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13 aprile 2013

Effetti Marijuana e Cannabis: Rischi ed effetti marijuana sullo studio e concetrazione

Educare ad un divertimento sicuro

Marijuana e Giovani. Un binomio pericoloso. Effetti marijuana “nocivi” sullo studio

Droghe leggere e pesanti

Effetti Marijuana

Sballo, evasione, onnipotenza, facilità di socializzazione. Il sex appeal della “maria” è cosa nota e universalmente riconosciuta da chiunque, giovane o meno giovane, abbia mai fumato o conosciuto fumatori.

Ma quali sono gli effetti marijuana ? E quali sono gli effetti marijuana per chi studia o ho dedito ad attività di concentrazione ovvero che richiedono energie mentali ?

Come a solito, si tende a sottovalutare i rischi, anche importanti, connessi al consumo di cannabis.Come se l’etichetta “droga leggera”, autorizzasse un’altrettanto naturale quanto giustificata leggerezza rispetto a quella che, invece, è e rimane una droga ad alta concentrazione di sostanze psicotrope, quindi capace di agire sensibilmente sul sistema nervoso umano, alterando in un sol colpo umore, coscienza e comportamento dei soggetti. Specie in una fase delicatissima della crescita come quella scolare.

E la mitizzazione, che spesso tra giovanissimi va a braccetto con questa banalizzazione, non aiuta a dissipare la cortina di falsi miti che da tempo ormai imperversano in materia: la maria ti fa più bello, più interessante, ti fa sentire un leader, la maria cura il mal di denti, aiuta con le donne, migliora le prestazioni fisiche intime, elimina i dolori mestruali, risolve i problemi di autostima, i complessi ecc.

Di sicuro c’è che la cannabis ha un uso terapeutico, che regala attimi di rilassamento, disinibizione, eccitazione. Agevola l’accettazione del branco. Tampona le falle di una personalità fragile ed emotivamente fluida. Ma a che prezzo ci chiediamo? Quali sono gli inconvenienti per i tanti giovanissimi dediti allo spinello? Come cambia il rapporto con lo studio?

Studio Concentrazione e Marijuana

Studio Concentrazione e Marijuana

Tagliamo corto. Il binomio marijuana-studio non è sicuramente quella che si definisce un’accoppiata vincente. I suoi principi attivi agiscono fortemente sui meccanismi di ragionamento e sulla capacità di giudizio e decisione del ragazzo fumatore. Morale? La maria, quando l’uso diventa dipendenza, è spesso causa di comportamenti devianti  e disfunzionali. Tra le aree più interessate, infatti, troviamo la corteccia cerebrale, cioè la regione del cervello che presiede al linguaggio, alla vista e all’udito, ma anche l’ippotalamo e l’amigdala. Effetti dopanti che, nella sintomatologia comune, si traducono a livello cognitivo in demotivazione, apatia, disattenzione e, a livello fisico, in alterazioni del ciclo sonno-veglia, sbalzi d’umore repentini ed improvvisi, disturbi della memoria a breve termine, sonnolenza prolungata, difficoltà motorie, squilibri nella postura ecc..per cui anche tenere lo sguardo fisso sul prof, voltare pagina o temperare una matita può costituire in molti casi per il ragazzo dipendente uno sforzo titanico.

L’elenco ovviamente è assai più lungo: deficit della capacità menmonica, aggressività, disturbi del linguaggio e, peggio ancora, invecchiamento neuronale precoce e capacità cognitive destinate ad un rapido declino.

Basterebbe questo a mettere in riga i più temerari. Insomma, la mariujana è davvero “veleno” per una mente giovane e scattante? Gli esperti insistono di sì, ma c’è da giurare che in molti, ragazzi soprattutto, saranno convinti del contrario. Demonizzazione eccessiva o inevitabile prudenza specialistica dunque?

Il punto del Dott. Lugoboni – Per fare il punto sulla questione effetti marijuana, allora, e tentare una spiegazione più chiara e responsabile al delicato tema delle “droghe leggere”, abbiamo chiesto il parere del Dott. Fabio Lugoboni, Responsabile del Servizio di medicina delle dipendenze dell’Azienda ospedaliera di Verona nonché uno dei massimi esperti italiani ed internazionali in materia di cannabinoidi, già figura di punta della SITAB (Società Italiana di Tabaccologia).

Dott. Lugoboni. Secondo una relazione diffusa dall’Agenzia Europea delle Droghe oggi in Italia si usa più marijuana che in Olanda. Più precisamente siamo al 7° posto in Europa (col il 12%) per il consumo di cannabinoidi tra i ragazzi di età compresa tra i 14 e i 34 anni. Ma a crescere è anche il numero dei giovanissimi che coltivano marijuana in casa, in maniera amatoriale (l’autocoltivazione). Come si spiega questa eccezionale affermazione tra i giovanissimi? Quanto è facile nel nostro paese coltivare e spacciare marijuana?

Ogni paese ha le sue “preferenze”: anfetamine nel Regno Unito, Cocaina in Spagna, eroina nell’Est Europeo. La cannabis è transnazionale. Coltivare cannabis è facile, nonostante sia severamente punita. L’esperienza  una tantum della cannabis varia dal 10 % (Finlandia) al 25-30% (Danimarca e Regno Unito) rispetto all’intera popolazione adulta, con un buon numero di paesi che registrano dati attorno al 20% (Belgio, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Paesi Bassi e Spagna). A titolo di riferimento extraeuropeo, nel 2000 un’indagine condotta negli Stati Uniti tra i nuclei familiari ha rilevato un’esperienza una tantum di cannabis del 34% tra gli adulti (dai 12 anni in poi).  L’uso recente va dal 5% al 10% di tutti gli adulti. Dall’indagine condotta nel 2000 tra i nuclei familiari degli USA, è emerso che l’8.3% degli adulti (dai 12 anni in poi) aveva fatto un uso recente (ultimo anno) di cannabis. I giovani adulti segnalano chiaramente indici più elevati di consumo recente. Nella maggior parte dei paesi, il consumo recente di cannabis va dal 5% al 18% dei giovani adulti”. 

Ci descrive un po’ le sostanze contenute nella marijuana? Quali sono gli effetti marijuana psico-fisici connessi al suo consumo in una fase spesso “giovanissima” dell’esistenza (ictus e ischemie transitorie ad es.)?

I tetraidrocannabinoidi (THC) sono i derivati psicoattivi della Cannabis sativa, la pianta della canapa. Gruppo di sostanze ad azione sedativo-ipnotico-euforizzante. Si differenziano dagli allucinogeni (LSD, mescalina etc.) in quanto meno potenti dal punto di vista farmaco-tossicologico. A dosi moderate i THC determinano effetti simili a quelli dell’alcol e di altri sedativi.

A differenza dei farmaci sedativo-ipnotici però, a dosi maggiori possono produrre euforia e allucinazioni e intensificazioni delle sensazioni, cioè effetti simili ad una blanda esperienza con LSD. Gli effetti negativi sono a carico del SNC, piuttosto che a livello ischemico.”

Spesso i fumatori di marijuana sostengono che fumare canapa sia più “salutare” che non fumare sigarette e che essa anzi abbia effetti benefici sull’umore e sulla creatività del soggetto. Leggende metropolitane? Quando scatta al dipendenza e quali sono i rischi ed effetti marijuana ?

Possiamo distinguere, grosso modo, 2 popolazioni: che usa THC saltuariamente (caso in cui troviamo raramente conseguenze negative apprezzabili) e chi fuma sistematicamente. Questo ultimo gruppo va suddiviso ulteriormente tra: 1- chi lo fa per piacere (e sviluppa una dipendenza) e, 2- chi lo fa per auto curarsi perché affetto da una malattia psichiatrica insorgente, caso doppiamente complicato.”

Qual è la sua posizione rispetto all’attuale normativa in materia di droghe leggere? La nostra è una legge “che funziona” oppure andrebbero apportati dei correttivi? Il proibizionismo ha fallito come dicono? La legalizzazione può rappresentare davvero una soluzione, come si sente dire a più voci? Quali sono i pro e i contro di una normativa più liberalista?

Storicamente, il proibizionismo ha sempre fallito. Legalizzazione e liberalizzazione sono 2 cose diverse: la prima affronta il problema in modo pragmatico, realistico; la seconda, di fatto, è una specie di disinvestimento. Personalmente, sono favorevole ad una legalizzazione, posizione che ha visto, di recente, molti premi nobel prenderne le difese. La legalizzazione si pone l’obiettivo di sottrarre la “clientela” alle narcomafie, sapendo che i sequestri di polizia riguardano solo una minima parte del traffico.”   

Dipendenza Marijuana

Dipendenza Marijuana

Come si esce dalla dipendenza? Quali sono le strategie più efficaci da seguire? Sia dal punto di vista del recupero medico che della riabilitazione psicologica del soggetto dipendente da marijuana.

La domanda di assistenza medica è molto limitata nei cannabinoidi. I dati ministeriali sono ingannevoli perché riguardano una moltitudine di giovani soggetti a problemi di guida, quasi sempre non interessati ad una cura effettiva. Spesso , nei giovanissimi, l’uso pesante di cannabis si accompagna a disturbi psichiatrici gravi. Se nasca prima l’uovo o la gallina non è ancora chiaro. Di sicuro, tra tutte le droghe, l’uso pesante di cannabis è la più “psichiatrizante”. “

Cosa suggerirebbe ad un ragazzo “dipendente” che volesse compiere il primo passo verso la disintossicazione? E cosa direbbe, invece, per convincerlo a smettere?

“La cannabis, caso unico, ha subito un giudizio politico; leggera per la sinistra, pesantissima per la destra, che l’ha usata per scopi meramente elettoralistici; un’idiozia, in entrambi i casi: ingiusta nel primo caso, miserabile nel secondo”.

“La cannabis è la meno droga di tutte, se somministrata ai topi, in laboratorio, ma una volta instauratasi una dipendenza (avviene in una minoranza) dà origine a quadri psichiatrici complessi, ad astinenze lunghe e gravose, caratterizzate da grave irritabilità ed esplosioni di rabbia. Niente di rassicurante.”

Matteo Napoli

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