono Universitario

Aumenta a dismisura il fenomeno dell’ abbandono Universitario

La crisi economica si riflette all’interno dell’Università con tagli selvaggi.

Riduzione delle borse di studio e riduzione del fondo nazionale per finanziare le borse di studio.

Nel 2009 i fondi nazionali coprivano l’84% degli studenti aventi diritto, nel 2011 il 75%.

Soppressi più di mille corsi di laurea in sei anni, eliminati 1.195 corsi di laurea. 

Rapporto docenti – studenti in calo, contro una media Ocse di 15,5 studenti per docente, in Italia la media è di 18,7.

Il Consiglio Universitario Nazionale ha portato alla luce una preoccupante tendenza, quella dell’ Abbandono Universitario. Dal 2003/2004 al 2011/2012, in meno di un decennio, abbiamo registrato un preoccupante meno 17% netto in termini di immatricolazioni. Le immatricolazioni ai corsi di laurea triennali e ai corsi di laurea a ciclo unico sono scese a 280 mila, mentre negli anni precedenti erano pari a 338mila. L’Abbandono Universitario è pari a 58 mila immatricolazioni. Per chi non fosse pratico di cifre, basti pensare che questo calo significa l’ipotetica scomparsa dell’intera Università Statale di Milano.

Questo calo di immatricolazioni all’Università e fenomeno di abbandono Universitario, nasconde un dato ancora più preoccupante. Dal 2003/2004 al 2011/2012, gli immatricolati all’Università in possesso di un diploma di maturità liceale sia classica sia scientifica sono aumentati dell’8%. Le immatricolazioni di coloro che erano in possesso di un diploma tecnico o professionale, sono invece crollate a picco. Si raggiunge il 44% in meno di immatricolazioni all’Università per chi ha un diploma tecnico. Tra coloro che hanno un diploma professionale, il calo d’iscrizione all’Università è del 37%. E in Italia, si sa, gli istituti tecnici e professionali sono frequentati proprio dai figli delle famiglie meno abbienti.

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La percentuale di abbandono universitario varia anche a seconda di quale regione italiana si parla. Nelle regioni del Nord Italia le iscrizioni all’Università calano ”solo” del 7,7%; Piemonte e Trentino Alto Adige fanno registrare addirittura incrementi, andando in controtendenza con il resto del paese. Nel Centro Italia le immatricolazioni all’Università scendono fino al 19%. E’ nel Sud Italia che le immatricolazioni all’Università fanno registrare il calo più pesante: quasi il 27%, più di un ragazzo su quattro, nel Meridione rinuncia ad iscriversi all’Università, con la speranza di trovare subito un lavoro.

Giovani Disoccupati

Giovani Disoccupati

Come possiamo vedere dalle percentuali dello studio CUN, è proprio nelle regioni dove la disoccupazione e la crisi economica è più forte, che si registra un calo più netto delle immatricolazioni all’Università. La scelta di proseguire o meno gli studi, oltre ad essere condizionata dalle difficoltà economiche familiari o personali, potrebbe essere anche dettata dalla sfiducia di un titolo di studio, la laurea, che un tempo assicurava migliori prospettive di lavoro e di guadagno, oltre che una diversa considerazione sociale dei “semplici” diplomati.

Secondo uno studio Istat, il tasso di disoccupazione dei possessori di un diploma di scuola superiore è pari al 17% per gli uomini e al 20% per le donne. Percentuale che cambia a seconda se si parli del Nord (9,1%), del Centro (17,1%) o del Sud (31,8%). Nello stesso studio si mostra come le percentuali calino se si calcolino tra i possessori di un titolo Universitario: 11,8% per gli uomini e il 13,7% per le donne. Anche in questo caso le percentuali cambiano a seconda della zona geografica, con il Nord 6,8%, il Centro 10,8% e il Sud 26%.

Con riferimento all’anno 2007, l’Istat ci mostra la percentuale dei laureati che trova lavoro immediatamente e dopo un massimo di tre anni dal conseguimento della laurea è molto variabile.

Si parla, infatti, del 30/37% di laureati che immediatamente dopo la laurea trovano un impiego. Mentre la percentuale sale al 73% se si considera un tempo massimo di tre anni dal conseguimento della laurea.

La percentuale dei ragazzi laureati disoccupati è maggiore nelle lauree di tipo geo-biologico, raggiungendo il 31%. Per quanto riguarda le ragazze laureate disoccupate, si parla del 41% nelle lauree di tipo giuridico. I due tipi di lauree che hanno una percentuale più bassa di disoccupazione maschile e femminile sono: per gli uomini le lauree in difesa e sicurezza, con una percentuale pari allo 0%; per le donne le lauree in medicina con il 2%.

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