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23 marzo 2013

Vince la Piccola Sofia sui dubbi degli scienziati. La piccola Sofia riprende le cure “Metodo Stamina”. Il Parere del Dott. De Francesco

Dott. Franncesco De Francesco
Vince la piccola Sofia

Vince la piccola Sofia

Negli ultimi tempi, gli italiani si sono commossi dinanzi al dramma della piccola Sofia, bambina toscana affetta da leucodistrofia metacromatica, la quale, a causa di una serie di cavilli burocratici e giudiziari, rischia la vita.

Da circa un anno, i medici hanno diagnosticato alla piccola Sofia questa rarissima e straziante malattia, dando inizio al triste calvario della famiglia De Barros. Nel giro di poco tempo, i genitori, sono stati resi edotti sull’esistenza di un’unica strada da percorrere: quella relativa alle cellule staminali ed al Metodo Stamina del Dott. Vannoni. Un metodo che ha ottenuto risultati certificati da diversi istituti scientifici. Ma si tratta di una strada in salita.

In Italia, infatti, la Commissione Scientifica del Ministero della Salute ha espresso parere a dir poco negativo in merito alla terapia Stamina, dichiarando, al contempo, inagibile la struttura ospedaliera di Brescia presso la quale viene eseguita. A fargli eco sono l’Agenzia Italiana del Farmaco e la Procura di Torino. Ad ogni modo, grazie al contributo offerto da Giulio Golia delle Iene e da molti artisti ed intellettuali italiani, alla piccola Sofia sono state somministrate due iniezioni della terapia sperimentata da Vannoni.

Grazie a tali iniezioni, la piccola Sofia, ha avuto dei miglioramenti immediati e costanti. Ed è soprattutto in virtù degli evidenti e palpabili benefici offerti dal Metodo Stamina, che, oggi, l’Italia intera attende con impazienza che alla piccola Sofia venga fatta la terza iniezione: un’iniezione necessaria per la sua salvezza.

Ad ogni modo, di recente il Consiglio dei Ministri ha adottato un Decreto ad hoc che autorizza il ripristino dei protocolli di terapia relativi al Metodo Stamina, per i pazienti che abbiano già intrapreso le cure. Dunque,  la piccola Sofia, finalmente, potrà riprendere le cure ed iniziare un nuovo percorso di miglioramento.

Al fin di comprendere al meglio l’importanza delle cellule staminali ed, al contempo, la funzione terapeutica del Metodo Stamina del Prof. Vannoni, abbiamo deciso d’intervistare il Dott. Francesco De Francesco, Medico Chirurgo, Specialista in Chirurgia Plastica e Ricostruttiva e ricercatore volontario in tema di cellule staminali adulte da tessuto adiposo.

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 Dott. De Francesco, Qual è la Sua opinione in merito all’impiego delle cellule staminali?

Dott. Franncesco De Francesco

Dott. Franncesco De Francesco

“Il compartimento staminale, ormai identificato per ogni tessuto, è costituito da una sottopopolazione di cellule piuttosto rare, dotate della prerogativa esclusiva di autorinnovamento e di persistenza per tutta la vita nell’individuo. Tali cellule di solito mantengono le proprie caratteristiche di staminalità rimanendo confinate in nicchie anatomiche che ne garantiscono ed esaltano le capacità di autorinnovamento, ma sono anche in grado di allontanarsi dalla loro sede elettiva ed intraprendere un processo migratorio di crescita di tipo differenziativo che le porta a generare gli elementi differenziati, quelli che formano la maggior parte dei tessuti che compongono un organo.

Sicuramente, le cellule staminali rappresentano la medicina del futuro, una medicina assolutamente pionieristica in cui ancora tanto è da capire e da scoprire affinché queste possano essere utilizzate nella pratica clinica. Di fatto ad oggi, il trapianto di midollo osseo è a tutti gli effetti un trapianto di cellule staminali mesenchimali, quindi per alcune patologie è una terapia già lungamente utilizzata. Discorso a parte merita il trapianto di cellule staminali mesenchimali adulte, il cui utilizzo ad oggi è ancora sotto osservazione da parte della comunità scientifica. Sicuramente, nel futuro, si arriverà ad utilizzarle ma ad oggi la strada è ancora lunga”.

Che cosa ne pensa del Metodo Stamina? Per quale ragione, secondo Lei, La Fondazione Theleton, una delle principali charity italiane, si è schierata contro Vannoni e le staminali?

Davide Vannoni - Stamina Foundation

Davide Vannoni – Stamina Foundation

“In un’intervista a Repubblica, il prof. Vannoni spiega in cosa consiste la sua terapia: “utilizziamo le cellule staminali prelevandole dalla parte spugnosa dell’osso, dal bacino, e le lavoriamo in modo che abbiano una grande quantità di cellule progenitrici. Chiunque può donarle perché non c’è alcun rigetto. Ogni coltura ha 5 differenti tipi di cellule, ognuna con la sua funzione: le progenitrici sono le più importanti perché rigenerano i tessuti danneggiati, poi ci sono le immunoregolatrici che regolano il sistema immunitario, quelle che ricreano i vasi sanguigni, quelle che difendono dal sistema immunitario, e quelle antinfettive che combattono le infezioni. Per garantire la sicurezza del trattamento, le cellule sono testate 5 volte prime di essere iniettate, per verificare che non ci siano funghi batteri e contaminazioni”.

La vicenda Stamina potrebbe diventare un nuovo caso Di Bella, ma questo non è stato l’unico; ad esempio nel 1975 un medico austriaco iniettava cellule staminali in bambini con la sindrome di Down. Ad oggi mancano dati scientificamente validi che provino l’efficacia del metodo Stamina. Proprio per questo la scienza si è data delle regole per le sperimentazioni cliniche, a garanzia dei pazienti e della ricerca ed uscire dalle regole vuol dire mettere a rischio la salute dei pazienti e rischiare di non vedere l’eventuale efficacia della terapia.

Molti di questi concetti sono stati espressi anche da Telethon, che da anni è impegnata nella ricerca contro le malattie neurodegenerative e quindi vede nel metodo Stamina un danno alla credibilità della ricerca. C’è da affermare anche che, purtroppo, dietro queste grosse fondazioni si nascondono anche interessi privati che esulano dal campo scientifico. La ricerca non è privata, la ricerca deve essere effettuata nei luoghi pubblici e nelle università. E’ ridicolo che un ente privato riesca ad avere fondi di ogni genere mentre le università italiane sono allo sbando e rischiano di vedersi chiudere molti laboratori perché lo stato non è in grado di garantire la loro sopravvivenza, così come è ridicolo che molti giovani laureati sono costretti a rinunciare al loro sogno di poter effettuare ricerca sperimentale o clinica perché, allo stesso modo, non vi sono fondi per permettere loro di lavorare in istituti pubblici e molto spesso sono costretti ad andare all’estero o ancora peggio devo essere assunti da charity private che effettuano la ricerca con il solo scopo di poter “vendere” il loro farmaco oppure il loro protocollo”.

La piccola Sofia, purtroppo, è paralizzata a causa di questa rarissima malattia. Potrebbe esprimere un’opinione scientifica in merito alla Leucodistrofia Metacromatica?

Metodo Stamina

Metodo Stamina

“La leucodistrofia metacromatica è una malattia neurodegenerativa, caratterizzata dall’accumulo di solfatidi nel sistema nervoso e nei reni. Ne esistono diverse forme. La loro incidenza varia tra 0,5 e 1 su 50.000 casi. La forma più frequente è quella ad esordio nella tarda infanzia in cui il piccolo manifesta i primi sintomi nell’età in cui inizia a camminare, con ipotomia, difficoltà alla deambulazione, atrofia ottica e regressione motoria che precede il coinvolgimento mentale. La malattia progredisce nell’arco di pochi anni fino allo stadio della decerebrazione, con decesso entro i 5 anni dalla comparsa dei primi sintomi. Purtroppo ad oggi non è disponibile un trattamento specifico. Nei pazienti affetti dalla forma a esordio nella tarda infanzia deve essere preso in considerazione il trapianto di midollo osseo, prima della comparsa dei sintomi, al fine di stabilizzare il quadro neurocognitivo. Tuttavia, la sua efficacia non è garantita. Attualmente è in fase di studio la terapia enzimatica sostitutiva”.

In Italia, la legislazione sulle cellule staminali impone che siano stanziati fondi governativi per le ricerche soltanto a patto che queste non diano vita alla distruzione degli embrioni. Cioè, l’estrazione di cellule staminali da embrione umano è vietata dalla legge italiana, ma i centri di ricerca potrebbero acquistare embrioni all’estero ed impiegarli in Italia. Secondo Lei, è verosimile ipotizzare che la legislazione italiana in merito alle cellule staminali sia un po’ troppo retrograda rispetto al resto del mondo? Come giudica questa titubanza in merito alle staminali?

Ricerca

Ricerca

“Tralasciando la questione morale oppure etica, la ricerca sulle cellule staminali embrionali, non prevista dal nostro paese ma prevista in altri paesi, non ha una finalità terapeutica, in quanto la cellula staminale embrionale è dotata di un proprio HLA1 quindi laddove fosse impiegata nella pratica clinica, il paziente necessiterebbe di effettuare a vita trattamenti immunosoppressivi con la ciclosporina. Altro punto a sfavore della ricerca sulle cellule staminali embrionali, a mio parere, riguarda il fatto che essendo cellule molte “alte” ovvero molto indifferenziate da un lato sono più propense a sviluppare teratomi (quindi tumori) ma hanno un comportamento uguale a qualsiasi altra cellula staminale embrionale di mammifero, come ad esempio il topo. Pertanto, ad oggi la ricerca sulle cellule staminali embrionali ci fornisce solo informazioni di carattere teorico riguardo il differenziamento e la “costituzione” di un individuo adulto senza alcuna finalità terapeutica. Al contrario, invece, delle cellule staminali adulte che non necessitano di terapie immunosoppressive quando utilizzate, come si vede per il trapianto di cellule staminali da midollo osseo. Pertanto, ritengo che gli altri paesi hanno sprecato enormi risorse economiche per studiare un qualcosa che non ha finalità terapeutiche ma solo scientifiche. Io credo che i ricercatori italiani siano molto all’avanguardia per le conoscenze sulle cellule staminali adulte, peccato però che l’Italia non eroghi fondi statali a sufficienza per effettuare queste ricerche”.

Di recente, Nanni Costa, Presidente del Comitato trapianti del Consiglio d’Europa e dell’Iss, ha avuto modo di sintetizzare i punti salienti dell’ultima e fondamentale relazione sulle staminali redatta da Massimo Dominici, dichiarando che: “ il metodo Stamina è pericoloso per la salute perché ai pazienti è inoculato materiale biologico prelevato dallo stesso malato o da terze persone, con il rischio di contagio batterico e virale”. Dott. De Francesco, al di là dei suoi effetti apparentemente benefici, è verosimile ipotizzare che, in realtà, il Metodo Vannoni presenti anche degli effetti collaterali?

laboratorio di ricerca

laboratorio di ricerca

“Il problema non è che il metodo Vannoni presenta degli effetti collaterali, il problema è che le cellule staminali possono presentare dei problemi se non correttamente utilizzate o se non si conosce esattamente il loro comportamento applicato alla pratica clinica. Una teoria, oggi sostenuta da un numero sempre crescente di prove sperimentali, suggerisce che questo serbatoio di cellule, destinate a dividersi periodicamente durante tutta la nostra esistenza, costituisca terreno fertile per la trasformazione tumorale: infatti, per diventare cancerosa, la cellula deve accumulare mutazioni successive e quindi andare incontro a numerosi cicli di duplicazione del DNA; deve, in altre parole, poter contare su un’immortalità replicativa che è caratteristica delle cellule staminali, ma non delle cellule differenziate. Per questo motivo, si deve dare massima attenzione all’utilizzo delle stesse. D’altro canto è importante che vengano approntati trials clinici adatti affinché si ponga in essere il giusto monitoraggio scientifico e clinico dei pazienti eventualmente trattati con le cellule staminali. In ogni buon conto, non è pensabile che la legge vieti un cittadino di poter liberamente scegliere il tipo di trattamento convenzionale o non convenzionale che intende praticare per la propria patologia, sia che si tratti di un trattamento di tipo “compassionevole” o di un trattamento non scientificamente provato”.

L’opinione scientifica espressa dal Dott. De Francesco ha il pregio di porre l’accento sia sull’importanza della ricerca sulle cellule staminali, sia sui rischi connessi ad un loro utilizzo inesatto. Ad ogni modo, le cellule staminali rappresentano una speranza di vita per tutte le persone le quali, come la piccola Sofia, si trovano in una condizione in cui le attuali terapie non sono in grado di dare risultati soddisfacenti.

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