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13 aprile 2013

Marijuana e Giovani. I maggiori consumatori di marijuana e giovani coltivatori di cannabis sono studenti

Marijuana e Giovani. Un binomio che oggi fa tendenza. Studenti italiani tra i più “sballati” d’Europa. 

Santi, poeti , navigatori e ora anche primatisti continentali relativamente al consumo di droghe leggere:  hashish, cannabis e soprattutto lei, la marijuana o più semplicemente  la “maria” (canna, erba, spinello, fumo ecc. i nomignoli alternativi più gettonati), dal 2001 ad oggi la sostanza psicotropa più amata dagli italiani. Senz’altro la più popolare tra i giovanissimi. Tant’è che attualmente a farne uso è l’12% circa della popolazione dello Stivale.

Di più. Secondo quanto dichiarato in tempi recenti dall’Osservatorio Europeo delle Droghe e delle Tossicodipendenze (OEDT), in Italia si fumerebbero più spinelli che nell’Olanda dei coffee shop.

La più amata dagli Italiani. Marijuana e Giovani protagonisti del boom – Un boom in piena regola, quello fatto registrare dai fiori della canapa indiana nell’ultimo decennio e popolazione dei fumatori abituali praticamente raddoppiata, e con una progressione che certo non tende ad attenuarsi (dai quasi 2 milioni del 2001 si è passati ai 3 milioni e 800 mila attuali).

I picchi più allarmanti riguardano, tanto per cambiare, i nostri ragazzi. Minorenni ed adolescenti in testa. I giovani fra i 18 e i 24 anni, insomma, hanno meno problemi con le droghe storiche, ma ne hanno di più quelle leggere, cannabis e derivati su tutti. Lo rende noto l’Osservatorio delle Droghe, che, in un’indagine apparsa nel decimo Rapporto Nazionale sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza , fa sapere che il consumo di cannabis e marijuana tra i ragazzi d’età compresa tra i 12 e i 15 anni ha ormai raggiunto una percentuale inquietante: circa il 42% dei nostri ragazzi farebbe, cioè, uso “regolare” di canne o spinelli.

Di questi quasi il 40% afferma di fumare dovunque capiti. Uno scenario “apocalittico”, che non risparmia neppure la scuola. Specie le superiori, dove reperire “maria” è sempre facile, se è vero com’è vero che oggi circa 80mila ragazzi in età scolare consumano abitualmente erba e circa 150mila ne fanno uso combinato con altri stupefacenti (hashish soprattutto).

Ricreazione e pausa pranzo i momenti preferiti, stando alla statistica, ma in generale anche un normale bisogno fisiologico o uno stop al distributore  possono rappresentare attimi di  “trasgressione” sublime.

Marijuana e Giovani consumatori medi oggi – Ma a cambiare negli ultimi anni è anche il profilo del consumatore medio, che non è più né lo studentello emarginato, proletario, politicamente attivo degli anni ’80 e nemmeno il figlio di papà, agiato ed annoiato dei magnifici anni ’90. Oggi il fumatore di maria “tipo” è il “ragazzo qualunque”, quello del fai-da-te, lo smanettone autodidatta che impara da mamma esperienza e, soprattutto, da papà Internet.

Non si contano più, infatti, i siti dedicati, che, oltre a vendere i classi kit da produzione domestica, trovano anche il tempo di dispensare agli “esperti in erba” preziosi consigli sulle tecniche di coltura più diffuse e redditizie. La migliore?  L’idroponico, ossia la coltivazione in piccoli vasi d’acqua, assicurano i guru.

Marijuana e Giovani produttori in autocoltivazione amatoriale – Perché l’autocoltivazione?  Facile. Anzitutto i costi. Il prezzo medio di questi kit oscilla dal centinaio d’euro per quelli più elementari ai 400-500 euro per quelli più impegnativi e sofisticati (lampade alogene, fogli riflettori argentati, teloni, fertilizzanti, soluzioni a Ph neutro, nebulizzatori d’acqua, bombole per l’arricchimento dell’aria di anidride carbonica per accelerare la fotosintesi ed ottenere una crescita record ecc). Per le sementi “femminizzate”, invece, i prezzi (semplificando) non vanno oltre i 25-30 euro. Pochi ingredienti,  una stanzetta-laboratorio (un garage a limite), pollice verde e il gioco è fatto: sei un “grower”, in poche parole un “coltivatore in proprio” di cannabis.

Cosa dice la legge? – A normare la spinosa materia nel nostro Paese è come sappiamo il criticatissimo Decreto Fini-Giovanardi n.49 del 2006, che, sulla base di una sostanziale equiparazione tra pene per droghe leggere e droghe pesanti, fissa precisi limiti ai quantitativi di principio attivo assumibile entro cui l’uso è permesso senza che si configurino illeciti amministrativi. Accusata a più voci di proibizionismo becero e di criminalizzazione ingiustificata dei consumatori di canapa, la legislazione vigente prevede, a seconda dei casi, diverse ipotesi di gravità e diverse sanzioni comminabili: si va dalla semplice convocazione dal prefetto che con atto formale invita il soggetto ad interrompere l’assunzione della sostanza fino alla sospensione/ritiro della patente, del passaporto o di eventuali porto d’armi e permesso di soggiorno. Lo spaccio è, invece, punto per le piccole dosi da 1 fino a 6 anni di reclusione. Da 6 a 20 qualora i quantitativi fossero più ragguardevoli.

Marijuana e Giovani tra proibizionismo e legalizzazione – Più nebulosa sotto il profilo interpretativo la questione dell’uso personale”. Una sentenza della Corte di Cassazione del gennaio 2007 sembrava aver stabilito una volta per tutte che la coltivazione in proprio di un modesto numero di piantine di marijuana non configurasse reato in quanto equivalente alla detenzione per uso privato (“soglia legale” fissata a 500 mg di cannabis, pari a 5 grammi lordi e a 15-20 assunzioni). Al di sopra dei limiti massimi stabiliti dalle Tabelle delle sostanze stupefacenti e psicotrope – Ministero della Salute, si configura per il possessore il reato di spaccio. Questo finché un’altra sentenza, datata 10 gennaio 2008, non ha esteso la punibilità alla coltivazione latu sensu.

L’unica concessione riguarda l’uso terapeutico del fiore della canapa, a condizione che la prescrizione di farmaci a base di cannabinoidi avvenga solo ed esclusivamente per stringenti necessità mediche.

Una legge da abolire secondo molti. Sebbene i passi verso la legalizzazione si moltiplichino anno dopo anno. L’ultimo il 31 gennaio di quest’anno, quando una storica sentenza della Cassazione ha dichiarato “penalmente irrilevante”  il consumo di gruppo di stupefacenti per le ipotesi di “mandato all’acquisto” e di “acquisto comune”. Se non c’è cessione, cioè spaccio, ed ognuno consuma la sua dose “individualmente”, il fatto non è sanzionabile sotto il profilo legale.

I perché di questa tendenza tra giovani e studenti. La storia di Umberto, coltivatore “indoor” di marijuana, ex studente liceale,  oggi grower a tempo pieno. Un coltivatore “amatoriale” di cannabis, “parzialmente pentito” si definisce, che, a scanso della giovane età (25 anni), vanta già a curriculum un precedente per spaccio.

Come è iniziata la tua storia di studente fumatore di marijuana?

“Molto presto.  A 15 anni, quando all’uscita di scuola ho cominciato a frequentare alcuni ragazzi più grandi che già fumavano erba da tempo. Molti già li conoscevo, erano popolarissimi a scuola. Tutti ripetenti “scoppiati” che passavano la mattina buttati sui motorini. Non erano tanto più grandi di me, ma sembravano molto più maturi. Erano sempre circondati di ragazze, non avevano paura di rispondere ai prof, facevano quello che volevano.  Avevamo pochi anni di differenza, ma paragonato a loro sembravo un bambino. Forse volevo sentirmi più grande, forse era la curiosità di trasgredire, non so dirti bene, ero molto timido sì, ma non è che tutti quelli che fumano spinelli devono essere per forza degli infelici con una storia tragica alle spalle. Si inizia anche per il gusto dell’avventura, per noia, per cercare la complicità del branco, per fare colpo sulla ragazzetta senza arrossire troppo, per fare lo spericolato che ride in faccia ai problemi, alla vita. In più sei pieno di amici, ti senti ammirato, anche se non dura per sempre. Dopo poco sei solo. Tu e la fama di fattone che ormai ti sei stampato in faccia”.

Questo come ha influito sul tuo rapporto con lo studio? Com’è cambiata la tua vita scolastica e sociale? Cosa ti dicevano i tuoi amici e cosa, invece, i prof?

“Be’ i miei compagni di classe mi vedevano come uno tosto. Frequentavo ragazzi più grandi, volevano consigli da me, sapere cosa si provava, che insegnassi anche a loro a fumare erba, che li presentassi ai miei amici fighi…cose così. Da che ero una specie di anatroccolo imbronciato, mi sono ritrovato ad essere il bullo della classe. Brillante, indisponente. Davo del tu ai prof, le ragazze mi chiedevano di uscire… mi piaceva. Mi sentivo accettato, rispettato e un po’ anche invidiato. I prof avevano notato che c’era qualcosa di strano. Non che fosse difficile. Ero sempre distratto, assente…spesso dormivo sul banco, perché la notte non mi riusciva più di chiudere occhio, non facevoniente: compiti a casa, in classe, niente…alle interrogazioni prendevo tutti per il c. La classe ormai era diventata ‘na specie di palcoscenico. La mattina mi alzavo giusto per non sentire mia madre. Poi entrava in classe a fare lo show. Premesso, non sono mai stato una bomba a scuola, ma non ero neppure un cretino. Mi difendevo bene, ecco. Ma poi chiaramente, quando ti sballi la vita ti si incasina ed è difficile mantenere la routine. La media è crollata di schianto e m’hanno bocciato, giustamente aggiungo. So’ stato mesi senza andare a scuola, ma anche quando c’ero colla testa stavo da un’altra parte. Dopo la bocciatura ho provato a recuperare, ma non c’aveva più le energie. Non tanto fisiche, ma mentali. Non c’avevo manco più voglia di vedere gli amici di scuola. Anche perché la simpatia alla lunga finisce, poi diventi il “bruciato” della situazione, lo zimbello e tutti ti mollano perché sei la pecora nera.

Sempre più ragazzi oggi in Italia fumano erba. Perché? Come ti spieghi questa incredibile affermazione della “maria”?

Oggi avvicinarsi alle droghe leggere è un attimo. Hashish, cannabis, marijuana le trovi praticamente dovunque, facilmente (piazzetta sotto casa, “take -away” ai semafori o all’incrocio, va molto anche il porta a porta sai?). I prezzi fanno ridere, bastano i soldi di una paghetta. Specie quando hai imparato a coltivare da te, è uno scherzo. Purtroppo. Non devi manco rischiare di uscire a  comprare. Tutto quello che so’ sulla maria l’ho imparato 30% in strada e 70% a casa, dietro la tastiera. Anche un bambino, se vuole, può diventare un coltivatore diretto di maria. Se hai la pazienza di “studiare”, cercare sui siti tecniche di coltura, semi, ecc in poco tempo sei un maestro.  Di sicuro quando ho cominciato a fumare io ti guardavano ancora come un’eccezione, perché l’erba non era diffusa come oggi. Ti dovevi ingegnare per trovarla, procurarti l’occorrente…mò lo fanno tutti i ragazzi. Io andavo da mia nonna a piantare di nascosto perché manco sapeva cos’erano quelle foglie a stella, dicevo che erano per un lavoro di scienze che dovevamo fare a casa (ride)…palle così, ora ci sono ragazzini che a 15 anni sono già dei piccoli chimici, li vedi nei garage colle lampadine e l’innaffiatore che chiamano le piantine per nome (ps: l’ho fatto anche io).”

Marijuana e giovani a Scuola. Il grande boom della marijuana tra gli studenti del nostro paese non è certo passato inosservato alle istituzioni scolastiche e, nello specifico, ai tanti docenti che ogni giorno si ritrovano, tra dispiacere ed impotenza, a confrontarsi direttamente con una gioventù sempre più a disagio con se stessa , e che, proprio per questo, vorrebbero fare di più per i loro ragazzi.

Come la professoressa Rosa Napoli, docente di Italiano e Latino di lungo corso, che non può fare a meno di leggere il successo della cannabis tra i nostri studenti e della affermazione del binomio marijuana e giovani come l’effetto di una più generale crisi di identità di una generazione “sfortunata”:

Non ci si può aspettare tutto dalla scuola. La prima educazione avviene giocoforza in famiglia. Perché anche le famiglie sbagliano, anche se molto spesso preferiscono scaricare sulla scuola l’onere di “raddrizzare” i ragazzi. Durante la mia esperienza di docenza, mi sono spesso confrontata con ragazzi fumatori e consumatori di cannabis, avendo spesso insegnato in periferia. Ragazzi che fumavano in classe, che passavano intere giornate a dormire sui banchi, che mi lanciavano risolini e occhiatine ebeti.

Si trattava quasi sempre di ragazzi con vissuti difficili, non che questa condizione sia vincolante. Fumano anche il figlio dell’avvocato, del dottore ecc…anzi soprattutto loro (ride)! Un desiderio di scoperta e di trasgressione è fisiologico in un’età delicata come quella scolare,  ma la scuola non può né deve accettare questa deriva.

Dobbiamo educare i ragazzi a formarsi anzitutto come individui sani, in tutti i sensi. Lucidi e consapevoli delle proprie azioni. È quello che dico sempre ai miei ragazzi, coi quali discuto spesso di problemi di attualità, proprio per avvicinarmi meglio ai loro bisogni e ai loro complessi. Le canne non risolvono nessun problema, lo nascondono o a limite lo rimandano. Noi aiutiamo i ragazzi a “pensare”, a costruire una personalità innanzitutto, e la personalità si costruisce attraverso l’educazione. Ho sentito di tutto dai mie studenti, per i quali spesso faccio da “psicologa”…che fumano per sentirsi più forti, più sicuri, più spigliati colle ragazze, più ribelli nei confronti dei genitori. Addirittura dicono che li aiuta a studiare meglio! Che cretinata! Ma questa forza “autosuggestiva” che pensano provenga dalla marijuana si può ottenere davvero, attraverso quella tensione che si chiama “consapevolezza” , che solo la scuola può incoraggiare in maniera strutturata e matura. Dobbiamo educare i ragazzi all’attenzione, all’ascolto, valorizzare le loro capacità di apprendimento e ragionamento. Basta questo per capire che le droghe, leggere e pesanti che siano, sono “nemiche giurate” di una mens sana in corpore sano, come dicevano i latini. 

L’educazione è la forma di prevenzione più potente in una società civile. Poi se uno vuole fumare marijuana, ok. L’importante è che sappia cosa sta facendo. A 15 anni sicuramente no, né a scuola né  altrove. Nella vita esistono le debolezze, ma anche scegliere un vizio è una scelta razionale. Ci vuole maturità anche in questo”.

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