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2 febbraio 2013

Cohousing: Alloggi Economici per Giovani e Studenti

Gli studenti universitari, soprattutto quelli fuori sede, conoscono perfettamente che cosa significa convivere con altre persone; la convivenza, spesso e volentieri, non porta nulla di positivo (ricordiamo la nota pagina Facebook “Coinquilini di Merda” ) ma c’è da aggiungere il grandissimo vantaggio economico che la condivisione di un’ abitazione comporta.

Cohousing

Cohousing

Tutti noi sogniamo, con la conclusione degli studi, di trovare un buon lavoro e, finalmente, andare via di casa e poterne avere una propria.

Come tutti sappiamo, però, la crisi che sta attraversando il nostro Paese non ci permette di realizzare questo sogno con facilità.

Come unire, dunque, i vantaggi economici della convivenza e allo stesso tempo, salvaguardare la propria la propria privacy?

Si è di recente diffusa una nuova tendenza nell’abitare: il cohousing.

Il cohousing è una versione rinnovata delle case con cortili e ballatoi che fino a qualche tempo fa erano molto diffuse. Lo scopo di questo tipo di abitazione è mettere insieme persone che vogliono vivere in buona compagnia ma, soprattutto, che vogliono affrontare la crisi economica. Insomma, il principio è lo stesso che ha spinto molte persone (soprattutto studenti) al carsharing, capooling o a fare acquisti presso i mercatini dell’usato. Per capire meglio di cosa si tratta entriamo più nel dettaglio.

In queste abitazioni ogni persona possiede un alloggio privato, non condiviso con alcuno; ad essere condivisi sono altri servizi: cucine spaziose, lavanderie, spazi per gli ospiti e per i bambini.

Il cohousing è diffuso già da tempo in molti paesi dell’Europa dove, oltre ai servizi sopra elencati, ce ne sono altri che presto arriveranno anche nelle residenze italiane; molti cohousers europei posseggono, infatti, piscine, internet cafè, biblioteche, palestre e laboratori fai da te. Le abitazioni private sono generalmente più piccole del 15-20% rispetto ad una qualsiasi altra casa.

Tra i tanti vantaggi elencati, relativi alla condivisione e il conseguenziale risparmio economico, un altro si aggiunge a questi: l’impatto ambientale. Con il cohousing, infatti, avviene un risparmio energetico notevole e, soprattutto, lo sfruttamento di spazi comuni che consentono, così,  di non rovinare altre zone con l’edificazione.

Associare al cohousing all’adattamento o, per meglio dire, all’accontentarsi è un errore: abitare in questi luoghi non necessariamente porta a spostarsi in periferia; molti di questi complessi residenziali, infatti, si trovano proprio al centro delle città. Tra gli esempi che possono essere fatti, segnalo il Quayside Village di Vancouver in Canada e lo Swan’s Market di Oakland in California, un ex mercato dove le famiglie condividono una sala da pranzo e un luogo di incontro dove poter esercitare liberamente i propri hobbies.

Il cohousing, infatti, non coinvolge soltanto gente che vive sola ma anche famiglie: di solito questi complessi comprendono dalle 20 alle 40 famiglie che condividono spazi e che, soprattutto, si sostengono a vicenda. Pur avendo fatto, in precedenza, esempi relativi all’estero, non dimentichiamo che anche in Italia ci sono grandi esempi di cohousing.

Il primo cohousing italiano è nato due anni fa a Milano e prende il nome di Urban Village Bovisa, sorto in un ex fabbrica di tappi trasformata in un complesso di 22 appartamenti, loft e mansarde con garage, piscina e solarium, lavanderia, hobby room e depositi GAS (gruppi di acquisto solidale). Entro l’anno corrente è previsto il completamento del Cohttage, un cohousing di 20 appartamenti in un piccolo borgo rurale.

Nella ricerca di ulteriori informazioni, abbiamo scoperto l’esistenza di un sito dedicato proprio al cohousing italiano, visitabile attraverso questo link, dove viene data una spiegazione più dettagliata del fenomeno e della sua utilità. La cosa interessante di questo sito, è la conoscenza immediata e diretta del cohousing in Italia e le possibilità che ci sono di usufruirne nel nostro paese.

Per studenti ma, soprattutto, per neolaureati costretti ad andare via di casa, allontanarsi dal luogo natio (solitamente da soli) e avere poca liquidità con cui vivere, il cohousing è un ottimo compromesso: privacy assoluta, costi contenuti ma soprattutto tanta compagnia che garantisce ai cohousers di non sentirsi mai soli.

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