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29 aprile 2013

Mai più un bambino. Convegno Mai più un bambino il 9 Maggio a Milano

Il prelevamento coatto dei bambini di Salerno, come quello di Cittadella di un anno fa, sono solo le bandierine segnalatrici di un’emergenza sociale: la gestione e l’affidamento dei minori in Italia.

Infatti, una recente indagine della regione Piemonte ha affermato: «È ormai evidente che il recupero della genitorialità, inteso come azione di promozione e sostegno della famiglia, non sia oggi tra le priorità di intervento e azione del Tribunale dei minorenni né dei Servizi sociali. Se è evidente che dietro la torta di oltre 43 milioni di euro vi siano degli interessi economici di alcuni e si verificano casi in cui chi è chiamato a controllare lo stato dei minori in comunità è al tempo stesso consulente della comunità, il dato più grave è che ogni anno il 70% dei minori allontanati avrebbe potuto rimanere con i propri genitori.» Dietro queste fredde cifre ci sono migliaia di bambini che soffrono e piangono rinchiusi in una struttura residenziale sebbene vogliano la loro mamma e il loro papà.

Il libro Mai più un bambino,  Armando Editore, scritto da Antonio Guidi, Vincenza Palmieri e Francesco Miraglia, denuncia questa situazione divenuta ormai intollerabile nel cuore della “civile” Europa del ventunesimo secolo. Il libro Mai più un bambino propone anche delle soluzioni. Le motivazioni di questo scandalo che vengono descritte nel libro Mai più un bambino sono parzialmente economiche: un bambino in casa famiglia “frutta”  dai 100 ai 400 euro al giorno come sintetizzato magistralmente da uno degli autori, l’onorevole Antonio Guidi, in un recente convegno a Trento: «Vale più un chilo di bambino di un chilo di eroina.»

Ma parte del problema risiede anche nei servizi sociali e nella magistratura, come afferma il Giudice del Tribunale dei minori di Bologna Francesco Morcavallo nella postfazione del libro: «Eppure, a fronte delle criticità di un servizio sociale disfunzionale ed attestato su modelli operativi pre-ottocenteschi, dovrebbe soccorrere la garanzia giurisdizionale in ordine all’applicazione dell’articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Ancora una volta, però, alla chiarezza del dato ordinamentale si contrappone una prassi applicativa anomala, caratterizzata dall’assenza di vaglio giurisdizionale, dall’omissione di qualunque forma di istruttoria diversa dal recepimento delle relazioni psico-sociali, nonché dalla delega di poteri enormi ed abnormi (addirittura ispettivi e di coercizione terapeutica) all’amministrazione assistenziale, con la conseguente esclusione di tutte le garanzie del giusto processo contemplate nella Costituzione e nell’ambito della normativa e della giurisprudenza sovranazionali.»

La stampa sta iniziando ad occuparsi di questi casi che sono sempre più assurdi e kafkiani. E la maggiore sensibilità dell’opinione pubblica e della stampa è indice del malessere profondo della “giustizia” minorile. Si è creato un corto circuito istituzionale per cui, tramite valutazioni soggettive ed opinabili, psichiatri, psicologi e assistenti sociali possono indurre il Tribunale dei minori a prendere provvedimenti drastici e drammatici, sottraendo i figli alla famiglia, collocandoli nelle comunità, mettendoli poi sotto indagine, analisi e quant’altro. E la famiglia, nella maggioranza dei casi, è totalmente impotente di fronte a questo sistema. Tutti questi casi, eclatanti o meno, hanno due denominatori comuni: la sofferenza dei minori e l’inadeguatezza delle istituzioni.

Nel prossimo convegno Mai più un bambino lontano dalla sua famiglia: è possibile?, che si terrà il 9 maggio alle ore 17.30 presso la Società Umanitaria Salone degli affreschi di via D’Averio 7 a Milano, gli autori del libro Mai più un bambino ed altri relatori analizzeranno la situazione, le criticità e le soluzioni. Questo convegno sul libro Mai più un bambino è d’obbligo per tutti quegli operatori, assistenti sociali, professionisti e cittadini che vogliono accettare la sfida della famiglia moderna per risolvere casi complessi e delicati senza il trauma dell’allontanamento coatto dei bambini.

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