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22 febbraio 2013

Bloccato e rinviato il decreto Diritto allo Studio? – Protesta degli studenti “Diritto allo Studio a Rischio”

Continua a far discutere l’ultima proposta del Ministro dell’Istruzione Profumo.

Protestano gli studenti del sud sul decreto Diritto allo Studio.

La firma al decreto Diritto allo Studio dopo le elezioni

Diritto allo studio azzerato al sud: sarà vero?

A far tremare gli studenti è l’ultima proposta lanciata dal Ministro dell’Istruzione uscente. Francesco Profumo, in procinto di lasciare la sua poltrona, ha in mente un decreto epocale per chiudere il mandato.

Il provvedimento, c’è da scommettere, farà molto discutere. Anzi lo sta già facendo, e non solo nelle aule e negli uffici universitari.

La firma sul decreto relativo al nuovo assetto del diritto allo studio, e questo è uno dei punti più controversi, dovrebbe arrivare ad urne chiuse. Il 28 febbraio, per la precisione, quando i giochi per un eventuale nuovo esecutivo saranno già stati fatti.

A far infuriare gli studenti è la nuova ripartizione dei finanziamenti previsti dalla legge in cantiere: in base ai criteri stabiliti dal Ministro, la distribuzione, su base territoriale, avverrebbe con distinzioni nette tra nord, centro e sud. “Un intollerabile sopruso”, aggiungono i ragazzi, nei confronti di chi studia nel meridione.

Entriamo ora nel merito di ciò che studenti e associazioni lamentano, analizzando i punti salienti del decreto.

Partiamo dalla ridefinizione delle fasce ISEE. La parte più contestata dagli studenti di tutta Italia è quella riguardante gli scaglioni di finanziamento. Che in effetti denotano una certa discrepanza tra le fasce territoriali.

In poche parole, viene stabilito un tetto massimo d’ISEE, al di sopra del quale non è possibile accedere alle borse di studio. Il tetto più elevato, è al settentrione. Per Liguria, Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna è stato infatti fissato a 20.000 euro.

La soglia cala a 17.150 euro per Toscana, Umbria, Marche, Lazio. A chiudere, manco a dirlo, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna, il cui tetto è di appena 14.300 euro.

A giudizio della popolazione studentesca, il criterio è altamente discriminatorio e spingerebbe un gran numero di studenti del sud ad andare via.. Magari scegliere un università settentrionale.

La normativa sulle fasce ISEE, peraltro, va integrata con le nuove regole stabilite per i fuori sede ed i cosiddetti pendolari. La ripartizione, infatti, tiene anche conto della “tipologia” di studente.

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Il bando A.DI.SU. 2012-2013 prevedeva di distinguere una fascia A e una fascia B di studenti, entrambe da suddividere ulteriormente tra studenti in sede, pendolari e fuori sede.

Gli studenti in sede di fascia A avrebbero dovuto usufruire di una borsa di studio pari a 1849 euro, contro i 2010 dei pendolari e i 2473 dei fuorisede. Quanto alla fascia B, la somma cala a 1210 euro per i residenti, 1312 per i pendolari, 1635 per i fuori sede.

Vediamo ora come cambierebbero le cose con il decreto Profumo sul diritto allo studio, almeno nella sua prima versione: sia in Fascia A che in Fascia B, a fronte di una lieve riduzione per gli studenti in sede (1800 e 1100), aumentano esponenzialmente le cifre per pendolari (2650 e 1700) e soprattutto fuori sede (5250, 3750).

Altra sottile differenza con il bando A.Di.SU., la regolamentazione dei pendolari: secondo il decreto, saranno considerati tali coloro che impiegano non più di 75 minuti a raggiungere l’ateneo in questione (contro i 65 del bando). In più, viene specificata una distanza massima di 50 chilometri.

Dulcis in fundo, non bastassero le restrizioni territoriali e le distinzioni di tipologia, altri due elementi suscitano perplessità: il primo è l’erogazione preventiva di parte della borsa di studio (il 20% entro il 10 novembre), il cui conseguimento definitivo sarebbe però legato all’acquisizione di un tot di CFU entro un limite di tempo (10 crediti entro il 10 agosto), superato il quale la somma incassata andrà rimborsata. Il secondo è l’ipotesi di un limite di età per l’accesso ai fondi del diritto allo studio: 25 anni per chi frequenta un corso triennale o a ciclo unico, 32 per chi è iscritto ad un corso magistrale/specialistico.

Tutti accorgimenti ritenuti sospetti dalla maggior parte degli studenti, in particolare degli atenei del meridione, che nella redistribuzione geografica e nella revisione dei confini tra le varie tipologie intravedono una trappola volta a favorire un esodo verso nord. È per questo che è scoppiata la protesta di diverse associazioni come Run, Link e Azione Universitaria, nonché di Udu e Cnsu.

Si sente parlare di modifiche che ridurrebbero la distribuzione a tre fasce ISEE cui le Regioni saranno libere di adeguarsi: la prima tra i 15.000 e i 17.000 euro, la seconda tra i 17.001 e i 19.000, la terza tra i 19.001 e i 21.000. Ma i ragazzi non si fidano e i mugugni proseguono.

Ciò che meno va giù ai giovani universitari è il fatto che a molti di loro, idonei al conseguimento della borsa di studio secondo i criteri vigenti, verrebbe chiusa una porta in faccia senza motivo.

Non è solo il decreto sul diritto allo studio a non piacere agli studenti. L’ultima allerta è stata lanciata dai ragazzi di Link, che hanno avvisato i colleghi circa un imminente taglio sulle borse del 92%.

Stando alla previsione del Miur, denunciano gli studenti, si passera da 103 milioni di euro per il 2013 ad appena 13 per il 2014 e 2015. Un crollo drammatico, che fa da corollario a un trend negativo iniziato alcuni anni or sono: nel 2009 lo stanziamento era pari a quasi 250 milioni di euro. Il tutto, nonostante le smentite del Ministro, che aveva scongiurato l’ipotesi di una ulteriore “spending review” nel settore dell’istruzione.

Inevitabile l’esplosione di nuove proteste, che intanto hanno dato un primo frutto: il doppio rinvio della discussione sul decreto, che dovrebbe tenersi in occasione della Conferenza Stato-Regioni: prima dal 7 al 21 febbraio, poi dal 21 al 28.

Ora, però, il Ministro sembrerebbe intenzionato a firmare nonostante la scadenza del suo mandato. Gli studenti, su tutte le furie, hanno avanzato la richiesta di una ulteriore “proroga”, di modo che la questione venga presa in esame dal successore di Profumo. Il quale, sperano gli universitari, potrebbe non essere dello stesso avviso.

Previsione Miur sul Diritto allo studio (pagina 74)

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